FOCUS – Southampton, dal fango alla gloria: l’importanza di essere squadra

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southampton champions league

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“Chelsea has Diego Costa, City has Agüero, Arsenal has Sánchez, United has Di María… and Southampton has a team.

Si può riassumere così, con questa frase, l’andamento della stagione 2014/15 della Premier League fino a questo momento. Già, perché se da una parte a farla da padrone ci sono le solite superpotenze del campionato, trascinate da campioni e fuoriclasse in grado di risolvere le partite da soli, dall’altra, a “combatterle”, c’è una realtà sempre più in ascesa che si sta ritagliando il proprio meritato spazio a suon di buone prestazioni fondate sul gioco di squadra e su un gruppo sempre più solido.
Stiamo parlando del Southampton Football Club, club del sud dell’Inghilterra guidato dal manager olandese Ronald Koeman, autentica rivelazione di questa stagione e attualmente terza forza del campionato inglese, capace di stupire tutti i tifosi e gli addetti ai lavori grazie al suo bel gioco e al suo spirito di squadra.

Nulla di sorprendente, verrebbe da dire. Ogni stagione, di anno in anno, porta con sé le proprie rivelazioni e i propri flop. Ma la storia dei Southampton è diversa, perché questa squadra che si sta ritrovando a lottare per un piazzamento in Champions League non più di tre anni fa militava in Football League Championship e veniva da anni bui, relegata nelle serie inferiori del calcio d’oltremanica, con un paio di apparizioni in Football League One (l’equivalente della nostra Lega Pro italiana).
Come può, una società, passare nel corso di pochi anni da un campionato di terza divisione a lottare per entrare nell’Europa che conta? Per farlo, i Saints sono dovuti passare attraverso non poche difficoltà, dai vari cambi di proprietà dettati delle difficoltà economiche alle cessioni illustri sul mercato, ma quel che pare certo è che i recenti anni bui invece di affossare la piazza la hanno invece forgiata, preparandola ad affrontare al meglio il futuro.

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UN DECENNIO DIFFICILE – È il 15 Maggio 2005 quando il Southampton guidato da Harry Redknapp saluta la Premier League dopo ventisette anni di permanenza per retrocedere in Championship, a seguito di un campionato deludente culminato con la sconfitta per 1-2 contro il Manchester United nell’ultima giornata di campionato. È l’inizio di periodo buio per i Saints, che durerà quasi un decennio: le sempre più crescenti difficoltà economiche e i continui cambi di allenatore cambiano drasticamente il destino della società biancorossa, che si ritrova così a preoccuparsi per il proprio presente e futuro più che ad una rapida risalita nella massima serie.
La permanenza in Championship dura più del previsto, per concludersi con un epilogo ancor più amaro: al termine della stagione 2008/09, reduce da una pessima stagione tormentata da vari avvicendamenti in panchina e gravi problemi societari, la squadra non riesce ad evitare la retrocessione in League One, ma c’è di più: dopo un burrascoso cambio di proprietà e il rischio bancarotta sempre più concreto, la società entra in amministrazione controllata, motivo che spinge la Football League a sanzionare il club con 10 punti di penalizzazione da scontare nel corso della stagione successiva. Il Southampton si ritrova così a giocare in terza divisione per la prima volta dal 1960, con l’ulteriore peso dei punti di penalizzazione.

DI NUOVO IN MARCIA – Paradossalmente, per il club, il peggio volge al termine proprio nel momento più nero della storia recente. L’8 Luglio 2009 la svolta: il Southampton Football Club viene acquistato da Markus Liebherr, 61enne magnate svizzero proveniente dal campo dell’ingegneria e delle costruzioni con un patrimonio di svariati miliardi a sua disposizione. Grazie alla nuova proprietà, la società trova così la tanto desiderata stabilità economica, che tanto aveva messo in difficoltà il club negli ultimi anni, potendosi così concentrare esclusivamente alle attività “sul campo” e alla risalita verso la Premier League.

È l’inizio di una nuova ciclo per i Saints. Archiviata la prima stagione in League One in cui alla guida di Alan Pardew non riusciranno ad andare oltre al settimo posto a causa dei 10 punti di penalità, nella stagione successiva, 2010/11, sulla panchina dei biancorossi arriva Nigel Adkins, il quale centrerà immediatamente la promozione in Championship e successivamente, nella stagione 2011/12, il definitivo ritorno in Premier League dopo sette anni di assenza.
Il ritorno nella massima categoria, però, è tutt’altro che casuale: grazie ad una gestione oculata e scelte di mercato lungimiranti, in quel di Southampton si comincia così a formare un gruppo sempre più solido, formato da giovani talenti dal futuro brillante e giocatori di ottima qualità, che contribuiranno a solidificare il futuro del club attirando su di loro le attenzioni dei grandi club d’Inghilterra.

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LA TURBOLENTA ESTATE 2014 – Le prime due stagioni dei Saints in Premier League dopo la promozione scorrono con relativa tranquillità, con un quindicesimo posto nel 2012/13 ed un ottimo ottavo posto nel 2013/14, guidati dal nuovo tecnico Mauricio Pochettino. Forti del soddisfacente piazzamento ottenuto, il club getta così le basi per una stagione ancor più radiosa, grazie anche ad una rosa di qualità in cui spiccano molti giovani talenti in ascesa, quali Adam Lallana, Rickie Lambert, Morgan Schneiderlin, Luke Shaw e Calum Chambers.
La sorpresa, però, è dietro l’angolo. Come detto, i buoni risultati e gli ottimi giocatori in forza al Southampton non sono passati inosservati agli occhi dei club più prestigiosi d’Inghilterra, ed è così che nella finestra di calciomercato dell’estate 2014 in casa Saints avviene una piccola rivoluzione calcistica: i maggior talenti del club lasciano la squadra, smantellando quasi completamente quella che era la formazione titolare. Lallana, Lambert e Lovren volano in direzione Liverpool, il giovane Shaw approda alla corte del Manchester UnitedChambers e Ramirez passano rispettivamente all’Arsenal e all’Hull City, Osvaldo viene girato all’Inter in prestito. Non solo i giocatori, ma anche l’allenatore lascia il suo posto, con Mauricio Pochettino che va ad accasarsi al Tottenham Hotspur.
La delusione della tifoseria è presto servita, orfana dei propri talenti e con una rosa ridotta ai minimi termini, e con un progetto tecnico ormai alle corde il futuro del club torna ad essere incerto.

ARABA FENICE – Nel momento di maggiore turbolenza e incertezza, però, a venire in salvezza dei Saints ci pensa tutta la competenza e la lungimiranza della dirigenza biancorossa. Con una rosa quasi completamente da ricomporre, e circa 120 milioni di sterline derivati dalle cessioni operate, si attiva così il mercato in entrata del Southampton: dal Feyenoord arriva il nuovo tecnico Ronald Koeman, che a sua volta porta con sé l’attaccante italiano Graziano Pellè, dal Salisburgo e dal Twente arrivano le talentuose ali Sadio Mané e Dušan Tadić, dal Celtic il portiere Fraser Forster, dall’Hull City e dal Chelsea l’attaccante Shane Long e il terzino Ryan Bertrand e dall’Atletico Madrid il difensore Toby Alderweireld.
Al termine del mercato, tra cessioni ed acquisti, la rosa del club ne esce a dir poco rivoluzionata. Con la stagione 2014/15 alle porte, si crea così un aria di grande curiosità intorno a Koeman e al suo nuovo gruppo. Riusciranno i nuovi Saints a replicare gli ottimi risultati della vecchia gestione o l’eccessivo rivoluzionamento della squadra non porterà risultati utili in tempi brevi?

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FATTORE “CHAMPIONS” – DALLA CHAMPIONSHIP ALLA CHAMPIONS LEAGUE – All’avvio della nuova stagione a venire premiata è ancora una volta l’ottima gestione del club da parte della dirigenza dei Saints. Il nuovo gruppo è un successo, i nuovi acquisti, affiancati dai pochi veterani rimasti, si rivelano ampiamente azzeccati, guidati dall’abile gestione del tecnico Koeman. L’attaccante italiano Pellè si rivela il nuovo bomber della squadra, Mané e Tadic ali di grande talento, FonteSchneiderlin due pedine fondamentali.
Durante l’autunno, il Southampton arriva così a viaggiare in campionato con un passo da grande squadra, ritrovandosi non solo in piena zona Champions League, ma addirittura al secondo posto alle spalle della capolista Chelsea. Solo un piccolo calo nel mese di Dicembre farà arretrare i Saints al quarto posto, calo però dal quale si riprendono prontamente grazie al loro spirito di squadra e alla forza di rimanere uniti, riuscendo poi nell’impresa di vincere i due scontri diretti contro Arsenal e Manchester United riconquistando così il terzo posto in classifica.

Il calcio giocato dagli uomini di Koeman è di gradevole qualità, e lo status di “squadra rivelazione dell’anno” è ampiamente meritato. Tutto questo grazie alla forza di un gruppo apparso fin da subito molto solido e coeso, nonostante la rivoluzione avvenuta in estate, che di domenica in domenica scende in campo giocandosi le sue carte e trovando la forza di vincere proprio nella sua unione, contando solo sui propri mezzi, non in qualche fuoriclasse strapagato al quale basta una giocata per far vincere la partita alla sua squadra.
Dove arriverà il Southampton a fine stagione non possiamo prevederlo, ma siamo certi che gli uomini in bianco e rosso potranno dire la loro fino all’ultima partita del campionato per conquistarsi un posto nell’Europa che conta.

Per una squadra che arriva da tanti anni difficili nelle divisioni inferiori del calcio inglese è già un grande traguardo il solo poter lottare, al pari delle grandi squadre, per un obbiettivo così importante, se poi la “favola” è romantica e genuina come lo è quella dei Saints in questo caso, possiamo solo augurarci che la loro marcia continui per molto tempo ancora, portandoli il più lontano possibile…