TOFFEES CORNER – All’ultimo respiro

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Bentornati amici Evertonians e amici di PassionePremier.com!

L’avevamo detto che sarebbe stato un gennaio durissimo, ora sappiamo che è anche freddo come pochi altri. Ci eravamo lasciati dopo la sfida di FA Cup contro il Dag&Red, ci ritroviamo qui ora a commentare altri due match. Mercoledì sera è stata la volta di andare a Manchester, all’Etihad Stadium, per continuare la disfida mensile contro il Manchester City. Dopo l’andata di Capital One Cup, in cui abbiamo strappato una vittoria preziosa, l’Everton non riesce a ripetersi ma sfodera ugualmente una prestazione di prestigio condita da un pizzico di fortuna.

Rispetto all’undici titolare sceso in campo a Goodison Park contro i Citizens in coppa, la formazione del campionato prevede tre novità. Innanzitutto Robles, portiere di coppa, fa spazio a Tim Howard tra i pali. In avanti, Cleverley viene risparmiato e viene “provato” Osman in posizione di ala mancina, mentre più interessante è l’esperimento in difesa, dove con Coleman ai box, si è optato per inserire tre centrali su quattro componenti del reparto arretrato: Stones, il rientrante Jagielka, Mori e Baines.

Nove minuti e si inizia a soffrire, con Sterling che con un bel passaggio trova De Bruyne, il cui tiro però esce a lato di un soffio. Dieci minuti dopo tocca a Yaya Tourè battere di testa a botta sicura ma trova Howard a negargli la gioia del gol. Alla mezz’ora è invece Osman a mettere paura alla retroguardia sky blue, inseguendo un cross di Lukaku senza però riuscire a chiudere bene la conclusione che esce di poco a lato. Il primo tempo si apre con una progressione di Lukaku che, se non fosse stato disinnescato dalla difesa del Manchester City, avrebbe potuto metterci in condizioni di parlare di un altro tipo di gara. Da qui in poi è un assolo del Manchester, con Aguero che per ben due volte, tra il 60esimo e il 70esimo deve ingoiare un amaro boccone a forma di Tim Howard che, con due parate sensazionali, nega al Kun l’iscrizione nel tabellino dei marcatori. Al 90esimo Lukaku ci prova ancora ma è fuori, e lo 0-0 va bene, forse non va così bene al City ma non stiamo parlando di loro. La prestazione forse è stata scialba, non particolarmente incisiva, ma giocando ogni tre giorni è possibile qualche calo di concentrazione, se non porta disastri.

Disastro che invece è successo sabato, quando la squadra di Mister Martinez si è recata a Fulham Road, a Londra Sud, in casa del Chelsea. Ulteriori novità nel 4-2-3-1 di Martinez, con StonesJagielka a comporre la coppia di centrali difensivi e sugli esterni Baines e Oviedo. I due mediani sono l’ormai affiatata coppia BarryBesic, mentre i tre a supporto di Lukaku sono Lennon, Barkley e Mirallas. Il primo tempo l’ho pure visto ma non ricordo nulla, a parte un volo di Courtois al 40esimo per disinnescare un tiro malizioso di Mirallas, ambizioso di dimostrare che non è proprio il giocatore che merita la panchina, come successo troppo spesso di recente. Di ben altra foggia il secondo tempo, che si apre con un errore del Chelsea. Lukaku apre l’area con un passaggio a Barkley che, marcato da Zouma, preferisce scaricare a Baines, il cui cross teso viene intercettato ed infilato in porta da John Terry. Autorete e 0-1 per noi. Da questo momento il Chelsea va in seria difficoltà, subendo prima una combinazione ad alto tasso di tecnica tra Mirallas e Barkley che, tirando, stampa la scritta Nike sul palo e dopo due minuti una nuova azione che viene da una pimpante fascia sinistra, dove Baines si accentra e trova Mirallas, che si smarca e trafigge Courtois. Manca mezz’ora alla fine e siamo due gol sopra il Chelsea a Stamford Bridge. Incredibile! E infatti non ci credete.

La gara è infuocata, il Chelsea esce allo scoperto e dopo un minuto solo Fabregas prova a sorprendere Howard con un tacco che prende una traiettoria straordinaria, ma il nostro portiere smanaccia e sventa questa palla al veleno. Al 64esimo un lancio da centrocampo trova Diego Costa pronto e Jagielka distratto. Il difensore cerca di rincorrere il pallone, Howard tenta il tutto per tutto ma Costa li smarca entrambi e deposita il pallone in rete a porta vuota avendo anche il barbaro coraggio di esultare. Passano due minuti e una nuova combinazione disastrosa in difesa, stavolta è Stones a non marcare il giocatore di sua competenza, permettendo a Fabregas di entrare in area palla al piede e provare a tirare. La sfera sbatte proprio su Stones, mettendo fuori causa Howard: pallone da un lato, portiere dall’altro, 2-2 e tutto da rifare. Ma siamo abituati a non saper gestire i vantaggi, abbiamo dimostrato quest’anno che è il nostro gioco preferito farci rimontare da chiunque. Per questo, quando Funes Mori insacca il 2-3 al 90esimo minuto non esultiamo più di tanto. Anche perché l’arbitro ha deciso che la partita finisce quando il Chelsea segna, avendo assegnato otto minuti di recupero ai quali se ne aggiungeranno altri due a causa di “festeggiamenti prolungati” sul gol di Funes Mori. E così ci provano ma ci riescono solo in fuorigioco al minuto 99, un fuorigioco che potremmo dire “esagerato”, come quando devi spiegare la regola a uno che non la sa e fai un esempio assurdo. Addossare però la colpa di un pareggio al 99esimo minuto all’arbitro può essere un esercizio di stile per i perdenti. Troppo facile criticare gli altri quando il demerito è prettamente il tuo. Una squadra che si ritrova in vantaggio di due gol non può subirne altrettanti in due minuti. Una squadra che si trova a raggiungere il 3-2 al novantesimo non può subire il pareggio, ancora. Abbiamo tutti negli occhi il 3-3 col Bournemouth, ci eravamo giurati mai più e invece siamo punto e a capo. La sensazione di scoramento arriva a maggior ragione quando, il giorno dopo, il mister Martinez al Liverpool Echo dichiara di non sindacare la gestione del gioco dell’Everton, dopo che abbiamo perso ben 11 punti per disattenzioni negli ultimi minuti. La sensazione è quella che hanno gli italiani di fronte alla politica. Si interessano, ci credono magari si dannano pure ma poi vedi certi personaggi e vaff davvero, dal cuore. L’unica attenuante che può avere riguarda le troppe partite ma questa situazione ha radici lontane, è da settembre che non siamo in grado di gestire i vantaggi. Le troppe partite sono però anche la fortuna di Martinez, cosicché da oggi si inizia a pensare allo Swansea, del probabile nuovo tecnico Guidolin, al quale facciamo gli auguri di buona permanenza in Inghiterra, nel campionato più bello e più snervante del mondo.

Piccola appendice postuma per salutare Steven Naismith, uomo prima che calciatore, accasatosi a Norwich, dove avrà sicuramente più possibilità di giocare titolare con costanza. Un saluto a un piccolo grande uomo, certi che rimarrà sempre un Toffee nel cuore.