Bentrovati amici tifosi dell’Everton e di Passionepremier.com!
È il corner che non avrei mai voluto scrivere, quello riassuntivo di una stagione ai margini, tanto del tabellone quanto ai margini del gioco stesso del calcio, per quanto espresso quest’anno. La settimana evertoniana è stata costellata di randellate sui denti più o meno a domicilio. Sul derby sorvolerei, perché sarebbe lapalissiano sostenere che se le partite non le giochi, non hai alcuna speranza di vincerle; soprattutto contro una squadra, come quella di Klopp, che per due partite che ha vinto si sente la regina d’Inghilterra, vecchia ma intanto lei sta lì e tu no. Piuttosto le colpe sarebbero da ripartire, in misura ovvia, tra quelli che sono scesi in campo a fare un picnic e quelli che, dalla panchina, non hanno saputo leggere affatto una partita del genere e non hanno saputo tener presente ed indirizzare la condizione psicologica, sia nostra che degli avversari. Del resto, la nostra condizione psicologica si è palesata sotto gli occhi del grande pubblico in tutta la sua problematicità, proprio sabato quando, nuovamente in casa nostra, ci siamo fatti prendere a sberle da un Manchester United che non aveva alcuna voglia di vincere quella semifinale di FA Cup ma vi è stato costretto dai nostri demeriti.
Diciamo pure che siamo partiti con un handicap non da poco, ovvero il dover dimostrare qualcosa in un’ unica gara, dopo aver passato tutta la stagione a disattendere ogni aspettativa. Aggiungiamo pure l’aver dovuto schierare Besic come terzino destro, dato l’infortunio di Coleman e la disastrosa prova di Oviedo nel derby, eppure possiam dire che forse quello è stato il male minore. Si è vista una squadra col freno a mano tirato e la retromarcia inserita, pavida anche quando la situazione si faceva interessante. È un po’ l’effetto che si ottiene quando le cose non girano, non c’è fiducia nei propri mezzi e forse manca proprio il coraggio. Se ci aggiungiamo un giocatore da un gol a partita come Lukaku che si fa ipnotizzare da De Gea, non certamente Yashin, sul dischetto degli undici metri, allora ben venga l’eliminazione al 93′ su rimpallo fortunoso da parte dello United. Non che sia contento di vedere l’Everton lasciarsi sfuggire anche l’ultimo obiettivo stagionale, sia chiaro, ma credo sia maturata la consapevolezza nella squadra che ormai è andata, conviene concentrarsi sul futuro.
Concentrarsi sul futuro come faranno le grandi d’Inghilterra, col Chelsea che dopo una stagione infernale ha già dato da mesi l’annuncio del nuovo allenatore, col Manchester United che non vede l’ora sia giugno per mandare Van Gaal in vacanza, col Manchester City che nonostante l’ennesima vagonata di miliardi resta anche quest’anno con un pugno di mosche, l’Arsenal che sembra sempre che questo sia l’anno buono e il Tottenham incapace di vincere una Premier anche quando tutte le altre squadre sono fuori dai giochi. Tutte queste squadre sono ferite, ed approfitteranno dell’estate per ritrovare una propria identità e tornare ai posti che competono loro. Ed è esattamente quel che tocca a noi. Siamo una grande squadra, lo siamo sempre stati e non saranno un paio di stagioni storte a portarci alla resa. Siamo l’Everton, e lo siamo tutti. Stiamo morendo insieme e tutti insieme risorgeremo. Proprio come fanno i grandi club.
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