TOFFEES CORNER – Più X di un bimbominchia

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Bentrovati amici tifosi dell’Everton e di Passionepremier.com!

Quando, a inizio stagione, ho iniziato ad occuparmi del Toffees Corner, l’ho fatto con immenso piacere, e la soddisfazione di essere in un certo senso “obbligato” a seguire la mia squadra. Nove mesi dopo, non ce la faccio più.

Quest’anno è andato tutto in modalità casuale, come viene viene, e se non traspare emozione alcuna dai giocatori, figuriamoci quanto possa essere interessante la marcia dell’Everton verso la salvezza per noi poveri tifosi, spettatori passivi. Così mi trovo a commentare l’ennesimo pareggio, stavolta a Goodison Park, contro il Southampton. Con questo 1-1 sale a 14 il numero di X registrate dai Toffees di Martinez quest’anno, un numero decisamente troppo elevato per una squadra che ha degli obiettivi, qualsiasi essi siano. Beninteso, la striscia di tre pareggi contro Tottenham, Manchester City e Chelsea fu grasso che colava ma capirete che non può essere la stessa squadra, quella che ha ripetuto la striscia di tre pareggi ma contro Watford, Crystal Palace e Southampton.

In un ipotetico processo, stavolta Martinez avrebbe delle attenuanti. Il terzo di quattro impegni in dieci giorni poteva pesare sulle gambe dei nostri (sebbene nelle due precedenti partite abbiano giocato da fermi), e inoltre stasera c’è il derby, meglio evitare alibi. Credo siano queste le ragion per cui il mister ha schierato una squadra sperimentale, con Koné punta centrale e Gibson, 49 partite in cinque stagioni. La mossa magica è stata promuovere in prima squadra, e portare poi al debutto, Connolly e Davies, prodotti dell’Academy, nella speranza forse di trovare i nuovi Browning e Galloway per poter poi dire di averci lasciato in eredità dei giovani già pronti per palcoscenici di spessore. In eredità rimarrà anche Niasse, finora un mangiapane a tradimento. Se il mister che l’ha tanto voluto preferisce lasciare il presunto vice-Lukaku in panca ad appannaggio del succitato potato-bag Koné, vuol dire che qualcosa con questo ragazzo non funziona. Sale il sospetto che Martinez, avendo annusato l’esonero a fine stagione, si sia vendicato anticipatamente spendendo 18 milioni per un giocatore che non li vale, legandolo al club per giunta per quattro lunghi anni.

Bando alle ciance, stasera ad Anfield va in scena il derby, una delle due partite che restano a Martinez per lasciare un bel ricordo. Certo, in campionato non vinciamo dal primo marzo, quando battemmo l’agonizzante Aston Villa e certo, il Liverpool con Klopp sembra aver trovato quella rabbia agonistica e compattezza che scarseggiava da anni (abbiamo visto tutti le immagini del match contro il Borussia Dortmund) ma una partita del genere è, tanto per noi quanto per i cugini, LA partita. All’andata finì 1-1, col gol di Ings a cui rispose il nostro Lukaku, stasera ci aspettiamo qualcosa. Non dico che dobbiamo vincere a tutti i costi, anche perché sabato si gioca in FA Cup contro lo United, ma vogliamo vedere una bella partita. Il derby di Liverpool è uno di quelli dove storia e tradizione si fondono, così come nel nostro sangue è fuso il rosso arterioso e il Royal Blue. E per sopravvivere servono entrambi. Qualsiasi cosa accada, questa sera a casa di ogni evertonian nel mondo, si canterà solo Z-Cars, e saremo tutti uniti e compatti davanti alla televisione, i più fortunati allo stadio. Il calcio è una passione, così come anche la testata di questo giornale suggerisce, e noi siamo passionali. Sarà una partita di sangue e sudore, di lacrime e sorrisi, sarà finalmente una partita.

L’impegno di sabato invece è ancor più duro, con lo United intenzionato ad arrivare almeno ad allungare le mani su questa coppa per salvare una stagione fallimentare sotto ogni punto di vista. Ma abbiamo visto fin qui quanto l’Everton sulla gara singola sia in grado di competere, schiaffeggiano anche realtà sulla carta impossibili, come City e Chelsea In ogni caso a Wembley ci siamo noi, non gli altri. Forza e coraggio, COYB!