WEST HAM – Caos all’Olympic Stadium, il club si rivolge alla polizia

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La decisione della società arriva dopo le continue risse tra i tifosi sugli spalti. La polizia però respinge la richiesta: manca il segnale per le comunicazioni tra agenti. Il principale problema  è rappresentato dalla lotta interna tra la società e i propri tifosi. Molti supporters, abituati da decenni a seguire le partite in piedi ad Upton Park, hanno mantenuto la tradizione rimanendo in piedi per tutti i 90 minuti e provocando le proteste degli altri presenti (probabilmente turisti) seduti qualche fila dietro di loro. Il club è intervenuto in maniera durissima, creando inconsapevolmente un clima di tensione. A quasi tutti gli abbonati, o possessori della membership card della società, è stata inviata una lettera nella quale si specificava chiaramente che chi sarebbe stato trovato in flagrante (cioè in piedi a seguire la partita) dal personale di sicurezza dello stadio, avrebbe rischiato la revoca dell’abbonamento e l’allontanamento dallo stadio. I tifosi si sono rivoltati, con alcuni settori che in risposta a tutto ciò hanno seguito per larghi tratti le partite in piedi. La tensione è aumentata match dopo match, fino allo scontro interno contro il Watford di sabato scorso, che ha visto scatenarsi diverse risse che hanno coinvolto più settori dello stadio, alcune tra gli stessi tifosi del West Ham (ovvero tra chi sta seduto e chi in piedi) e altre addirittura tra supporters del West Ham e del Watford, venuti inspiegabilmente a contatto per la cattiva organizzazione degli steward. A questo proposito, la società ha chiesto alla polizia londinese di intervenire sin dalla prossima partita casalinga, inviando allo stadio qualche decina di agenti pronti a intervenire. La Metropolitan Police però ha respinto la richiesta per un motivo che ha dell’assurdo: manca il segnale per le comunicazioni tra agenti all’interno dello stadio. Ancora una volta è l’impianto stesso a rappresentare un ostacolo.  In settimana moltissimi tifosi hanno già annunciato di non voler più assistere alle partite interne della squadra. Tra loro padri di famiglia che“non vedono l’Olympic Stadium come il posto ideale per portare il loro figlio” e gruppi organizzati che hanno comunicato che non andranno allo stadio (per le partite casalinghe s’intende) finché la situazione non cambierà.

Stefano Puricelli