FOCUS – Il Metodo:la risposta del continente

0
567

Ovviamente non poteva essere altrimenti.Prendere il thè alle cinque con quella maniera cosi ossequiosa, cosi precisa, con quella costanza senza poter mai saltare un giorno non l’abbiamo mai digerita e non lo faremo mai.Siamo giustamente disorientati anche solo a vedere tutti quei mezzi che viaggiano con la guida a destra, ovviamente non hanno il bidet e ci sono altri mille motivi che differenziano inglesi e continentali.Da sana tradizione popolare anche il calcio ha rispettato questa diversità; e non solo quello attuale, anche quello dei nostri nonni.

Dopo la modifica della regola del fuorigioco gli inglesi elaborarono il “sisitema”, la WM e funzionava bene.Ma gli europei non lo accettarono mai e ci furono ragioni più “serie” che vanno ben oltre le naturali differenze ed eventuali invidie tra i due popoli: il sistema non era assolutamente adatto ai giocatori “continentali”. Le motivazioni di quell’inadattabilità trovano ancora traccia nel calcio odierno: loro sono più fisici, più aggressivi,più lanci lunghi, meno fraseggio, la partita è una lotta, se non ci sono differenze tecniche abissali tra le due squadre l’esito del match non viene deciso mai dalla abilità tattica ma sempre da chi resiste di più man mano che ci si avvicina al novantesimo.

Se possibili queste differenze erano ancor più marcate all’inizio degli anni trenta quando appunto nacque il sistema; ma la “contro-riforma” continentale non si fece attendere e venne principalmente da due scuole calcistiche che faranno epoca: quella italiana e quella danubiana.La prima con in testa l’allenatore bi-campione del mondo Vittorio Pozzo e la seconda guidata dal c.t. del leggendario Wunderteam austriaco Hugo Meisl.

I due commissari elaborarono praticamente nello stesso momento un modulo calcistico che mise in straordinaria evidenza le peculiarità dei più grandi calciatori e squadre dell’epoca. Prese il nome di Metodo e si differiva dal sistema per la posizione tattica di un solo giocatore che però cambiava tutto: il terzino centrale avanzava di qualche metro fino ad inserirsi fra i due mediani che contestualmente si allargavo fino a prendere in una marcatura ad uomo le rispettive ali formando quindi una WW (guardando la squadra dall’alto).Questo spostamento portò a due liete novelle: il gioco si fece meno fisico,più rapido, più aperto ad immediati contropiedi che andavano a nozze con la bravura e la velocità di pensiero dei calciatori italiani;la seconda novella fu la nascita di un ruolo fantastico che rimarrà sempre sospeso fra storia e leggenda: il centromediano metodista.

Era in pratica l’uomo simbolo e faro della squadra si occupava di arginare il centroattacco avversario e poi doveva rapidamente mettere in moto le mezzali con precisi lanci o passaggi palla a terra facendo salire tutti i compagni uscendo dalla propria metà campo.Oggi un ruolo del genere non esiste più ormai da tempo anche se c’è stato qualche giocatore in grado di ricoprirlo al meglio in chiave moderna: Clodoaldo nel Brasile anni70, Ronald Koeman,Marcel Desailly e Frankie Rijkaard(ovviamente molti passati per il campionato italiano) .Figura alimentata da uomini d’altri tempi, da capitani coraggiosi quando alcune partite erano vere e proprie battaglie che hanno alimentato la fantasia di tanti ragazzi dell’epoca, molti nomi sono entrati naturalmente nella hall of fame del giuoco: Michele Andreoli, Josef Smistik, Fritz Szepan, Boszik, Gastone Baldi e poi i due più grandi, irraggiungibili in queste mansioni: Obdulio Varela immenso “Caudillo” e capitano dell’Uruguay 1950 e poi ,semplicemente, il più grande centromediano metodista della storia del calcio, Luisito Monti colonna dell Juventus del quinquennio d’oro e della nazionale campione del mondo nel 1934 era fisicamente imponente,tatticamente astuto e agguerrito in marcatura quindi praticamente perfetto per il ruolo e il calcio dell’epoca.

Le squadre che più diedero luce e splendore al Metodo furono ovviamente l’Italia bi-campione del mondo, Il Wunderteam austriaco che aveva la fortuna di vedere tra le sue fila il sempre meraviglioso ( a dispetto di qualsivoglia modulo tattico) Mattias “cartavelina” Sindelar, la Juventus vincitrice di cinque scudetti di fila e il Bologna “che tremare Il mondo fa”. Nella sua italica patria il Metodo fu soppiantato solo dalla squadra più leggendaria di sempre: il Grande Torino mandò lo mandò in soffitta conquistando l’Italia e il mondo con una specie di Sistema che però differiva comunque da quello di stampo inglese.