FOCUS – Robert Huth, il muro di Berlino

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In un mondo di favole come il Brit Footie, quella del Leicester di Claudio Ranieri è senz’altro una delle più belle ed avvincenti. Certo, forse era meglio quando fenomeni del genere rimanevano di nicchia senza essere commercializzati in lungo ed in largo, ma se tutto questo poi servisse ad apportare delle migliorie allo spirito sportivo, ben venga.
Più che altro sarebbe utile ottenere un esempio da seguire, un modello che ci spinga ad andare oltre i limiti delle nostre possibilità e marciare senza paura verso i lidi inesplorati della nostra esistenza; questo è un pò anche il senso dello slogan delle Foxes, quel “fearless” che sta divenendo lentamente una poesia d’amore per tutti coloro che nella vita hanno dovuto sempre e solo combattere soli contro tutti.
Vedere ed osservare i bimbi entrare al King Power, vestiti con i propri colori sociali, sorridenti e pieni di speranza, provoca un terremoto emotivo che ci fa sia rimpiangere la spensierata età della fanciullezza, sia metterci alla ricerca di quei valori genuini che nel corso del tempo abbiamo accantonato.
La favola nella favola, tornando a tematiche più squisitamente calcistiche, è quella di Robert Huth, difensore centrale di 31 anni dal fisico possente e dal gran colpo di testa. Dotato di una tecnica tutt’altro che eccelsa, si è però ritagliato un ruolo di assoluto protagonista nell’undici titolare di Claudio da San Saba. Ed è proprio il suo legame con il manager che lo ha spinto ad accettare l’offerta del Leicester arrivata a Luglio, con lo stesso Huth assolutamente entusiasta di riabracciare colui che lo fece esordire in Premier, con la maglia del Chelsea, nell’ormai lontano Maggio del 2001.
Arrivato direttamente dalle giovanili dell’Union Berlino, seppe farsi valere a Londra anche al cospetto dei ben più quotati compagni di reparto Terry, Desailly e Carvalho.
Ma la concorrenza era veramente micidiale e tutta di altissimo livello, e quindi il giovane Huth decise di rilanciarsi al Middlesbrough, dove collezionò 53 presenze in tre stagioni (non molte a dire la verità). La chiamata dello Stoke City fu quindi una manna dal cielo, ed è proprio in riva al Trent che il ragazzo crebbe moltissimo, sia tatticamente che come carisma.
Le presenze in 6 stagioni arrivarono a 150, condite da un discreto bottino di 13 reti, non male per un centrale di difesa.
La muscolatura assolutamente ipertrofica ed il gran senso della posizione lo rendono oggi uno degli stopper più affidabili della Premier e, forse, addirittura dell’intero panorama europeo; malgrado si palesino spesso e volentieri evidenti limiti nell’impostazione dell’azione dalle retrovie, il trovarsi sempre piazzato rende Huth un costante punto di riferimento per i compagni.
Più o meno le stesse caratteristiche del suo compagno di reparto Wes Morgan, gigante d’ebano e capitano coraggioso e degno di un Leicester che vuole scrivere la storia.
Ma la cosa che sinceramente colpisce maggiormente è la totale abnegazione alla causa del calciatore, che sembra quasi provare gioia dall’immolarsi in situazioni pericolose e dall’aiutare i compagni in difficoltà.
Se le diagonali difensive di Vardy ed Okazaki oramai stanno facendo scuola calcio in tutta Europa, l’umiltà di Huth stupisce ancora tutti gli spettatori e gli addetti ai lavori, una tale disciplina è merce assai rara, soprattutto quando si è costantemente al centro dell’attenzione (come lo è di fatto il Leicester in questo periodo).

Fino ad oggi le reti realizzate in stagione sono quattro, tra cui spiccano la doppietta rifilata al Man City all’Etihad ed il perentorio colpo di testa a White Hart Lane contro il Tottenham a cinque minuti dalla fine; i goal contro citizens e spurs hanno portato in cascina 6 punti per le Volpi, bottino prezioso per mantenere la testa della classifica.
Soprannominato “il muro di Berlino” per via della sua stazza e delle sue capacità difensive, Huth si porta dietro questo nomignolo sin dai tempi della Union, ma come già accennato in precedenza, è al Britannia che dà il meglio di sè: con i potters si riscopre giocatore vero, tornando anche a vestire la maglia della nazionale teutonica (in cui già aveva militato ai tempi del glorioso Mundial del 2006).
Energico, carismatico, concentrato. L’esatto identikit dell’attuale Leicester City, e chi vi scrive in questo momento non può sapere come andrà a finire. Ma sarà bello rileggere questo modesto articolo di approfondimento quando tutto sarà terminato, e si potrà fare una valutazione totale su Robert Huth, il muro di Berlino.

Gabriele Fumi

Gabriele Fumi