FOCUS – ”La stagione più brutta della storia”. Dopo 28 anni l’Aston Villa saluta la Premier

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La retrocessione dell’Aston Villa è diventata matematica solo lo scorso 16 aprile, con la sconfitta contro il Manchester United, ma era ormai è già da mesi che i ‘Villans’ erano dati per spacciati. E’ stato il giovane Rashford a condannare uno dei club più antichi d’Inghilterra (data di fondazione, 1874). Non solo, perchè i ‘claret and blue’ sono anche tra i più vincenti d’Oltremanica, quarti per successi dietro Manchester United, Liverpool e Arsenal. 7 Premier League, 7 FA Cup, 5 Coppe di Lega e una Community Shield in patria, ma anche una Champions League, 1 Supercoppa UEFA e 2 Coppe Intertoto all’estero. Questa l’impressionante bacheca del club di Villa Park, che dice arrivederci alla Premier League dopo ben 28 anni. Anni in cui i Villans hanno vinto due Coppe di Lega e 1 Coppa Intertoto, segno che i fasti e le vittorie antecedenti a questo periodo erano stati certamente migliori.

Ma tant’è, si tratta comunque di una delle grandi della Premier. ”La peggior stagione della storia”. E’ stata definita così quest’annata dell’Aston Villa. L’hanno detto i dirigenti, l’hanno detto i tifosi, in un sondaggio che il ‘Mirror’ ha proposto ai suoi lettori on-line: alla domanda ”Questa squadra sarà ricordata come la peggiore nella storia della Premier?”, l’81% ha risposto di sì. Quasi un plebiscito. E d’altronde non potrebbe essere altrimenti. Solo 3 vittorie in 35 giornate, 69 gol subiti (peggior difesa) e 25 gol fatti (peggior attacco). Sono tanti i motivi che hanno portato a questa retrocessione. Un esempio può essere la cessione, remunerativa, di Benteke al Liverpool. Mancati i suoi gol, mancato il Villa. Il belga lo scorso anno aveva fatto 13 gol in campionato, mentre in questa stagione i suoi due sostituti, Gestede (prelevato dal Blackburn dove aveva messo a segno in 39 presenze 20 reti e 4 assist) e Jordan Ayew, prelevato dal Lorient (13 gol lo scorso anno in Ligue 1) in cambio di 14 milioni di euro, hanno realizzato in due 11 reti (6 il primo, 5 il secondo). L’ultima vittoria risale allo scorso 6 febbraio, un 2-0 firmato Lescott e Agbonlahor (1 solo gol in campionato per lui) contro il Norwich al Villa Park. Poi più nulla, solo sconfitte. Come dire che il campionato è finito già a febbraio per la squadra di Birmingham.

Dicevamo di Agbonlahor. Al Villa Park è un’istituzione. Veste questa maglia dal 1994, quando aveva solo 12 anni. Nove anni di giovanili e poi il salto in prima squadra, dove ha speso praticamente tutta la sua carriera, tranne che per due prestiti agli albori della sua carriera, al Watford e allo Sheffield Wednesday. Tra il 2008 e il 2009 ha vissuto i suoi anni migliori, guadagnando anche la Nazionale inglese, con cui ha disputato anche tre partite contro Germania, Spagna e Bielorussia, sempre vestendo la stessa maglia. Il suo rendimento è poi calato negli ultimi anni, tanto da ricevere anche qualche critica, ma sempre rimanendo amatissimo dal proprio pubblico. Eppure, a Birmingham, sponda Villans, non lo vuole vedere più nessuno. Eh sì, questa annata ha lasciato in eredità pure questo. Il motivo? Nel giorno della retrocessione della sua squadra del cuore, l’idolo dei tifosi e il giocatore più rappresentativo, ha pensato bene di organizzare un festino a luci rosse a base di sesso, alcol e fumo proprio nella sera in cui la sua squadra veniva condannata alla retrocessione. Il tutto è successo in quel di Dubai, dove ‘Gabby’ si era recato, visto che ufficialmente era indisponibile per infortunio. Le foto del festino sono state pubblicate dal Sun che le ha poi diffuse via Twitter. Insomma, appena la notizia si è sparsa in città, Agbonlahor è passato da idolo a reietto. Il club, una volta venuto a conoscenza del fatto, ha immediatamente provveduto a sospendere il giocatore. E la prossima estate provvederà anche a trovargli una nuova squadra, chiudendo di fatto nel peggiore dei modi la sua avventura in maglia ‘claret and blue’.

Ma la stagione disastrosa dell’Aston Villa si spiega anche con i quattro allenatori che si sono succeduti sulla panchina (fatto rarissimo in Inghilterra). Da Tim Sherwood, che solo lo scorso anno aveva portato la squadra alla finale, poi persa, di Fa Cup contro l’Arsenal, a Kevin MacDonald, uomo della società, che ha assunto il ruolo di primo allenatore tra ottobre e novembre, da Rémi Garde, 1 Coppa di Francia e 1 Supercoppa di Francia con il Lione in bacheca, disastroso nel suo periodo al Villans da novembre a marzo, fino a Eric Black, che ha il compito di traghettare la squadra fino al termine del campionato. Ma è stata un’autentica ecatombe anche la questione dirigenziale. Randy Lerner, proprietario americano del club, è ormai inviso ai tifosi da qualche tempo, con l’eloquente striscione ‘Lerner Out’ che campeggia ogni settimana ad ogni partita dell’Aston Villa. Per rilanciare la società, qualche mese fa aveva arruolato come dirigenti Mervyn King (appartenente alla Camera dei Lord, ex governatore della Bank of England) e David Bernstein (capo della Croce Rossa britannica e già autore del rilancio del Manchester City prima dell’arrivo degli sceicchi), ma entrambi si sono dimessi nel giro di due mesi dalla loro nomina, parlando di gravissime confusioni in seno alla società e di grandi ostacoli a un’opera di rinnovamento del club. ”Questa sarà ricordata come la peggiore stagione della storia. Era necessario un cambio netto, ma ogni progresso è stato brutalmente fermato. Credo che solo la cessione del club possa effettivamente cambiare qualcosa”, sono state le dure parole di King al momento dell’addio. Dichiarazioni davvero eloquenti.

Insomma, abbiamo ripercorso la maledetta stagione dell’Aston Villa, che non vedremo in Premier il prossimo anno dopo ben 28 anni. Al club e soprattutto ai tifosi di questa storica squadra un augurio di un pronto ritorno nella massima serie. Good Luck Villans.

Marco Orrù