Archiviato quest’ennesimo derby di Manchester, vinto dal City per 3-0.
Non poteva esserci punteggio più netto a favore di una delle due; ha vinto “quella-che-si sapeva”, la più forte, la più organizzata, la più concreta. Forse quella che merita di più il titolo quest’anno.
SEMBRAVA CHE… – Il primo tempo aveva detto che lo United poteva giocare un derby con lo spirito del derby, in modo da non fare dell’elemento tecnico un fattore. Dopo quindici minuti di solo City (partito col botto, con un gol di Dzeko dopo 43’’, a seguito di altri due tentativi nella stessa azione da parte di Silva e Nasri), infatti, la squadra di Moyes ha cercato di giocare all’arrembaggio, sfruttando gli spazi lasciati dal City.
I ragazzi di Pellegrini, molto sbilanciati in avanti, si sono trovati puntualmente in inferiorità numerica sulle ripartenze dello United (al 24’, clamorosa l’occasione avuta da Fellaini, che però ha tirato al volo ma poco alto sopra la traversa). Rooney poco brillante questa sera, ma che ha più volte interrotto la manovra di impostazione del City: un regalo non da poco per i suoi compagni… “distratti”.
E INVECE… – Quello stesso agonismo, però, lo United non lo ha ritrovato nel secondo tempo: come nel primo, i Citizens sono partiti forte, spingendo i Red Devils nella propria metà campo. Moyes ha modificato l’assetto dei suoi già da inizio ripresa, sostituendo Cleverley e facendo entrare Kagawa, cambiando le disposizioni in campo (ma perché Cleverley?). Il 2-0 del City si stava preparando (al 51’ Fernandinho ha avuto un’occasione clamorosa: solo davanti alla porta – lasciato solo, pardon – di testa mette alto), e infatti è arrivato al 56’ ancora con Dzeko, questa volta a seguito di un calcio d’angolo: ancora difensori dello United a spasso in area, perché Ferdinand non ha marcato l’attaccante del City che quindi ha potuto liberamente mettere in rete.
Finalmente, ci verrebbe da dire, Fellaini ha lasciato il campo (66’) per Valencia (ancora una volta ci chiediamo il perché di queste sostituzioni); ma anche lui non avrebbe influito sul match, come del resto la stragrande maggioranza dei calciatori in rosso.
Le uniche vere grandi occasioni d’oro lo United ce le ha solo al 70’ e al 72’ quando prima Rooney ha imbucato splendidamente Welbeck che, non sapendo cosa fare, ha tirato addosso a Hart; e, due minuti dopo, quando lo stesso Welbeck ha colpito col tacco al volo in area, ma ancora Hart ha salvato la porta.
Come si era aperto, il match si è chiuso: con un gol al 90’ di uno Yaya Tourè a dirla tutta non determinante nella partita (destro a incrociare che non ha permesso a De Gea di arrivare).
ERGO – E’ la sesta sconfitta in casa per il Manchester United, come non avveniva dalla stagione 2002/2003. Ed è il terzo derby consecutivo vinto dal City a Old Trafford (6-1 e 2-1 gli ultimi due): per pescare un derby vinto dai padroni di casa bisogna andare a febbraio 2011 e a quel 2-1 con gol in rovesciata spettacolare di Rooney.
E’ un’ardua impresa, al livello delle dodici fatiche di Eracle, trovare uno che si sia salvato stasera. Un mattatoio per la precisione e il bel gioco. Fellaini e Mata hanno ulteriormente aggravato la propria posizione: non che siano venuti di forza, intendiamoci. Qualcuno li ha voluti, ha speso un monte di soldi per loro, e li ha portati a Old Trafford. Dove sfigurano, continuamente. Moyes è stato testardo nel volerli e lo è ancora di più nel riproporli: non sarebbe stato meglio, ci viene da dire, schierare Carrick nel suo ruolo a centrocampo al posto di Fellaini e Valencia o Januzaj da subito? Non si poteva rinunciare a Mata, arretrando Rooney e piazzando Chicharito (entrato solo al 76′ per Welbeck) come unica punta?
Si poteva. Ma la sensazione è che questo United debba fare i conti con errori elementari, marcature sbagliate, inserimenti non rinvenuti, distanze tra i reparti totalmente squilibrate e acronisticamente variabili. Troppa roba per pensare, forse, che una formazione diversa o dei cambi più azzeccati – nei tempi e negli uomini – avrebbero risolto le cose.
Però, da qualche parte bisognerà pur cominciare. Molti non vedono l’ora che questa stagione finisca.
“Until the very end”, sì, ma c’è un limite a tutto.
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