Nasceva oggi, settantatré anni fa, il più grande giocatore inglese di tutti i tempi. Unico capitano della storia della nazionale dei Three Lions a sollevare la Coppa del Mondo. Il più grande capitano della gloriosa storia degli Irons di Upton Park: il leggendario Bobby Moore.
UN CALCIO CHE NON ESISTE PIU’ – Il giovane Bobby scala immediatamente i ranghi dell’Academy, e quando è costretto a sostituire Alison in prima squadra, non lascerà più il posto di titolare al centro della difesa. Il debutto è appunto nel settembre del ’58 a soli diciassette anni, in una memorabile partita con gli odiati Red Devils, che si conclude con la meritata vittoria della squadra in claret&blue, e la consapevolezza, per chi aveva assistito al match, di essere stato parte dell’inizio di una storia meravigliosa e importante, qual è stata quella del nostro unico capitano.
Le sue qualità prima di gentiluomo che di giocatore raffinato ed elegante, nonostante la necessaria rudezza imposta dal ruolo, gli valgono il grande riconoscimento di allenatore e compagni che lo promuovono capitano della nazionale di Sua Maestà a soli ventidue anni.
Con i Martelli vincerà una FA Cup nel ‘64 contro il Preston North End (sconfitto per 3-2) e l’anno successivo una Coppa delle Coppe contro il Monaco 1860 (battuto 2-0), il tutto dopo aver vittoriosamente affrontato un cancro ai testicoli. Altri tempi, altri giocatori, altra storia.
JULES RIMET ‘66 – Da capitano della Nazionale nell’anno del Mondiale in casa, Bobby guida i suoi alla conquista della Coppa in una delle finali più combattute e discusse di sempre. Il gol del vantaggio inglese di Hurst per il temporaneo 3 a 2 è sicuramente la segnatura più controversa della storia del calcio: il pallone è entrato o no? E che diamine si saranno mai potuti dire arbitro e guardalinee che nemmeno parlavano la stessa lingua?
A risolvere la situazione per il definitivo 4 a 2 ci pensa lui, il Capitano, a pochi secondi dallo scadere recupera palla al limite della propria area, ed invece di spazzare via come avrebbe fatto qualunque onesto muratore in difesa, alza la testa e con un lancio millimetrico pesca Hurst smarcato: 4 a 2 e festa grande in tutto il Regno! Come già detto: altri tempi, altri giocatori, altra storia.
IL CALCIATORE – Il nostro numero 6 aveva grandissime qualità tecniche, che sembravano quasi sprecate per un difensore: controllo di palla, passaggi millimetrici, eleganza nel palleggio, precisione e forza nel colpo di testa. Quello però che lo rendeva diverso, e adatto più di chiunque altro al ministero della difesa, era l’intelligenza sul campo, la capacità di leggere le situazioni in anticipo e trovare sempre le contromosse più corrette: insomma la capacità di essere l’uomo giusto al posto giusto in ogni situazione. Giocare con un campione così veniva facile per chiunque e fu capace di rendere un’onesta squadra come il West Ham, un team da leggenda, nonostante la mancanza di un palmares da lussuosa infornata di golden boys prezzolati con quattro o magari anche cinque gas-petrodollari. Altri tempi, altri giocatori, altra storia.
Solo un cancro all’intestino è riuscito a portarci via il nostro campione fin troppo presto, tuttavia il suo esempio e il suo modo di essere e di interpretare la vita e il calcio (chi non ha letto delle sue serate brave al pub, salvo poi essere sempre il primo a presentarsi agli allenamenti: idolo!) restano vivi in ogni vero tifoso claret&blue, come Jonjo, e come tutti quelli che ieri hanno partecipato al Football Shirt Friday per la raccolta fondi contro quest’odiosa malattia.
In poche righe è difficile descrivere cos’è stato, cos’è Bobby Moore per ogni amante del calcio ed in particolare per noi tifosi del West Ham: più di un giocatore, più di un capitano, più di un mero idolo da poster, è l’ideale a cui tendere con tutti i suoi limiti e tutti i suoi difetti, ed il mio unico rimpianto è di non poter trasmettere in pieno, in questo piccolo angolo di pixel a me riservati, tutte queste emozioni, di non poter raccontare di tutti gli aneddoti, di tutti quegli aspetti che solo una vita intera potrebbe raccontare. Ed è con un po’ di emozione che vi lascio con questo video, un piccolo glimpse di quella che è stata la storia del più grande giocatore inglese di tutti i tempi.
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COME ON YOU IRONS!
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