E’ FINALE! – Dopo i calci di rigore, l’Arsenal approda in finale di FA Cup.
In qualche modo, si potrebbe dire. La partita è stata combattuta e aspra, non uno spettacolo per gli occhi, senza dubbio; ma perlomeno ha offerto un paio d’ore di calcio vissuto e sentito. Abbiamo assistito a una semifinale di FA Cup in cui una squadra (il Wigan) provava a ripetere il sogno, mentre l’altra (l’Arsenal) cercava di aggiungere tasselli all’operazione “salvare la stagione”.
Il Wigan non è riuscito a replicare la finale (poi addirittura vinta) dell’anno scorso, mentre Wenger&Co. hanno centrato l’obiettivo minimo di raggiungerla: non che questo significhi mettere al riparo l’annata, sia chiaro. Che è stata in discesa, ha visto la squadra colare a picco dal primo al quinto posto (dopo la vittoria odierna dell’Everton, che quindi è passato in quarta posizione) e massacrata da infortuni più e meno gravi in termini di gravità e protrarsi dei tempi di recupero.
A proposito di ritorni, non è stata la partita del rientro, visto che aveva già fatto una comparsa contro l’Everton, ma oggi è partito titolare Aaron Ramsey, sostituito poi da Källström solo al 113’.
IL MATCH – Wenger ha scelto di iniziare con Fabianski tra i pali, Sagna, Mertesacker, Vermaelen e Monreal, Arteta, Ramsey e Cazorla Oxlade-Chamberlain e Podolski dietro all’unica punta, Sanogo, dal primo minuto, al posto di Giroud.
Il primo tempo non è stato ricco di occasioni: due o tre per i Gunners (con Sanogo e Podolski) e almeno un paio per il Wigan (con McManaman e Fortuné); ma ha mostrato un Wigan per niente disposto a stare a guardare. Certo, il divario tecnico tra le due squadre è netto e innegabile ed evidentissimo, ma i ragazzi di Rösler non hanno sfigurato, avendo anche l’abilità di spostare il focus dalla classe dei singoli all’agonismo del gruppo.
La ripresa non ha offerto una gara molto diversa. Nella stessa azione, Nacho Monreal ha subito un fallo che lo ha costretto al cambio (Gibbs al suo posto al 63’) e Per Mertesacker ha commesso un fallo disgraziato in area su McManaman, causando il calcio di rigore a favore del Wigan. Jordi Gomez non ha sbagliato dagli undici metri, portando in vantaggio la sua squadra (63’).
Subito lo svantaggio, l’Arsenal ha cercato di buttarsi in avanti per rimettere in piedi una partita che si stava incredibilmente, quasi paradossalmente, mettendo male: al 68’ Wenger ha deciso una sostituzione abbastanza discutibile, inserendo Giroud al posto di Podolski (e non di Sanogo, come la logica suggeriva…). Ma il gol del pareggio è arrivato ugualmente, nonostante dopo tanti (troppi) tentativi e poca precisione: lo stesso Mertesacker si è fatto perdonare, mettendo in rete un pallone strano di testa, assistito da Oxlade-Chamberlain in seguito a un corner.
RIGORI – Non è bastato l’assedio dei Gunners né sono bastate le ripartenze dei Latics ad evitare i supplementari, né questi a risparmiare i rigori.
Una partita in equilibrio si è risolta nella maniera più giusta, forse: dirimente in maniera crudele, ma perlomeno la più adatta a non dire “chi è stato meglio” e “chi è stato peggio”, ma solo a definire “chi passa”. E a passare è stato l’Arsenal, che non ha sbagliato neanche un rigore (mentre Fabianski ne ha parati due del Wigan): Arteta, Källström, Giroud e Cazorla gli autori dei rigori.
COSA CI PORTIAMO A CASA? – Sabato 17 maggio i Gunners giocheranno la finale, domani scopriremo se contro l’Hull City o lo Sheffield. Augurandoci per loro che recuperino altri pezzi, possiamo comunque dirci non soddisfatti dell’Arsenal di oggi: una squadra così nettamente superiore tecnicamente non può farsi ingabbiare nella tela puramente “agonistica” (se così si può dire) di una – per quanto rispettabilissima – compagine di seconda divisione. Non che non sia lecito trovare difficoltà contro una squadra che dà e prova il tutto per tutto, ma non è credibile che l’Arsenal (primo fino a poche settimane fa in Premier League) non abbia quello stesso agonismo. Se non ci fossero stati i rigori, probabilmente la gara sarebbe andata avanti ancora per molto senza che i Gunners trovassero il gol. Il che deve far riflettere: sulla partita, sulla stagione, sul carattere debole degli undici in campo (qualsiasi formazione Wenger presenti).
Insomma, non è stata una “vittoria di Pirro”, ma ci siamo molto vicini…
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