Sorpresa Sheffield United: mai così bene una neopromossa nel girone d’andata!

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Photo by Getty Images

Nello sport, come nella vita, impariamo che i sogni sono unici. Sono belli, astratti ma veri, unici perché li sentiamo vivi, nostri, vicini. E in Premier League c’è un insieme di storie colme di sogni e sognatori, raccontati e da raccontare, di uomini che hanno dato tutto al calcio inglese e non solo. L’ultima favola britannica porta il nome dello Sheffield United. La neopromossa, sotto la guida tecnica di Chris Wilder, sta stupendo tutti e rimane in scia all’Europa League all’8°posto, dietro a Manchester United (5°), Tottenham (6°) e Wolwerhampton (7°).

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ECCO COSA C’E’ DIETRO LA SORPRESA SHEFFIELD UNITED

Lo Sheffield United è solo l’ultima fra le favole del calcio a tinte inglesi, ma cosa c’è dietro a questo meraviglioso gruppo di sognatori?

1 – Nulla è impossibile se ci credi davvero: Ditemi, voi ai sogni ci credete? Sì, quelle cose che si vedono in televisione, che danno un tocco di magia e follia alla realtà, creando immagini astratte e trasformandole in emozionanti verità. Questo però non è un film, e lo Sheffield United è più che reale. Magari non durerà, ma intanto le Blades ci sono eccome. E noi, viaggiamo con loro.

2 – Il sostegno dei fan: Parliamoci chiaro, senza fan un club non ha senso di esistere, e lo Sheffield United può contare su una bellissima città; Sheffield è infatti una città che vanta 552.000 abitanti e, nel fine settimana, in tantissimi si uniscono per andare a sostenere le Blades, dando ancora più energie ai propri beniamini.

3 – “Avete lame, tagliate!”: Il nostro è un gioco di parole, ovviamente riferito al nomignolo che viene affiliato allo Sheffeld United, “The Blades” (le lame, appunto).

Per dire cosa?

Se avete lame, allora tagliate, ferite, combattete, Blades. Perché avete fatto tanto bene fino ad ora e perché, forse, un passo in avanti verso l’Europa League può essere fatto. Perché solo chi è in battaglia e non ha nulla da perdere sa spingersi oltre. E allora, adesso, spingetevi: perché potrebbe far male solo non averci provato.

Di Christian Camberini