
Chi? “God”? Ah si, Matt Le Tissier, colonna del Southampton, così soprannominato dai suoi tifosi. Ebbene, non è l’unico però nel panorama del calcio inglese a essersi fregiato di questo soprannome così alto, in tutti i sensi. Toccò anche a un ragazzo nato a Toxteth, quartierino niente male di Liverpool, in senso contrario ovviamente. Nel 1981 fu il centro di importanti e violente rivolte sociali che toccarono la città, ma da lì veniva lui, Robbie Fowler, ma anche un certo Wayne Rooney, che prenderà la strada blu dell’Everton.

La storia che vi raccontiamo riguarda in effetti un po’ tutta Liverpool. Perchè il 3 aprile 1999 va in onda una nuova puntata della lunga storia del Merseyside derby, Liverpool-Everton, due squadre ben lontane dai fasti del passato, dicasi anni Ottanta. Fowler ha esordito e scalato le vette in fretta: nel 1993 gioca la prima partita in Coppa di Lega con il Liverpool e va a segno contro il Fulham, timbrando addirittura tutte e cinque le reti della vittoria replicata al ritorno per 5-0. Veloce, con un senso del gol implacabile, sbarazzino e ribelle: è un figlio di Toxteth e un bomber infallibile. Ma soprattutto è “The working class hero”, l’eroe della classe operaia: nel 1997 quando segna una rete al Brann Bergen, si alza la maglietta e ne mostra un’altra griffata “CK”, ma la nota marca di abbigliamento non c’entra nulla. E’ l’abbreviativo di “Dockers”, portuali, nel ciclone per dei licenziamenti di massa in città al seguito di uno sciopero. Non solo gol per Liverpool, ma anche una sincera solidarietà, non comune a molti.

Quel sabato di aprile l’Everton schiera Marco Materazzi, futuro interista, e va in vantaggio con la rete di un altro futuro “italiano” come Dacourt. Il Liverpool si aggiudicherà il saliscendi di emozioni con un bel 3-2 finale, ma non è questa la notizia. Sbeffeggiato di continuo dai tifosi in blu con l’appellativo “drogato”, Robbie Fowler raccoglie la provocazione (gli capiterà spesso in carriera) nel momento in cui segna la rete del momentaneo 1-1. Inseguito da McManaman, si getta a terra e a quattro zampe finta di sniffare la riga di bordocampo. Fowler si becca 32 mila sterline di multa e 6 giornate di squalifica. Sarebbero quattro, in realtà, ma nel frattempo il nostro ne aveva combinata un’altra: in una partita contro il Chelsea a Stamford Bridge aveva apostrofato ripetutamente Le Saux con epiteti omofobi, nei giorni in cui correva voce di una sua presunta omosessualità sommando così altri due turni. Fowler sarà grande protagonista nella sua ultima stagione in rosso, quando vincerà Coppa Uefa e FA Cup in un anno magico per i reds, il 2001, che porterà anche la Coppa di Lega e la Supercoppa Europea. Per Anfield, Fowler sarà sempre “The God”, Dio. Giusto o sbagliato che sia, il pubblico rosso viaggerà sulle montagne russe dei suoi eccessi e delle sue magie (per gli anticonformisti gli inglesi hanno una parola: “Maverick”), dandogli il pass eterno per la gloria e un posto fisso nella propria personale hall of fame. Ci scuserà Le Tissier, ma non è l’unico “God” che ha calcato i campi della Premier League. Una specie in via di estinzione.
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