Un anno fa, oggi: la notte più romantica della storia del Tottenham Hotspur

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Photo by Getty Images

di Simone Dell’Uomo

S’è vissuto l’impensabile, l’imponderabile, l’inenarrabile. Proprio lassù, a Londra Nord. S’è vissuto l’8 maggio 2019. La data forse, forse, forse più importante della storia del Tottenham Hotspur. Quella che qualificò gli Spurs alla finale di Champions per la prima volta in 137 anni di storia. Oggi è già passato un anno, è tutto un altro calcio, tutto un altro Tottenham, soprattutto tutto un altro Football, completamente fermo per un dramma chiamato Covid che ha messo seriamente a dura prova tutto il vecchio continente e più in generale il nostro Pianeta.

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Ma non può essere una data come le altre questa, quantomeno per la storia degli spurs, della sua tifoseria, del suo popolo. La notte più romantica, la notte della storia, la notte che significò portare 40.000 persone a Madrid e riempire Londra di maxischermi per assistere alla finale del primo giugno. Il resto è storia, è andata come è andata. Trionfò il Liverpool di Klopp al termine di una partita tesa, nervosa, stratirata. Fu un trionfo lecito e giustissimo per una grande armata, quella dei Reds, che avevano già fatto grandi cose e sfiorato più volte Premier e Champions stessa l’anno prima. Il tempo fu galantuomo con Jurgen, lecito così.

Ma certe volte non c’è bisogno di vincere nulla per passare alla storia. Quella del Tottenham, quella di Pochettino. Allenatore mai dimenticato da quelle parti, un tecnico che soltanto un anno fa coronava un percorso di ragazzi da lui plasmati portandoli in finale di Champions. Forse il punto più alto della loro storia, quella degli Spurs. Lui, Mauricio, un figlio di umili contadini della campagne argentine che non ha mai smesso di coltivare i propri sogni. Sia da giocatore, che da allenatore. Straordinario.

Straordinaria come la rimonta, romantica, tremendamente romantica, apparsa su Youtube e sul Web con le note del Titanic che accompagnavano le gesta eroiche di un gruppo sì, quella sera, quella Champions, quei 5 anni meravigliosmente eroico. C’era da ribaltare l’1-0 olandese dell’andata, all’intervallo della gara di ritorno il tabellone recitava addirittura 2-0 per i lancieri, trascinati da De Ligt e Ziyech, calcio divino palla a terra e qualità allo stato supremo.

Ma non può bastare solo questo, quantomeno nel football, quantomeno come insegna Mourinho. Il Football non può esser solo filosofia, deve necessariamente essere anche strategia. E quella sera, gli Spurs visti sempre come squadra bella forse troppo, compagine che si scioglie sempre sul più bello, tirarono fuori grinta e attributi con un secondo tempo mozzafiato che spense la favola Ajax e rovesciò ogni previsione calcistica. Fu la notte di Lucas Moura, senz’altro, con una tripletta pazzesca, tre gol rapidi e tutti di sinistro per un brasiliano atipico, un ragazzo che non perde tempo a far giochetti ma che imprime costantemente il suo marchio nelle partite che contano. Fu la sua notte, senz’altro, ma fu soprattutto la notte dei Llorente, Alderweireld, Vertonghen, Lloris. Il gruppo storico, i senatori, grinta ed esperienza. Per una volta il Tottenham assunse il ruolo del cattivone guastafeste, lo fece con principi tremendamente Mourinhani, abbandonando un calcio palla a terra che vedeva l’Ajax fino all’intervallo nettamente superiore, scegliendo invece fisico, esperienza, astuzia, malizia, lancioni lunghi e attributi. Tanti tanti attributi, ma soprattutto tanto tanto cuore, sentimento, passione. Quel belief e quei valori trasmessi da Poch per tutti e 5 gli anni di regno a Londra Nord, poi venuti fuori sul più bello, nel momento più importante, al minuto 95.02 di 5 di recupero, quando ormai ogni speranza sembrava tramontata. A 94.20 sul colpo di testa di Llorente e Lloris nell’area avversaria la partita sembrava ormai finita, poi un ultimo barlume: Davies anticipa Ziyech, Sissoko al lancio lungo, Llorente sporca De Ligt, Alli al primo acume d’altruismo della sua carriera, palla a Lucas, l’uomo del destino, diagonole lemme lemme e velenoso che bacia il palo lungo e s’infila dove Onana proprio stavolta no, non può arrivare.

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E la panchina esplose, fu invasione, con l’attore più importante, Poch, a braccia spalancate incredulo ad invadere il rettangolo fino a centrocampo, per abbracciare i suoi Davies, Dier, Wanyama, gente che ha cresciuto. Poi il minuto di recupero ulteriore, Llorente sistemato a staccare davanti alla difesa, difesa estrema, tatticismi all’aria, un contropiede verso Madrid, il fischio finale e tumulto d’emozione e lacrime. Giocatori dell’Ajax a terra disperati, giocatori del Tottenham a terra stremati, uno sopra l’altro, a celebrare un risultato finale pazzesco. Fu Late late Drama ad Amsterdam, la notte della storia, la notte delle lacrime, stavolta di gioia, per quel club chiamato Tottenham Hotspur.

La commozione di Pochettino, l’esultanza sotto al proprio indomabile settore ospiti, le lacrime in sala stampa ricordando quanto sacrificio profuso nei 5 anni, il saluto a mezzanotte inoltrata ai sostenitori ospiti rimasti ancora all’interno della Johann Cruyff Arena. Scene dell’altro mondo, si scrisse l’inenarrabile. Con l’umiltà che lo contraddistingue Poch andò proprio sotto di loro, ringraziando il suo staff, cantando e partecipando ai cori proprio dei sostenitori. Cori che ormai dilagavano nello spogliatoio degli Spurs: tutto all’aria, oggetti lanciati, birre e Wonderwall quasi a deridere il Manchester City, eliminato ai quarti.

Fu una Champions, quella degli Spurs, ai confini d’ogni razionalità. Ai confini d’ogni raziionalità umana. Il trionfo di tutti i valori del club. E forse, il fatto che quella finale poi s’è proprio persa, rende quell’impresa ancor più romanticamente Tottenham Hotspur. La notte degli eroi di Amsterdam signori, la notte di Mauricio Pochettino.

Simone Dell’Uomo