Help!
“Ti sei accorta anche tu, che siamo tutti più soli? Tutti col numero dieci sulla schiena e poi sbagliamo i rigori..”. Quest’anno, nel gelido inverno bolognese, le luci con le parole del testo di ‘Nessuno vuole essere Robin’ scaldano i cuori dei passanti in via D’Azeglio. L’omaggio al cantautore Cesare Cremonini, il più inglese degli artisti italiani che non ha mai nascosto la sua fondamentale devozione nei confronti dei Beatles e di tutta la scena musicale britpop, è un messaggio chiaro e trasversale sulla condizione dell’essere umano nell’era moderna, sempre più rivolto verso la mancanza di rapporti autentici in ambito lavorativo, sentimentale e privato.
Il bisogno dell’altro e l’impossibilità di bastare a sé stessi sono necessità innate dell’animo umano, nonostante lo scorrere del tempo, nonostante le epoche in continuo cambiamento. Arriva per tutti, quindi, il momento in cui viene voglia di chiedere aiuto.
“Help!” urlava John Lennon nel singolo pubblicato in UK nel Luglio del 1965 che anticipava di due settimane l’uscita dell’omonimo album, il quinto della carriera dei FabFour. ‘Help!’ è la prima canzone realmente introspettiva per John Lennon prima della sua carriera da solista, oltre ‘Strawberry Fields Forever’, come disse in un’intervista del 1970. Il grido di aiuto parte da uno sguardo al passato “When I was younger, so much younger than today, I never needed anybody’s help in any way” in cui John si rende conto che la sua vita è ormai passata dalla spensieratezza dell’essere bambino (seppur segnata dalla perdita della madre, ma pur sempre alimentata dai sogni da realizzare), agli anni di assillanti impegni e attività con la band, sempre a correre dietro a logiche discografiche e non solo, senza nemmeno un giorno di pausa. Lennon era molto legato a questo testo, si percepisce anche dal tono della voce che per una volta era stato messo da parte l’artista Lennon, per fare spazio all’uomo John, tanto che avrebbe voluto registrarla in una versione più lenta, più intima, dovendo poi cedere, di nuovo, all’esigenza musicale di ritmarla per accontentare le urla isteriche delle fan.
Il Liverpool di oggi non è solo una macchina da gol, è una squadra che ha costruito il suo successo anche sapendo di poter contare su uomini di spessore. Tra i tanti, la storia che merita interesse è quella di Roberto ‘Bobby’ Firmino, uno di quegli attaccanti che magari non vincerà la classifica cannonieri, ma che è indispensabile nella manovra del giocattolo di Klopp, e che, se facessimo un sondaggio, risulterebbe tra gli attaccanti più desiderati dagli allenatori di tutto il mondo.
Bobby Firmino nasce il 2 Ottobre 1991 a Maceiò, capitale dell’Alagoas, sulla costa nord-orientale del Brasile, e la sua infanzia trascorre tra la strada e il calcio, come molti giocatori di talento provenienti dal Sudamerica. La mamma di Firmino racconta che in quel periodo Maceiò non poteva offrire altro che criminalità al piccolo Bobby per cui, nonostante le evidenti capacità con il pallone tra i piedi, gli vietava a malincuore di uscire per non essere coinvolto negli affari dei Narcos che erano in completo controllo della città. Complici poi le difficoltà economiche della famiglia, l’unico modo per il piccolo Bobby di giocare a calcio era quello di svegliarsi prima di sua madre e scavalcare la recinzione di casa per raggiungere i suoi amici al campo con i quali condivideva la maglia di una squadra locale dall’età di 10 anni. La famiglia di Firmino soffriva nel non poter vedere realizzati i sogni del piccolo Bobby, aveva bisogno di aiuto.
L’aiuto tanto desiderato arrivò da un dentista, amico dell’allenatore della Figueirense che, colpito dal talento cristallino del ragazzo, presentò il ragazzo all’allenatore del club brasiliano che nel 2008 lo prese sotto la sua totale protezione e lo aggregò al settore giovanile.
‘Help! I need somebody, Help! Not just anybody, Help! You know I need someone, Help!’ A volte l’aiuto che riceviamo nelle situazioni di difficoltà non è forse quello giusto per noi, Bobby infatti, lontano da casa, non riusciva ad essere sereno, la voglia di tornare era troppa e né lui, né la sua famiglia potevano permettersi di pagargli il viaggio di ritorno, Bobby era a tratti disperato. ‘And now my life has changed in oh so many ways, my independence seems to vanish in the haze, but every now and then I feel so insecure..’
Fu così che dopo circa due anni di esperienza nella Figueirense arrivò l’aiuto tanto desiderato, quello che cambiò per sempre la vita di Firmino e quello della sua famiglia, ed è curioso come nella vita i cambiamenti più importanti siano caratterizzati da dettagli bizzarri: due talent scout dell’Hoffenheim, scoprono il giovane talento su Football Manager, il videogioco manageriale famoso tra gli amanti del calcio. Da lì in poi la carriera di Firmino è storia conosciuta e culminerà poi con l’ingaggio da parte del Liverpool nel 2015.
Klopp non farebbe mai a meno di lui, ha bisogno dell’aiuto di Firmino nello scacchiere dei Reds, sa bene che giocatori con così tanta tecnica, intelligenza tattica, creatività e spirito di sacrificio ce ne sono pochi in giro per il mondo. Vederlo giocare è un vero piacere, i suoi tifosi intonano il suo nome in ogni partita, e chissà quante volte i compagni avranno pensato: “Caro Bobby ‘We do appreciate you being round’”.
Simone Ferracci
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