Coronavirus, il paradosso di casa West Ham

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Dopo la positività di Mikel Arteta al Covid-19, David Moyes si è sottoposto giustamente ad un periodo di auto-isolamento. Il manager del West Ham, nel corso di quella che fino ad ora è l’ultima partita giocata dagli Hammers, ha scambiato un abbraccio con il tecnico dell’Arsenal ed automaticamente è scattato per lui un periodo di quarantena.

Il club ha comunicato che il personale della squadra, vista la positività di Arteta, si è auto-isolato. E qui casca il paradosso. Da un lato capitan Mark Noble che sottolinea come la decisione di sospendere il campionato sia stata “La cosa giusta da fare. Noi vogliamo giocare, ma questa è la scelta giusta. Prendere rischi non necessari è inutile ed è opportuno seguire tutte le direttive”. Sacrosante parole.

Peccato che dall’altro lato a dare l’esempio sbagliato sia stato il suo compagno di squadra Declan Rice. Il centrocampista si è ritrovato con l’amico Mason Mount per giocare a calcetto in una struttura del nord di Londra. Se il Chelsea ha fermamente condannato l’accaduto, lo stesso non si può dire per il West Ham. Nessuna condanna, nessun comunicato. Anzi, da come ha riportato il ‘Mirror’, il primo giornale ad aver diffuso la notizia, pare che Rice non fosse neppure obbligato all’isolamento. Un paradosso che rispecchia quella che è la situazione inglese attuale legata al Covid-19.

E indubbiamente, dopo Noble, la dichiarazione migliore l’ha fatta Angelo Ogbonna, che ha aspramente criticato la gestione della situazione in Inghilterra: “Nessuno si è reso conto del pericolo che il Coronavirus può creare. Sembra che la situazione in Italia non abbia insegnato nulla, pare quasi che si voglia aspettare il primo morto prima di agire davvero”. Come dargli torto.