Il problema delle tifoserie violente è sicuramente una delle pecche più gravi del mondo del calcio.
Il successo e il grande giro di affari che ruota attorno a questo sport sono legati a doppio filo alla grande passione e all’entusiasmo travolgente delle tifoserie.
Purtroppo, periodicamente assistiamo al verificarsi di fatti più o meno gravi che riportano sulle prime pagine di tutti i quotidiani le conseguenze estreme a cui questo sport può dar vita quando diventa una valvola di sfogo per gli animi più violenti: scontri tra tifoserie avversarie, agguati alle squadre che giocano in trasferta e manifestazioni di brutalità e razzismo nelle curve si verificano quasi con cadenza settimanale.
Il fenomeno non riguarda certo la sola tifoseria italiana, basti ricordare gli incresciosi incidenti verificatisi in occasione dell’incontro di Europe League tra la Roma e il Feyenoord. I tifosi ultrà della squadra olandese in trasferta in Italia per seguire il match, misero a ferro e fuoco le vie centrali della capitale causando danni per milioni di euro.
Oltre a muri imbrattati, arredo urbano danneggiato ed automobili date alla fiamme, anche il patrimonio artistico della città venne seriamente danneggiato. Una delle più belle fontane di Roma, la Barcaccia di Piazza di Spagna, fu oggetto di atti vandalici, sebbene fosse stata da poco ristrutturata da una ditta di restauro e riqualificazione di fontane monumentali. Cliccate qui per approfondimenti.
Il fatto che nemmeno i monumenti storici potessero essere al riparo dalla furia delle tifoserie non mancò di generare aspre polemiche circa le responsabilità di questori, forze dell’ordine, società sportive e governi delle due nazioni coinvolte.
Analizzare questo fenomeno al fine di comprenderne le cause ed immaginarne le possibili soluzioni non è facile. In generale, è importante premettere che l’amore per il calcio non ha niente a che vedere con le esplosioni di violenza e disordini che sempre più di frequente si verificano prima e durante gli incontri più attesi. Le persone che prendono parte agli scontri sono spesso più interessate a soddisfare il loro bisogno di scaricare tensioni e frustrazioni con gesti violenti, piuttosto che a sostenere il buon nome ed il valore della loro squadra. I colori della società del cuore diventano, in questi casi, una semplice bandiera sotto la quale raccogliersi per individuare degli alleati ed un nemico (la tifoseria avversaria).
In Italia si è sicuramente osservato un fenomeno particolarmente inquietante negli ultimi anni: in più di un’occasione, le frange maggiormente violente delle tifoserie sono riuscite a tenere sotto scacco squadre e forze dell’ordine arrivando a chiedere la sospensione di incontri con la minaccia di violenze e disordini.
È ovvio che la responsabilità di situazioni così paradossali è da ricercare, non solo nella scarsa efficacia delle misure prese dalla Stato per limitare e controllare il fenomeno, ma anche nel tacito assenso di alcune società sportive spesso attente più ad ottenere consensi che non a garantire che il calcio continui ad essere uno sport sano ed ispiratore di valori positivi.
Come affrontare questo dannoso problema e come restituire gli spalti degli stadi ai veri sportivi e a tutte le persone che desiderano seguire e sostenere le imprese della squadra del cuore in tutta tranquillità e sicurezza?
L’attuazione di norme repressive, anche molto severe, ha storicamente dimostrato una certa efficacia, basti pensare a quanto fatto in Inghilterra dal governo Thatcher in poi: sebbene molte delle misure adottate furono giudicate assai controverse, oggettivamente contribuirono ad arrestare il dilagare delle violenze compiute dagli hooligans inglesi, tanto in patria, quanto nel resto d’Europa.
Come già accennato in precedenza, il problema affonda però le sue radici nel disagio, sia a livello sociale che a livello personale. La soluzione migliore sta quindi nel prevenire quanto più possibile lo sviluppo di personalità violente ed aggressive nei giovani amanti dello sport. I migliori alleati in questa battaglia contro la violenza diventano quindi la famiglia, ma anche istituzioni pubbliche e private come le scuole ed i centri sportivi: solamente inculcando i veri valori dello sport nei più giovani sarà possibile garantire per il futuro la scomparsa di questo fenomeno.
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