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In ogni aspetto della vita delle persone come pure delle società, sportive e non sportive, uno dei momenti più insidiosi e pericolosi che si possono affrontare, si ha quando ci si trova al cospetto di una o più difficoltà o fronti delicati e le persone che combattono al tuo fianco, o che normalmente ti supportano, non si accorgono in pieno delle problematicità in corso o della delicatezza del momento.
Ciò può avvenire per vari motivi: disinteresse, errore di valutazione dovuti a multitasking o stress da lavoro, faciloneria, o infine, ed è questa la cosa più subdola, sottovalutazione di problemi che sembrano affanni momentanei a causa di una situazione di apparente benessere e fluidità.
Quanto sta vivendo Mourinho potrebbe esser ben descritto da questo preambolo che con il calcio sembra aver poco a che fare.
Il Chelsea è secondo in Premier League a 2 punti dagli arci-rivali dell’Arsenal che sfideranno nel weekend entrante, ha ottenuto una qualificazione alla fase ad eliminazione di Champions League senza eccessivi affanni in un girone con squadre che avrebbero potuto presentare tranelli ed insidie e vanta un parco giocatori che, a parere di chi scrive, è il migliore di tutta la Premier League.
Nonostante tutto questo Mourinho si trova a dover affrontare alcune situazioni che a vario titolo sono spinose: in primis il problema attacco che anche nella sfortunata partita contro il SUnderland di Capital One Cup ha confermato la sua aridtà.
In data 19 dicembre 2013, quando questo articolo è stato scritto, Fernando Torres, Samuel Eto’o e Demba Ba hanno segnato 5 reti; ma non 5 reti a testa, 5 reti complessive suddivise in 2 lo spagnolo, 2 il camerunense ed 1 il senegalese ex West Ham.
Senza andare a scomodare attaccanti sublimi come Cristiano Ronaldo, Lionel Messi, Zlatan Ibrahimovic o Luis Suarez, Mourinho sa bene come anche solo il contributo di uno come Diego Costa (17 reti all’attivo in questa stagione) o di un Hulk (9 reti per lui ma c’è chi pensa che il Chelsea sia sfortunato con i giocatori che acquista dalla nazione del “generale inverno”) avrebbero fatto molto comodo ai blues.
E’ vero che nel 2004 Mourinho impostò la squadra su rigidi canoni difensivi concedendo pochissimi goals e perdendo solo 6 volte in stagione in tutte le competizioni (in questa stagione inclusa la supercoppa europea persa ai rigori, siamo già a 7 sconfitte) ma quella squadra aveva la scintilla, aveva gli uomini giusti per sbloccare la partita.
O perlomeno aveva gli uomini che davano l’idea di poter accender la lampadina in ogni momento.
Questa, al momento, sembra una squadra che fa fatica ad acquisire una sua fluidità offensiva, caratteristica questa aggravata poi dalle disattenzione del reparto arretrato.
Ovviamente nessuno a Cobham osa minimamente discutere lo special one ma la Premier League di questa stagione non sarà una easy ride, una cavalcata trionfale.
A questi problemi che potremmo definire “esterni” si aggiungono “questioni interne” con alcuni giocatori che stentano ad essere appianate, e mentre molti altri campionati osserveranno la pausa di riflessione per le vacanze di fine anno, la Premier League proseguirà, e gli aggiustamenti e/o chiarimenti dovranno esser fatti durante il rush di partite tra dicembre e gennaio.
Mourinho vorrebbe vedere un Eden Hazard spendere qualche minuto in più del suo tempo in allenamento, vorrebbe vederlo fare un lavoro suppletivo per migliorarsi e per fare un ulteriore step in avanti che il suo enorme talento gli consentirebbe di fare.
Invece si racconta che il belga sia sempre il primo ad andare in doccia a fine allenamento.
Anche con un altro super campione della squadra ci sarebbero problemi: il nuovo trasparent one non riesce a vedere Juan Mata, giocatore di classe ed intelligenza rare, amato dai fans, ma che è per Mourinho davvero trasparente ed invisibile!
Lo spagnolo non rientra negli schemi del manager e spesso parte dalla panchina ed ha un minutaggio spezzettato co apparizioni discontinue.
Anche David Luiz non sembra in cima alla lista delle preferenze.
Chi invece è totalmente caduto in disgrazia è Ashley Cole: un tempo uno dei cavalli da corsa del Chelsea di Abramovich ora invece in posizione decisamente traballante.
L’analisi può sembrare catastrofista ma noi tifosi del Chelsea sappiamo che momenti di questo tipo possono capitare: la forza e la compattezza della squadra e la coesione creata dal proprio manager saranno decisive per superare questo periodo difficile.
Se poi Torres o Eto’o tornassero quelli del decennio appena andato in archivio, beh molti fantasmi svanirebbero e tornerebbe il sole su Stamford Bridge.
Edoardo Orlandi
EdoardoO83
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