Cosa va e cosa non va nel Manchester City di Guardiola

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Josep Guardiola via One Football

Con la sosta per le nazionali, analizziamo cosa va e cosa non va nel Manchester City di Guardiola. I Citizens, al primo posto in Premier League a quota 71 punti, stanno vivendo una stagione da protagonisti assoluti del calcio inglese ed europeo.

COSA VA

Tante cose. Basterebbero queste due parole per rendere l’idea della stagione straordinaria che sta vivendo la squadra di Guardiola. Analizzando nel dettaglio l’ingranaggio perfetto costruito dal tecnico catalano però, possiamo individuare qualche punto fermo.

Partendo dalla difesa, oltre al solito Ederson, le note positive sono Rùben Dias e Stones. I due infatti, hanno contribuito a rendere la retroguardia dei Citizens la meno battuta del campionato. Sono soltanto 21 le reti subite sin qui in Premier League dagli Sky Blues. Anche in Champions League, la solidità difensiva ha dato i suoi frutti. Solo il Porto infatti, è riuscito a segnare un gol al club di Manchester in quest’edizione della massima competizione europea. Passando al centrocampo poi, la nota positiva è sicuramente Ilkay Gundogan. Il centrocampista tedesco è la vera sorpresa della stagione, dati i numeri da bomber vero. Il numero otto infatti, è il miglior marcatore della squadra con 12 reti segnate in Premier League (in Champions invece, il più prolifico è Ferran Torres con 4 gol). Oltre a lui però, è impossibile non parlare di Kevin De Bruyne. Il belga in maglia diciassette, è il riferimento della squadra. Il giocatore simbolo del City di Guardiola. Ha tutto, non serve dilungarsi troppo nel descriverlo. Fantasia, tecnica, dribbling e velocità. Insomma, uno dei migliori al mondo, in una squadra che punta a diventare la migliore del mondo. Fase passiva migliorata e resa ottimale come non mai, fase offensiva ricca di qualità e idee. Ecco una sintesi di cosa funziona nello scacchiere di Pep.

COSA NON VA

Poco o nulla. In quest’annata strepitosa dei Citizens, Guardiola è riuscito a risolvere il solo ed unico problema che lo assillava da sempre: la solidità difensiva. Come sottolineato in precedenza, con l’arrivo di Rùben Dias e la rinascita di Stones dopo qualche stagione negativa, lo storico punto debole del credo calcistico dell’allenatore catalano è scomparso. Andando alla ricerca di un pelo nell’uovo che possa evidenziare un qualcosa di negativo, possiamo forse parlare della situazione relativa al Kun Aguero. L’attaccante argentino è in scadenza di contratto a giugno e dopo una stagione da comparsa, causa infortuni, quarantene e positività al Covid, la conferma della propria permanenza appare sempre più lontana. Il Barcellona però, osserva da lontano e attende sviluppi. Il neo presidente blaugrana Joan Laporta infatti, potrebbe approfittarne anche come stimolo alla permanenza di Messi in Catalogna. I due sono molto amici, e con l’arrivo del compagno di nazionale, la pulce potrebbe restare. Insomma, una scelta andrà fatta. Altro da aggiungere non c’è. Trovare cose che non funzionano nel Manchester City di quest’anno, è veramente un’operazione impossibile. Almeno per quanto visto sino ad oggi.