FOCUS: La Premier League e il “turismo da stadio”

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La Premier League, è cosa nota, è il campionato più famoso, prestigioso e seguito del mondo, i cui match sono trasmessi in 212 paesi e la cui popolarità travalica da sempre i confini di Albione.

La qualità dei suoi interpreti, la bellezza di un gioco che ci racconta di belle gesta, atletismo e  le narrazioni costruite attorno al calcio britannico gli hanno valso nel tempo l’appellativo di ‘calcio dei maestri’, ed anche gli stadi, scenari di scontri anche sulle gradinate, hanno contribuito e sono diventati parte integrante della mitologia del calcio britannico.

Stamford Bridge, Wembley, l’Emirates stadium, White Hart Lane, ma anche realtà più piccole come Boleyn Ground o Anfield sono da sempre meta di un certo turismo di nicchia, di appassionati di british e casual culture, di sottoculture giovanili e di movimento hooligan, o semplicemente di calciofili senza confini. Negli ultimi anni, invece, la tendenza si sta consolidando, diventando una vera e propria voce di introito del turismo britannico, con l’indotto che ovviamente genera e consolida.

La stessa ministra con delega al Turismo, Helen Grant, ha dichiarato verso la fine del 2014 commentando i dati sui flussi turistici verso l’Isola, che la Premier League è una delle maggiori attrattive del paese, stimando intorno ai  900.000 circa i turisti che ogni anno assistono live alle partite, spendendo in terra britannica una cifra complessiva che si aggira sui 700 milioni di sterline.

Non solo calcio live; non è raro, infatti, trovare comitive di asiatici, mediorientali o europei in semplice visita ai ‘terrace’, che sono pregni di storia e accadimenti né più né meno di un museo: non è raro, anzi, è sempre più frequente, che le società stesse si muovano per agevolare il flusso turistico (e le conseguenti entrate), garantendo orari di accessibilità e visita o creando intorno agli stadi poli attrattivi come il caso del National Football Museum a Manchester.

C’è di più: i club si spingono ad accordi commerciali e di partenariato con gli Stati attraverso appositi dipartimenti dei Ministeri del Turismo; risale ad inizio dicembre, ad esempio, la notizia che il Leicester City ha prolungato la propria partnership con il Dipartimento del Turismo della Thailandia, una relazione avviata nella stagione 2012/2013.

Quello del turismo da stadio è un business che alimenta anche i bilanci delle società, ed il fenomeno inizia ad assumere una configurazione endemica, arrivando a non riguardare solo le società più blasonate, le  cosiddette big dai contratti di milioni di sterline con i diritti TV e che già naturalmente godono di una certa risonanza e rilevanza internazionale, ma anche le società di minor rilievo e con minore bacino di utenza.

A testimoniare il rilievo del fenomeno, i numeri che sta raggiungendo e anche la capacità di annusare la potenzialità commerciale del trend c’è la stipula di un accordo tra l’Ente Nazionale del Turismo Britannico, VisitBritain, e la Premier League stessa, per il cui rinnovo, nel 2013, è stato ingaggiato Steven Gerrard come testimonial d’eccezione.

Dal sito Visitbritain.com, inoltre, è possibile acquistare direttamente i biglietti per i tour negli stadi di Arsenal, Chelsea, Tottenham, Manchester City e Manchester United.

Insomma, una vera e propria strategia di marketing integrato, che coinvolge la globalità della ‘terrace-experience’, integra comunicazione di tipo emotivo a campagne pubblicitarie mirate, trasformando sempre di più il calcio dei maestri in un’affascinante caso di studio per lo sport business, che farà storcere il naso ai puristi del ‘no al calcio moderno’ ma è estremamente in linea con una visione aziendalistica del fenomeno-calcio, il quale muove una quantità inimmaginabile di denaro, circa

Siamo andati a dare una sbirciatina per voi al sito di Visit Britain, sezione ‘Londra’: il tour degli stadi è lì, ben presentato, ben studiato, esiste un pass che dà diritto ad accedere agli stadi anche solo semplicemente per visitarli, rendendo delle mere infrastrutture addirittura un luogo di pellegrinaggio. Stamford Bridge, Emirates Stadium, White Hart Lane, sono luoghi visitabili durante la settimana, veri e propri musei senza opere d’arte, ma ben confezionati ad uso del flusso turistico richiamato a Londra dal mito televisivo e youtubbaro del soccer in B/N o a colori.

E’ certamente una rivoluzione nel turismo verso Albione: da quello che era un fenomeno di nicchia è diventato parte integrante dello sport business che ruota intorno al dio pallone, piaccia o meno è importante registrare il trend…anche il calcio inglese è diventato, in fondo, uno spettacolo inserito nel grande meccanismo dello showbiz.