FOCUS-The Lisbon Lions

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Corsi e ricorsi storici; ieri si è giocata Celtic-Inter gara valevole per l’andata dei 16esimi di Europa League.
Corsi e ricorsi storici dicevamo e infatti Celtic-Inter è stata anche la finale di Coppa Campioni del 1967.
Oggi vogliamo raccontarvi la storia di quel Celtic, dei Lisbon Lions.

Lisbon Lions è il soprannome che fu dato ai giocatori del Celtic che sconfissero l’Inter nella finale, appunto, di Coppa Campioni.
Ma procediamo per gradi.

COPPA CAMPIONI– Nella stagione 1965-66 i Bhoys vincono il campionato e conquistano il diritto di partecipare alla Coppa dei Campioni.
Il primo turno li mette di fronte alla Zurigo; la squadra allenata da Jock Stein liquida facilmente la pratica 2-0 all’andata e 3-0 al ritorno. Nel 3-0 di Celtic Park vanno a segno Gemmel e Chalmers, segnatevi questi nomi perchè vi torneranno utili più avanti.
Gli Hoops agli ottavi trovano il Nantes campione di Francia; pratica liquidata con un doppio 3-1.
Percorso sin qui agevole per gli scozzesi.
Ai quarti arriva però la prima (ed unica) sconfitta per i biancoverdi; 1-0 sul campo del Vojvodina, vincitrice dell’allora campionato Jugoslavo. Al ritorno con le reti di Chalmers e Mcneil, i cattolici, ribaltarono il risultato e si qualificarono per la seminifinale.
Semifinale contro i campioni di Cecoslovacchia, il Dukla Praga. All’andata con la doppietta di Wallace e la rete di Johnstone, il Celtic chiude il discorso qualificazione; il ritorno sarà uno scialbo 0-0.
Per i Bhoys è FINALE!


UNO SGUARDO IN SCOZIA
-Cambiamo per un attimo competizione. Il Celtic vive un momento magico anche in campo nazionale. Infatti gli Hoops vinceranno di nuovo il Campionato, ma conquisteranno anche le tre coppe nazionali: la Scottish League Cup, la Scottish Cup e la Glasgow Cup. I cattolici di Glasgow vinceranno la Divison One con 58 punti, perdendo solamente 2 partite. Percorsi netti anche nelle tre coppe, a farne le spese sono gli odiatissimi rivali dei Rangers e l’Aberdeen che verranno sconfitte in finale. Il Celtic compie il “Domestic Treble” (la Glasgow Cup non valeva ai fini del conteggio, potendo partecipare solo le squadre di Glasgow).

LA FINALE- Riprendiamo da dove avevamo lasciato, la finale di Coppa  Campioni. L’ultimo atto si svolge all’Estadio National di Lisbona e vede gli scozzesi affrontare l’Inter. Jock Stein sceglie il classico 4-4-2: Simpson tra i pali, Craig a sinistra, McNeill e Clark centrali e Gemmel sulla destra, Murdoch e Alud mediani Johnstone esterno sinistro e Lennox esterno destro, davanti Chalmers e Wallace. Herrera risponde con: Sarti-Burngnich-Picchi-Guarnieri-Facchetti- Bedin-Domenghini-Mazzola-Bicicli-Corso-Cappellini.
I nerazzurri vanno subito in vantaggio con Mazzola, che realizza dal calcio di rigore. Da lì in poi fu un assedio totale del Celtic. Auld e Gemmel furono fermati da palo e traversa mentre Sarti ebbe un gran da fare per tenere il vantaggio. Al 62esimo crolla il fortino dell’Inter; Gemmel con un potente destro da fuori area fulmina Sarti e pareggia i conti.
Gli Hoops continuano ad attaccare ed al 85esimo trovano il goal che manda gli scozzesi sul tetto d’Europa; Murdoch calcia e Chalmers devia, è 2-1 Celtic. Il tedesco Tschenscher fischia tre volte… IL CELTIC È CAMPIONE D’EUROPA!

LISBON LIONS- « Abbiamo vinto meritatamente, ce l’abbiamo fatta giocando a calcio. Puro, bello, calcio fantasioso. » Così Stein commentò la vittoria della Coppa Campioni. Quei ragazzi erano riusciti a battere la Grande Inter del Mago Herrera. Per il Celtic, per i Lisbon Lions quello fu “Year of Triumph” ovvero “l’anno del trionfo”. Anno storico, i Biancoverdi sono la prima squadra a compiere il “Treble“: campionato-coppa nazionale-Coppa Campioni; sono anche la prima squadra britannica a vincere la Coppa dalle Grandi Orecchie. C’è un particolare, che voglio usare per chiudere questa storia… Gli 11 giocatori scesi in campo a Lisbona provenivano TUTTI dal vivaio del Celtic ed erano TUTTI nati a Glasgow (o al massimo a 50 chilometri di distanza). Le grandi storie, le grandi leggende, alcune volte, si possono costruire in casa.

Yvan Damiani
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