COTTAGERS CORNER – Where did it all go wrong?

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Solita storia. Non era questa la partita da vincere. Quante volte abbiamo sentito questa frase al termine di una partita del Fulham negli ultimi, diciamo, 18 mesi? A partire dal Manager-Filosofo che l’ha coniata, l’ineffabile Martens Jol, che ne ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia mietendo peraltro molti emuli tra i tifosi affetti dalla classica Sindrome di Stoccolma. Quello che meraviglia è che se prendiamo una analisi di un post partita delle (tante) partite perse e nascondiamo  l’identità del soggetto narrante, leggi Manager, sembra di sentire l’analisi della stessa partita fatta dalla stessa persona: sia Meulensteen che ora Magath la pensano allo stesso modo.

Leit motif o Tormentone? Abbiamo avuto un buon inizio, avremmo potuto segnare, ma siamo stati sfortunati e poi dopo il primo gol preso non siamo riusciti a reagire. Quante volte abbiamo sentito questa analisi? Tante. Troppe. Giochino: chi l’ha fatta questa analisi? Risposta facile-facile: il Manager del Fulham. Uno qualunque degli ultimi 18 mesi.
La verità, ammesso che serva a qualcosa trovarla, sta nel fatto che sono cambiati i Manager ma in campo alla fine ci vanno i giocatori ma se il risultato non cambia significa che i giocatori non sono abbastanza buoni per la Premier League. Stiamo retrocedendo meritatamente, poche storie, e senz’altro non retrocederemo perché ne abbiam preso 5 dal Man City. I guai nascono altrove.
Partendo dalla frase-analisi buona per tutte le stagioni di inizio paragrafo l’inizio è sempre buono(capirai: si parte dallo 0-0 e di questi tempi  che fai lo butti via?); poi qualcosina si osa ma che fai?Fai gol all’Ethiad? Scherzi? (Quelli del Wigan non  hanno scherzato e ne hanno fatti due….); poi siamo stati sfortunati (si certo, il giorno in cui a qualcuno è venuto in mente che Amorebieta è un giocatore di football, quindi tesserabile); e dopo il primo gol non siamo riusciti a reagire (nemmeno dopo il secondo, il terzo e cosi’ via, aggiungiamo noi).

Ridàje…Non era questa la partita da vincere, si vabbè, ma abbiamo provato a chiederci cosa sarebbe successo se avessimo vinto, se ci avessimo provato DAVVERO? La rassegnazione non porta mai nulla di buono, perdere per perdere tanto vale che ce la giochiamo, che buttiamo il cuore oltre l’ostacolo, il Wigan ha dimostrato che il City non è affatto imbattibile, e poi vivaddio non è questo il campionato piu’ bello del mondo proprio perché non ci sono risultati scontati e l’ultima in classifica (e siamo NOI!) può battere chi sta tra le prime? Eddai su….!
Tutte queste premesse sono inutili se una squadra è senza un’idea di gioco, senza una tattica di partenza, uno straccio di strategia, in una parola senza un’anima. Qual era l’idea di Magath? Vedere come va (maluccio diciamo noi) e poi dopo aver preso il primo gol “sbragare” di brutto? Se questa era l’idea di Magath direi che ha fatto un ottimo lavoro e per marzo lo farei Manager of the Month.
Poi nella conferenza stampa celebrativa dopo aver incassato i complimenti potrebbe spiegarci quel’è il male oscuro che attanaglia l’acquisto piu’ esoso della nostra storia, tale Mitroglu, con un rapporto spesa-resa di grandissimo dislivello (12 milioni di pounds; 30’ giocati, 0 gol); potrebbe spiegarci come  mai Holtby in panchina fino al 3-0; potrebbe spiegarci come mai Amorebieta in campo; potrebbe spiegarci come mai Cole e Tunnicliffe Cole ceduti in prestito perché troppo giovani e invece Roberts e Woodrow in campo nell’ 11 titolare col rischio di “bruciarsi”?

Last bell. I tifosi piu’ fiduciosi, sempre meno per la verità, continuano a fare tabelle e tabelline per vedere come possiamo fare il miracolo, appellandosi i piu’ speranzosi al nostro Great Escape  del 2008 con l’avvento di zio Roy. E’ vero, la matematica non ci condanna e tutto è possibile, ma la verità è che quella squadra aveva un anima e i giocatori davano tutto. Ecco la differenza.
Ultima chiamata domenica prossima, di nuovo in diretta tv (sic!), contro l’Everton. Serve una vittoria che dia una scossa di fine stagione.
Sempre che non si cominci a dire che “non è con l’Everton che dobbiamo vincere”….
Hope (less).

Giancarlo Manunta
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