IRONS CORNER – I 10 punti di Gold e Sullivan (parte 1)

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Prima di ogni altra considerazione sappiate che, per quanto le vittorie sugli odiati Spurs mi abbiano entusiasmato, indossare questa maglietta “commemorativa” (acquistabile da qualche giorno sul sito ufficiale degli Irons per £20) vi farà sembrare abbastanza ridicoli: in primo luogo perchè battere il Tottenham per noi dovrebbe essere ordinaria amministrazione, poi perchè così daremmo a quella squadra un’attenzione che non si merita, ed infine perchè è terribilmente di cattivo gusto, quasi come la media degli outfit di AC9!

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Tornando alle cose serie, ora che la stagione è finita mi piacerebbe andare a riprendere quei dieci punti che i cari Gold e Sullivan avevano stilato come basi del progetto West Ham nel 2010 e capire che ne è stato di tutti quei buoni propositi.

1. Nominare il manager giusto – Il piano era scegliere un manager esperto che portasse bel gioco e, col tempo risultati: Allardyce?

Su Big Sam e i suoi atteggiamenti, soprattutto verso i tifosi e la stampa, si possono dire molte cose; se ci atteniamo ai risultati conseguiti sul campo effettivamente non si può dire che siano stati oltremodo deludenti, anzi: pronti via promozione in Premier, salvezza tranquilla al secondo anno e mantenimento della posizione in quest’ultima stagione, con qualche puntata di coppa (in positivo e in negativo).
Eppure… ci sono le promesse di riportare il calcio che entusiasma ad Upton Park non mantenute, ci sono le patetiche scuse da Big Fuffa propinate alla solita stampa prona a bersi qualunque sciocchezza degli addetti ai lavori dopo ogni sconfitta, c’è un allenatore che non ha mai saputo integrarsi davvero nella famiglia claret&blue.
Quando mai nella storia del West Ham ci sono state tante e tali contestazioni del manager in carica?
Certo i tempi cambiano e il calcio non è più quello di una volta: nel ventesimo secolo il WHUFC ha cambiato solo otto allenatori in cento anni (Syd King 31 anni; Charlie Paynter 18 anni; Ted Fenton 11 anni; Ron Greenwood 13 anni; John Lyall 15 anni; Lou Macari 1 anno; Billy Bonds – 4 anni and Harry Redknapp 8 anni), ad oggi invece, nello sfavillante ventunesimo secolo siamo già a quota 6, tuttavia, se un allenatore brucia i giovani più talentuosi, viene costantemente contestato e spacca la tifoseria ( #bigSamArmy VS #fatSamOut)con atteggiamenti di scostante superiorità, c’è qualcosa che non funziona.
Al di là di alcuni risultati positivi (come con gli Spurs), per cui ho giustamente gioito come ogni vero tifoso claret&blue, raramente in stagione mi sono trovata soddisfatta alla fine di un match, quale che fosse il risultato: sì tanti infortuni, sì a volte decisioni arbitrali non limpidissime, ma da lifelong Hammer mi aspetto decisamente di più… record di clean sheets?
Ma chi vuole vincere 1 a 0 quando si può vincere 5 a 4? Altrimenti diventiamo pure un anonimo club di bassa classifica, che bada al risultatino ed è felice della sua perenne mediocrità… siamo il West Ham accidenti! Magari #nonvinciamomai, ma di sicuro il nostro spirito deve trasparire fuori e soprattutto dentro il campo da gioco, questo Big Sam non sembra averlo capito, pertanto mi spiace Gold e Sullivan, il punto 1., nonostante i buoni propositi, è stato decisamente “toppato“.

2. Acquistare nuovi giocatori – Visto che per troppo tempo ci si era occupati di far cassa con le partenze, il nuovo obiettivo era di rinforzare la rosa con acquisti mirati di giocatori che condividessero visione e obiettivi del club.

Qui luci e ombre, accanto ai soldi buttati per i vari Rat, Diarra, Joe Cole, Borriello, Maiga, Johnson, Demel e la lista potrebbe continuare, troviamo buoni acquisti: il botto con The Second Coming Andy Carroll, Capitan Nolan, il nostro portierino Adrian, Ravel Morrison (nonostante la sua testaccia dura) ed ora Zarate, solo per fare degli esempi.
Il problema è non disperdere denaro con giocatori finiti/rotti/svogliati ed andare a prendere solo elementi di buon livello, seriamente motivati a spendersi per una maglia che ti chiede una dedizione completa, ma ti ripaga come poche altre nel panorama calcistico mondiale. Questo purtroppo non è stato sempre il filo conduttore delle campagne acquisti dei nostri Martelli: vuoi per lo scarso tempismo nell’approfittare delle opportunità, vuoi per l’incaponirsi dell’allenatore su certi nomi, vuoi perchè manca a livello dirigenziale un vero uomo-mercato.
Nel complesso, comunque, mi sento di poter promuovere la società sul punto 2., ma li rimanderei a settembre per vedere la rosa completa ’14-’15.

3. Investire nell’Academy – Nell’ottica del seguire la West Ham way, la dirigenza si proponeva di insistere con gli investimenti nell’Academy, al fine di riportare la nostra squadra ai fasti delle origini che le sono valsi il nickname di The Academy of Football.

Bene la conferma di Tony Carr alla guida del settore giovanile, si tratta di una delle figure più influenti del calcio britannico, e certamente è un personaggio che sa bene come tirare fuori il meglio dai suoi ragazzi: dal 1973 impasta, cuoce e sforna con ottimi risultati i nostri giovani talenti.
Certo la sua presenza è condizione essenziale per il successo del progetto di rilancio del football made in West Ham, tuttavia c’è il rischio concreto di vedere vanificato il suo lavoro se poi ai ragazzi non viene data alcuna possibilità in prima squadra, o peggio li si lancia dall’areoplano senza paracadute, come accaduto in stagione nella sciagurata trasferta a Nottingham.
Insomma il problema è questo: l’allenatore pensa di dar corso seriamente a questo progetto o troveremo in futuro sempre più situazioni come il taglio di Ravel Morrison o le pene del rinnovo di Lee Elliot, accompagnate dall’ingaggio di giocatori già “arrivati” a chiudere le poche possibilità di mettersi in mostra?
La gestione Allardyce/Gold/Sullivan sta mancando questo obiettivo fondamentale per il futuro del club, e sarebbe bene che manager e dirigenza riflettessero più attentamente su quanto fatto fino ad ora per aiutare la nostra meglio gioventù ad aprirsi la strada verso un luminoso avvenire: non avremo mai (per fortuna) le disponibilità economiche dei magnati del gas e del petrolio, la via per poter competere coi “grandi” allora deve essere quella di creare valore all’interno del club.
Così speriamo un domani di poter vedere in campo sempre più Academy graduated come l’Hammer of the year ’13 – ’14, l’Eminenza Grigia Mark Noble: giocatori che sanno cosa significa fare parte della famiglia claret&blue e capiscono l’importanza ed il peso di questa maglia.

A mio modo di vedere, dunque, fino ad ora due obiettivi su tre non sono stati centrati dai nostri prodi condottieri da scrivania, per scoprire i successivi top/flop della dirigenza Hammers vi rimando all’appuntamento con l’Irons Corner di venerdì!

p.s. #nonvinciamomai – aggiornamento sui risultati dei Martelli d’Italia alla seconda edizione del Torneo Italian Connection: ultimi sul campo nonostante la preparazione meticolosa ed il furore agonistico dei ragazzi, i Martelli si confermano dominanti sugli spalti ed élite del bancone… vera incarnazione della West Ham way, complimenti a tutti, ragazzi!

COME ON YOU IRONS!

Elisa Villani