Sono sempre stata orgogliosa di appartenere alla grande famiglia claret&blue, porto con onore i nostri colori, sostengo sempre con entusiasmo i nostri ragazzi, al di là del risultato in campo, e proprio per questo, non posso non commentare con amarezza lo spettacolo offerto dalla squadra, sconfitta sabato ad Upton Park dagli Eagles.
VERGOGNA – C’era da onorare uno di famiglia, uno di noi, Dylan Tombides, un ragazzino di soli vent’anni scomparso troppo presto, c’era da lasciare impresso nella memoria degli astanti il carattere e il cuore dei veri Irons, quelli che non lasciano indietro nessuno di cui il #38 era un grande esempio, c’era da dimostrare con impegno e sudore che dietro le varie celebrazioni si trovava condivisione vera e voglia di mantenere vivo un ricordo bello, come quella foto di Dylan con le braccia incrociate. True Hammer.
Lo spettacolo a cui invece abbiamo assistito sabato, e ancor peggio, le giustificazioni del dopo-partita mi hanno lasciata tra il basito e il nauseato, al punto che mi sono vergognata per gli undici in campo e per il nostro coach!
Squadra svogliata, apatica, a malapena sufficiente: poca voglia di correre, poca voglia di lottare, zero idee ed evidente il pensiero che passava nelle teste dei giocatori claret&blue “tanto il pareggio va bene ad entrambi“, poi a scombinare i piani il rigore, il vantaggio del Crystal Palace e il nulla più totale fino a fine gara.
IL PEGGIO PERO’ DEVE ANCORA ARRIVARE – Con dichiarazioni della nostra guida tecnica nel post-partita del tenore di “sì, abbiamo sbagliato, ma è anche colpa dell’arbitro perché ci manca un rigore“, e “sì, i ragazzi in effetti erano molto emozionati per Dylan, hanno faticato a concentrarsi sul calcio” credo che ci sia ben poco da commentare. Ennesima occasione persa per, non dico dire qualcosa di profondo a fronte di una tragedia che rende il ridicolo risultato di una partita insignificante, ma almeno per tacere.
Mi permetto esclusivamente di sottolineare una cosa: nelle precedenti partite con Reds e Gunners avevo lodato i nostri ragazzi, perché ben al di là del punteggio finale, avevano messo in campo un cuore ed un gioco da veri Martelli, rendendoci orgogliosi… tuttavia dopo quanto visto sabato mi pongo una domanda: non è che per caso tutto questo furore agonistico in partite con tali “big clubs” sia dovuto più al mercato estivo in arrivo, che alla voglia di far bene per questa maglia e per questi tifosi? Mettersi in mostra davanti al mondo (quanti saranno stati gli spettatori TV del match col Liverpool?) per cercare di strappare un buon rinnovo, o una bella squadretta danarosa, mentre in fondo, a chi vuoi che importi di un pareggio già scritto con il non prestigiosissimo Crystal Palace?
Qualcuno purtroppo si è dimenticato, però, di avvisare Pulis&co., che hanno onorato il match, portando a casa una importante vittoria in trasferta che si concreta addirittura nella quinta consecutiva per gli aquilotti, sempre che a qualcuno, in giornate come questa, interessi il dato statistico.
VERI HAMMERS – Sono rimasti solo i tifosi ad onorare degnamente la memoria del #38, numero che tra l’altro verrà ritirato, come il #6 dell’unico e solo Bobby Moore: un minuto di applausi dello stadio intero e la maglia portata al centro del campo dal padre e dal fratello del ragazzo, anche lui studente dell’Academy. Certo Dylan non è stato il capitano di tante vittorie, né un calciatore da copertina, come ne girano parecchi ultimamente, però tutti i supporters del West Ham conoscevano la sua storia, e grandissimo è stato il cordoglio per la sua morte… forse perché se sei un tifoso degli Hammers in fondo ti importa decisamente più di come combatti la tua battaglia che della vittoria, e Tombides è stato uno che ha lottato davvero: ha attraversato il mondo partendo dall’Australia per inseguire un sogno che per i più è impossibile, è riuscito ad entrare nella grande famiglia claret&blue debuttando persino in prima squadra con le sue sole forze, ed infine ha lottato fino all’ultimo contro un nemico che non poteva essere sconfitto, a testa alta e senza piangersi addosso… ecco forse è per tutto questo che Dylan è così importante per noi Irons da ritenere giusto ritirare la sua maglia, probabilmente è per questo che noi non lo dimenticheremo, perché è stato un vero Hammer, perché è uno “di quelli del West Ham”.
Ed è per lui, e per tutti quanti voi tifosi intorno al mondo che mi sento orgogliosamente parte di questa famiglia claret&blue, nonostante gli show indegni di squadra e allenatore, è per questo che trovo ancora la motivazione per cantare ad alta voce:
COME ON YOU IRONS!
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