La storia di Schurrle: campione del mondo, flop al Chelsea e il ritiro

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Andre Schurrle (©Getty Images)

La favola di Schurrle è una di quelle che di certo non ti annoia, piena di alti e bassi, ma che alla fine purtroppo non termina con un lieto fine, come dimostra il ritiro a soli 29 anni.

André esordisce tra i professionisti con la maglia del Mainz, dove rimarrà per 2 stagioni, per poi passare al Bayer Leverkusen nell’estate del 2011. È proprio qui che si consacra e attira l’attenzione di mezza Europa, tra cui il Chelsea di José Mourinho, che lo ingaggerà a giugno 2013 per una cifra che si aggira attorno ai 22 milioni di euro. Nella prima stagione in blue Schurrle colleziona 43 presenze e 9 gol tra campionato e coppe.

Nell’estate successiva ci sono i mondiali in Brasile e André fa parte della selezione tedesca di Low. Una competizione indimenticabile per questo ragazzo, con una doppietta nella partita contro il Brasile vinta 7-1  e l’assist in finale per l’amico Gotze. Schurrle si trova così ad essere campione del mondo a soli 23 anni.

Da quel punto in poi, si può dire però che la sua carriera sia andata calando. Nella sua seconda stagione al Chelsea, una salmonella presa durante una trasferta in Polonia, lo terrà lontano dal terreno di gioco per parecchio tempo, e una volta rientrato non sembra più essere lo stesso giocatore.

I Blues lo cederanno poi al Wolfsburg, dove vivrà un ultimo sussulto ad alti livelli con 12 gol e il secondo posto in Bundesliga nel 2015/2016. Successivamente seguiranno due anni poco brillanti al Borussia Dortmund e dopodiché inizierà un ciclo di prestiti. Prima al Fulham, con tanto di retrocessione in Championship e poi in Russia con la maglia dello Spartak Mosca. Questa sarà l’ultimo capitolo della sua storia, infatti il 17 luglio 2020 annuncia il suo ritiro dal calcio giocato con queste dichiarazioni:

“Non ho più bisogno di prendermi gli applausi. Le ombre si sono fatte sempre più buie e le luci sono poche. Ho maturato questa decisione già da tanto tempo”.

Si conclude così dunque la favola di André Schurrle, con qualche rimpianto e un po’ di malinconia, per quella che poteva essere una storia ben più gloriosa.

Paolo Mossini