O’S CORNER – L’inizio dell’avventura

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Leyton Orient

Cari amici, cominciamo col ringraziare Passione Premier League per l’opportunità che ci è stata concessa, noi ovviamente faremo il massimo per onorare sempre questo spazio per parlare del nostro Leyton Orient.
Prima di cominciare a raccontare questo inizio di stagione,  eccovi una brevissima introduzione su di noi. Leyton Orient FC Italia nasce nel 2011 dalla passione di due ragazzi per il calcio inglese lontano dai riflettori della Premier. Verso la fine dell’anno, la passione per il campionato di League One assume due colori: il bianco e il rosso. La Storia dell’Orient, secondo club più antico di Londra, legata a doppio filo all’evento principe dell’inizio del Novecento e, da sempre, con iniziative di ogni tipi, al quartiere di Leyton, unico club, in un paese di “rovers” e “United” ad avere l’appellativo “Orient” nel nome, ci ha letteralmente rapiti.  Un anno dopo la folgorazione, è nato il sito con l’intento di raccogliere in una comunità i tifosi O’s d’Italia diffondendo analisi e notizie, in italiano, sul mondo dell’Orient.

Ma veniamo a noi, e a questa stagione che rappresenta un “anno uno” di fondamentale importanza. La scorsa stagione si è risolta con una retrocessione clamorosa, di fatto maturata con gli stessi effettivi che, una anno prima, si sono giocati la finale Playoff per l’accesso alla Championship. Il disastro è, di certo, figlio degli errori di valutazione della nuova proprietà italiana che, appeso il cappello, ha italianizzato la rosa, con gli arrivi di Plasmati e Dossena, e la società, affidandosi a un tecnico italiano ed inesperto come Fabio Liverani dopo la “fuga” di Slade in direzione Cardiff nel mese di Settembre.
Il disastroso epilogo ha avviato una riflessione profonda in seno alla società che è tornata ad affidarsi a un management di stampo inglese con un allenatore, Ian Hendon, che non solo è un ex giocatore dell’Orient, ma ha già maturato una discreta esperienza come tecnico. Anche la rosa ha subito una profonda modifica; sono, infatti, ben nove i volti nuovi arrivati in biancorosso, a cui si aggiungono le conferme di Baudry, capitano da quest’anno, Pritchard, James e, su tutti, Dean Cox su cui si erano avventate anche squadre di Championship a fronte di diciannove cessioni, alcune particolarmente dolorose come quelle di David Mooney, Kevin Lisbie, Romain Vincelot e Capitan Clarke. La società, salvo Clohessy e Moore giocatori esperti ma non vecchi, ha puntato su giovani in cerca di affermazione o riscatto che si stanno certamente dimostrando all’altezza del compito; inoltre, sono stati promossi stabilmente in prima squadra Semedo, Kashket ed Harry Lee, tre dei più promettenti prospetti dell’Academy “O’s” per quello che è, a tutti gli effetti, un progetto a lungo termine che, nelle intenzioni, dovrà portare questa squadra alla Championship in tempi ragionevoli, e il cui primo step è, dichiaratamente, l’immediato ritorno il League One.

Ian Hendon ha portato, dopo il quadrienno Slade, incardinato su un ultraortodosso 4-4-2 che comunque non ha impedito all’Orient di essere anche spettacolare, una piccola rivoluzione tattica impostando la squadra con il 4-3-1-2, sistema di gioco piuttosto inusuale per il calcio inglese, specialmente al di sotto della Championship dove l’unica variazione rispetto al modulo classico pare essere la difesa a cinque. Al momento l’idea sembra vincente e, dopo otto giornate, l’Orient è primo con 17 punti a più uno su Plymouth e Portsmouth con una differenza reti di +6 grazie a 15 goal fatti, frutto di cinque vittorie, due pareggi e una sconfitta, esterna, maturata contro l’Exter. La punta di diamante è Jay Simpson, assolutamente rigenerato da Hendon, e perfettamente a suo agio nel ruolo di seconda punta in questo sistema di gioco tanto da realizzare 6 goal, solo due in meno dell’attuale capocannoniere, Ibhere, peraltro ex Orient. Il suo compagno di reparto è McCallum, giovane prodotto del vivaio West Ham alla ricerca della prima vera occasione della sua carriera e che, al momento, oltre ai tre goal realizzati, si è reso protagonista di ottime prestazioni. In questo contesto, dove tra i pali c’è ancora Cisak, giocatore tranqulliamente da Championship, dove la difesa è un peretto mix di giovani di belle speranze e giocatori esperti, dove il centrocampo ha gambe e idee e l’attacco segna con regolarità, c’è l’uomo-simbolo della squadra chiamato a fare la differenza: Dean Cox. Deano, ogni anno, viene accostato a squadre di Championship o concorrenti dell’Orient in League One ma pare aver scelto, a ventotto anni, di legarsi stabilmente e, forse, a vita all’Orient. Nonostante la rinnovata coorte di Slade, manager del Cardiff per il quale ha giocato prima al Brighton e poi all’Orient, Dean ha respinto tutte le offerte e ha voluto rimanere, anche in League Two, con l’Orient. Cox è, per distacco, il miglior giocatore di questo campionato ed è, di conseguenza, l’uomo che deve fare la differenza con i goal, quando i momenti si faranno decisivi, e col suo continuo apporto di assist e giocate spacca-partita. Il primo riconoscimento al, finora ottimo, lavoro dell’Orient è arrivato già alla fine del mese di Agosto quando Cox ed Hendon sono stati eletti Giocatore e Allenatore del Mese, certificando l’ottima impressione che le quattro vittorie nelle prime quattro gare hanno fatto anche tra gli addetti ai lavori.

L’unica incognita che grava sull’Orient è la panchina corta, formata da giovani di belle speranze e dove manca un quarto attaccante, anche se Hendon si è dimostrato intenzionato a trasformare Kashket in una punta pura; possibile soluzione alle poche varianti di una rosa dove quella principale è costituita da Turgott, ala di scuola West Ham, che consente una facile passaggio al 4-4-2 con tanta spinta, potrebbe essere l’ingaggio di Kevin Nolan, ex capitano trentatreenne del West Ham, amico di Mr. Hendon,  che da qualche settimana si sta allenando proprio con l’Orient che si è fatta sotto per ingaggiarlo nonostante la concorrenza di diverse squadre, Bolton, sua ex squadra, su tutte.
Insomma, al momento il nuovo corso sembra andare nella direzione giusta, il tecnico è giovane e capace e la rosa, specie nei titolari, sembra all’altezza del compito, difficile ed importante, ma alla portata di questo gruppo