TOFFEES CORNER – Everton, alla ricerca della continuità

0
675
everton-eto'o

Siamo partiti per il Galles che era una bella giornata, non molto fredda ma soleggiata. Siamo partiti con destinazione Swansea City, una destinazione generalmente amichevole, dove l’Everton nei venti incontri totali con la formazione di Garry Monk ha fin qui totalizzato tredici vittorie, sette pareggi ed una sola sconfitta, il 3-0 che però buttò l’Everton fuori dalla Capital One Cup l’anno scorso.

Ma le tradizioni, a meno che non siano culinarie, non sono vincolanti per nessuno, soprattutto ad inizio stagione, soprattutto con un Everton che cerca continuità dopo un’alternanza di prestazioni culminata nel successo contro il Chelsea, che però da solo non basta a far sorridere tifosi ed addetti ai lavori. Sicuramente il buon comportamento della squadra lontana da Goodison Park, protagonista di una vittoria contro il Southampton al St Mary’s Stadium per 0-3 e il pareggio a Londra in casa del Tottenham non può essere solo frutto del caso, quindi ci si aspetta una squadra aggressiva, che facendo del possesso palla alto un suo leitmotiv, anche e soprattutto per una piccola fragilità nelle retrovie, il reparto più falcidiato dagli infortuni, riesca ad imbrigliare la manovra dei Cigni per poi eventualmente colpirli senza pietà ed incassare tre punti che fanno sempre classifica ma fanno soprattutto morale.

Abbiamo ancora tutti negli occhi il primo anno di Martinez, che fu – a dire il vero – un anno magico per tutta la squadra, con una striscia positiva di dieci partite senza sconfitte da ottobre a dicembre, culminate nella vittoria per 1-0 ad Old Trafford, contro il Manchester United dell’ex manager David Moyes e col pareggio cinque giorni dopo all’Emirates Stadium contro l’Arsenal a cui si è aggiunta un’altra striscia positiva di sette partite consecutive vinte tra marzo e aprile, tra cui indimenticabile è il 3-0 sempre ai danni del povero Arsenal, che proiettò la squadra nel bel mezzo della lotta Champions. Ma abbiamo ancora negli occhi l’inconsistenza della scorsa stagione, sulla falsariga della quale sembra essere iniziata anche questa stagione 2015/16. Non fraintendetemi, non sto dicendo che i ragazzi siano bidoni, è però innegabile che manchi quel cinismo e quella cattiveria sottoporta che ha reso i nostri ragazzi protagonisti sulla bocca di tutti nell’anno del mondiale ma che non hanno poi saputo confermare nell’anno successivo.

Dicevamo della difesa come reparto maggiormente messo alla prova dagli infortuni, è per questo che se da un lato celebriamo le trecento presenze di Capitan Jagielka nell’undici dell’Everton, dall’altro lato stiamo ammirando due ragazzini. Brendan Galloway sta diventando ormai un veterano nella posizione che era di Leighton Baines fino a prima dell’infortunio, ed è proprio per un altro infortunio, stavolta ai danni di Seamus Coleman, sulla fascia destra, che fa il suo esordio da titolare Tyias Browning, delizioso prodotto homemade dalla nostra Academy, chiamato ad un compito complicato. Il punto di forza di Coleman è infatti la capacità di spingere, ovviando anche al (già) calo di Arouna Kone su quella fascia. Browning non è lo stesso tipo di giocatore dell’irlandese e per questo la fascia destra veniva vista un po’ come la terra di nessuno, su cui sarebbero provenuti la maggior parte degli attacchi avversari. Dobbiamo invece constatare come Browning, al cospetto di Jefferson Montero, che è comunque un’ala veloce e sicuramente con una buona esperienza in campionato, non si sia scomposto, mettendo la sua forza fisica e velocità al servizio della squadra per limitare l’attacco dell’ecuadoriano dello Swansea. Per essere la prima da titolare, per di più non nella sua posizione ottimale, essendo un centrale, ha ripagato totalmente la fiducia del mister. Con una sciabolata morbida invece arriviamo sulla fascia sinistra del campo, dove troviamo un Galloway molto convincente, sta prendendo confidenza col gioco della squadra e guadagnando in sicurezza si propone anche molto di più, arrivando a sfiorare per ben due volte il suo primo gol in Premier League con la maglia dei Toffees e sigillando un’ottima prova della difesa, mai seriamente impegnata da uno Swansea poco in palla.

Con un Ross Barkley protagonista dei meccanismi di gioco della squadra di Martinez, e mai seriamente preoccupato dal fatto di avere uno Shelvey sul groppone, la nota di demerito in questa partita, che l’Everton avrebbe dovuto vincere con almeno due gol di scarto, va all’attacco. In una partita che ha visto un buonissimo Everton che, stando alle statistiche, vince il confronto ai punti potendo contare su una percentuale superiore di possesso palla, tiri, punizioni, calci d’angolo e di occasioni da rete, il rimprovero va ai tre davanti. Lukaku particolarmente scialbo e sprecone, Naismith non può metterci sempre la pezza, Kone si è visto solo nel riscaldamento prepartita. Il risultato è descritto tristemente nell’infografica qui sotto, con l’Everton che va alla conclusione per ben diciassette volte, centrando però lo specchio della rete soltanto due volte, giusto in tempo per scattare un paio di foto a Fabianski mentre svolge il suo lavoro.

Un gol avrebbe giustificato la supremazia dell’Everton e nessuno avrebbe avuto niente da ridire. La cosa che non è piaciuta però, è la tendenza a dimenticare che se durante le partite qualche giocatore non svolgesse efficacemente il proprio ruolo, le regole del calcio consentono di sostituirlo. Che senso ha aver speso per Deulofeu, aver annunciato in pompa magna il suo ritorno, se il ragazzo finora non ha potuto contare che su scampoli di partita? Sicuramente Gerard ha il passo necessario per scombinare le difese, ma se è l’unico fresco in una squadra che sta spendendo molte energie, da solo non può far molto. E, domanda calda, a prescindere da quel che gli è frullato in testa per farsi buttare fuori dopo soli 113 secondi, che senso ha inserire Mirallas solo al novantaduesimo minuto? Le sostituzioni tardive non si fanno solo quando la squadra vince, per perdere tempo? O l’allenatore era davvero convinto che il belga in due minuti potesse non solo entrare nel match ma anche cambiarlo?

La ricerca della continuità passa anche attraverso una valutazione sostanziale ed oggettiva degli uomini a disposizione, relazionata al loro ruolo in campo e alla possibilità di modificare il modulo di volta in volta per contrastare gli avversari o semplicemente per amalgamare meglio le forze in campo. Ostinarsi col riproporre giocatori bolliti come il caro nonno Arouna o giocatori che magari ogni tanto potrebbero anche sentire la necessità di tirare il fiato, come Romelu porta solo ad un livellamento verso il basso della squadra, che resta sempre incompiuta ed incapace di tenere botta per più di una settimana, incapace di volare sulle ali dell’entusiasmo, incapace di ottenere il massimo risultato anche a fronte di un minimo sforzo, quale sarebbe stato quello necessario per battere i gallesi. La fotografia di Lukaku che tira a botta sicura spedendo la palla probabilmente in faccia a qualche altro tifoso è il fermo immagine che Martinez dovrebbe appendere di fronte al suo letto, in modo tale da avere sempre presente questa dualità tra quel che dice la carta e quel che dice il campo. Storie raccontate da voci diverse, che non sempre coincidono.