SORTEGGI CHAMPIONS – Manchester United vs. Bayern Monaco. Ti ricordi, quella volta…?

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tabellino barcellona arsenal

Ci sono momenti crudeli, nella vita. Non brutti e basta. Crudeli.
Straordinariamente belli per chi li vive da vincitore, ingenerosamente umilianti per chi ne esce sconfitto.

Il 26 maggio di qualche anno fa (era il 1999), al Camp Nou di Barcellona, 90˙045 spettatori assistettero ad una partita di calcio. Banalità? Tutt’altro. La maggior parte delle partite inizia e finisce, senza clamori, senza scossoni, senza rovesciamenti di fronte; o comunque, nella normalità di ciò che può accadere in una partita. Ma quella sera fu il calcio, nella sua cruda imprevedibilità, a farsi bello davanti a tutti.
Si può perdere una finale di Champions League vedendosela passare davanti a tre minuti dalla fine? Si può continuare a credere che il calcio abbia un senso dopo aver preso due gol in tre minuti di recupero? Si deve. Perché il senso di Manchester United vs. Bayern Monaco quella notte rappresentò lapidariamente, plasticamente la sconvolgente bellezza di questo nostro sport.

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Lo United realizzò il “treble”, la tripletta: campionato, coppa nazionale e Champions League: fu l’anno di David Beckham, fu un anno d’oro.

Forse non ha molta attinenza, oggi, rispolverare quella partita; è vero, il sorteggio ha detto che sarà Manchester United vs. Bayern Monaco, ancora, nella doppia sfida (1 e 9 aprile) di quarti di finale. Ma le cose sono cambiate. L’anno scorso a prendere tutte le coppe che gli sono passate davanti è stato il Bayern, a sputare fuoco sugli avversari, a insegnare calcio con brutalità, quasi violenza. Sta continuando questa passeggiata gloriosa anche in quest’annata, con Pep Guardiola in panchina; mentre lo United sappiamo in quali acque navighi…

LA REALTA’ DEI FATTI – Ci si può prendere bonariamente in giro, dicendosi che davvero il calcio è imprevedibile, che davvero certi minuti capitano per farsi ricordare, che non basterebbe una vita sportiva per abituarsi alla stranezza del calcio: ma lo faremo dopo. Prima, è il momento di ricordare che:

1) il Bayern Monaco è primo in Bundesliga con 71 punti, a +23 sulla seconda, il BVB;

2) il Manchester United è settimo in Premier League, con 48 punti;

3) il Bayern ha una differenza reti pari a +62 (74 fatti e 12 subiti);

4) il Manchester United ha segnato 46 gol, subendone 34;

5) il Bayern Monaco non ha mai perso in Bundesliga quest’anno;

6) il Manchester United ha subito 9 sconfitte in 29 partite di campionato.

Si potrebbe continuare a lungo, ma fin troppi amanti di calcio hanno chiara la situazione.

RVP OUT – E come se non bastasse, i mali non vengono mai da soli: Robin Van Persie sarà fuori per un periodo che va dalle 4 alle 6 settimane, a causa della distorsione al ginocchio occorsagli nel match di Champions League contro l’Olympiakos mercoledì scorso. Salterà, dunque, entrambi i match di Coppa, che poi, diciamocela tutta, sono ciò che davvero conta in questa stagione per lo United. Potrebbe essere l’occasione giusta per rivedere Chicarito in campo, anche se tante volte – troppe? – Moyes ha preferito puntare su Welbeck.

COSA SERVE DAVVERO? – Sarà difficile comunque per Moyes mettere in ordine le idee, rendersi conto della gravità sportiva della faccenda. Ma, ci chiediamo, può realmente una tattica – foss’anche la migliore – fermare quelli lì? Escludendo l’ipotesi che il tecnico riuscisse a trovare la strada migliore possibile per affrontare i bavaresi sul piano tattico, basterebbe?

I tifosi dei Red Devils oggi, alla notizia di quanto emerso dalle urne di Nyon, hanno manifestato il loro entusiasmo attraverso i social network: si leggevano frasi del tipo “lo United vince quando si deve vincere”, o “preparatevi”; qualcuno ha addirittura azzardato un “R.I.P. Bayern”. Il commento che ha ottenuto il maggior numero di “likes” (ben 1˙267) recita: “We will win it! / Remember 1999”. Quasi un monito.

La realtà è che sarà davvero un inferno. Servirà coraggio, un coraggio immane. Sfrontatezza, quasi tracotanza, per aggirare gli dei del bel calcio; quegli dei che staranno a guardare le due partite, e non sopporteranno di essere sfidati da chi non crede in se stesso. Moyes dovrà fare una cosa, fondamentale, che potrebbe valergli una stagione (e forse di più): ricordare di essere seduto lì, dove tanti vorrebbero essere, e di avere una sola possibilità di far parte di quella leggenda. E che certi pezzi di storia passano nel breve spazio che corre tra “ormai è finita” e “non ci credo”.

Un commento di un altro tifoso, proverbiale, si innalza sul piano della storia; cita Churchill e scrive: “Se stai attraversando l’inferno, continua a camminare”.

Come se non ci fosse un domani.

Ilaria Ferraro