In un mondo in cui si tende sempre ad esagerare e ad accrescere l’effettivo valore delle cose, dei sentimenti e delle affermazioni, l’assunto che, per i tifosi del Chelsea FC, lo Stamford Bridge sia più di uno stadio potrebbe sembrare una frase ovvia, per non dire scontata.
Andando però ad analizzare le pieghe della storia di questo impianto ci si accorge che almeno per una volta non si tratta di un’esagerazione.
Lo Stamford Bridge fu innaugurato il 28 aprile 1877 e per i primi 28 anni della sua storia fu usato per gare ed esercizi atletici dalla London Athletic Club senza che un pallone da calcio entrasse neanche lontanamente in questo impianto.
La storia cambiò quando nel 1904 i fratelli Mears, con lo scopo di fondare una squadra di calcio, acquistarono la proprietà del suolo avendo prima già acquistato un altro pezzo di terreno limitrofo: da questo momento nulla fu come prima.
Lo stadio come detto in un articolo precedente fu progettato dall’architetto scozzese Archibald Leitch ed all’inizio aveva solo una tribuna da 5.000 posti sul lato orientale mentre gli altri lati erano circondati da un’ampia cavea con tonnellate di materiali di scavo.
Lo stadio fu offerto inizialmente al Fulham FC ma i cottagers restarono fedeli al loro storico impianto e declinarono l’offerta, fu così che, prendendo spunto liberamente da Massimo D’Azeglio, fatto lo stadio bisognava fare la squadra.
E la squadra fu il Chelsea.
Il nome Stamford Bridge è dibattuto e vi sono varie ipotesi a riguardo: una di queste significa molto per l’Inghilterra intesa come nazione, essendo un luogo in Yorkshire teatro di uno scontro della battaglia delle Hastings (1066) dove si affrontarono i normanni di Guglielmo il Conquistatore, che alla fine prevalsero, e gli anglosassoni di Aroldo II Godwinson per il controllo dell’Inghilterra.
Altre ipotesi fanno riferimento maggiormente alla toponomastica locale.
Lo stadio rimase praticamente lo stesso fino al 1930 quando fu eretta la Shed End (la curva che ora sta alla sinistra di chi è virtualmente seduto sulle panchine delle squadre) che poi sarebbe divenuta la tana dei più accaniti supporters dei blues, il luogo da cui partono tutti i cori di sostegno per la squadra del west London.
Nel 1939 fu costruita la north stand poi rinominata sir Matthew Harding stand.
A metà anni ’60, durante un ottimo momento della storia dei Blues il terrazzo ovest fu rimpiazzato con una tribuna con posti a sedere: in quel settore i posti erano per 3/4 con seggiolini mentre il restante quarto era accomodato su lastre di cemento.
Questa tribuna fu demolita e ricostruita nel 1998.
Nel 1973 fu costruita la east stand una tribuna spettacolosa capolavoro di ingegneria anni ’70, la sola che non fu toccata dalla ristruturazione degli anni ’90 ma che ebbe costi inaffrontabili che portarono il club al salasso economico e sportivo dal momento che per affrontare i costi si smantellò la squadra che poi dovette affrontare anni bui di amarezze e retrocessioni.
Con il club ridotto sull’orlo della bancarotta a fine anni ’70 lo Stamford Bridge fu venduto a promotori immobiliari che riutilizzarono l’area come sede di case e supermercati mentre la squadra ed i tifosi con la morte nel cuore dovette appoggiarsi agli stadi delle altre 2 squadre della zona: il Fulham ed il QPR.
Ma la svolta arriva nel 1992 quando il discusso businessman Ken Bates riottenne la proprietà dell’area e dal 1994 ricominciò il suo piano di ricostruzione.
Dal 1994/95 lo stadio piano piano fu ricostruito, a partire dalla north stand che, come detto, venne rinominata sir Matthew Harding stand in onore del manager dei blues, ora cuore del tifo del Chelsea.
Nel 1997 toccò alla Shed End e l’anno dopo alla west stand che, anche a causa di qualche rallentamento burocratico vide terminare i lavori nel 2001.
Dunque la vita dello Stamford Bridge proprio come la via umana ha avuto alti e bassi ma, sempre, anche nei momenti più bui, l’affetto dei fans e la consapevolezza di esser l’orgoglio di Londra hanno aiutato l’ambiente a risollevarsi avendo il coraggio di pensare ad un futuro in grande, un futuro fatto di successi: prima targati Italia con Vialli, Zola e poi Russia e Portogallo con Abramovich e Mourinho e, perchè no, ancora un po’ di Italia, con Di Matteo.
Edoardo Orlandi
@EdoardoO83
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