Nella sua storia Anfield ha subito diversi ampliamenti e ristrutturazioni. Il merito di questo tempio del calcio è però quello di non essersi lasciato cambiare. Anfield è sempre Anfield, da qualsiasi verso lo prendiamo. L’ultimo grande cambiamento è del biennio 2014-2016, quando il club ristruttura la vecchia Main Stand. La nuova Main Stand può ospitare circa 10.000 spettatori in più, portando la capienza dichiarata dell’interno impianto a 54.074. Ai numeri ufficiali, in particolare ogni 15 aprile, si aggiungono idealmente 96 seggiolini, a rappresentare coloro che sono andati e non sono più tornati.
Cosa leggiamo tra le righe di quella partita
Hillsborough è uno dei due principali stadi nella città di Sheffield, la città del calcio per definizione visto che lì è nata la prima società conosciuta al mondo, lo Sheffield FC. E sempre nel capoluogo del South Yorkshire si trova lo stadio più antico del mondo: Bramall Lane, oggi casa dello Sheffield United. I quali, a loro volta, hanno nello Sheffield Wednesday, inquilino proprio di Hillsborough da fine ‘800, il loro principale rivale.
Il 15 aprile 1989 non si gioca solo una semifinale di FA Cup. Al tempo la coppa d’Inghilterra era il massimo sogno di qualsiasi club inglese al pari dell’allora European Cup. Nel 1989 poi, al quarto anno di squalifica del calcio d’oltremanica dalle competizioni europee dopo i fatti del Heysel del 1985, la FA Cup vedeva una competizione fra i club ancora più accesa. I concorrenti poi sono club di primo ordine. Da un lato il Liverpool, vincitore di 17 titoli nazionali e 4 Coppe dei Campioni. Dall’altro il Nottingham Forest, allenato da più di un decennio da quel Brian Clough che aveva portato il club del City Ground sul tetto del mondo per due anni consecutivi.
Quello che succede nei minuti che precedono la partita è noto a tutti, con trent’anni di ritardo. Il 15 aprile 1989 invece, dalle 15:06 ora locale in poi, il Regno Unito capisce che ha un problema molto più grande di quanto avesse immaginato fino a quel momento, persino dopo Juventus-Liverpool. Non tanto per la dinamica del disastro, totalmente diversa da Bruxelles e slegata da qualsiasi fatto di tifoseria violenta, ma per le azioni che vanno prese. Molti stadi sono totalmente inadeguati, le forze dell’ordine hanno una preparazione inesistente, ma l’opinione pubblica non è pronta ad una seria analisi. Motivo per cui, nell’immediato dopo gara, il Sun pubblicherà quella che a tutt’oggi è una delle pagine di cronaca più vergognose che la stampa inglese abbia mai reso note.
«The truth: alcuni fan hanno urinato sui cadaveri, altri hanno rubato i portafogli ai cadaveri». Non servono commenti per giustificare una uscita del genere, bastano i fatti. Da trent’anni il Sun non vende una copia nel Merseyside (perché l’Everton ha sempre sostenuto i cugini in questa battaglia), da tre anni nessun giornalista col tesserino di questo quotidiano entra ad Anfield.
Cosa significa Hillsborough per il Regno Unito
Nel frattempo la politica capisce di doversi attivare per la salvaguardia e l’integrità dei tifosi, prima che del calcio stesso. Non tanto Margaret Thatcher, mai nelle glorie della working class prima di quel momento e non certamente idolatrata dopo, bensì Peter Murray Taylor. Il membro della Camera dei Lord viene incaricato di redigere un rapporto sulla vicenda. Il risultato non è solo un resoconto di quanto accaduto nell’ora che precede la semifinale di FA Cup. Parliamo del Rapporto Taylor, la pietra angolare, per certi versi, del calcio inglese di oggi.
Il Rapporto, che contiene una serie di regole stringenti che gli stadi devono rispettare per poter ospitare delle partite di club professionisti, porta la quasi totalità degli stadi britannici a subire delle modifiche rilevanti o ad essere abbandonati del tutto. Il Liverpool, ad esempio, rivede totalmente la Anfield Road Stand e la Centenary Stand nel giro di tre anni dal disastro. Il Forest lavora a fondo sul City Ground. Hillsborough non ospiterà neanche un tifoso nella Leppings Lane, teatro del disastro di quel 15 aprile, fino al 1992.
Diversi club costruiscono nuovi stadi fra gli anni novanta e i primi anni duemila. Il Derby County si trasferisce a Pride Park, il Middlesbrough al Riverside, il Sunderland allo Stadium of Light. Con qualche anno di ritardo, il Manchester City abbandona il mitico Maine Road per traslocare al City of Manchester Stadium, oggi Etihad. Anche l’idea stessa di Premier League, ossia un campionato con un’organizzazione perfetta e una cura maniacale di tutto ciò che circonda i club e i giocatori, trova un suo spunto embrionale in quel rapporto.
Anfield si unisce nel ricordo dei 96
Entrambe le sponde di Liverpool hanno sempre fatto quadrato, da quel momento, nel ricordare le vittime. Numerose battaglie legali si sono susseguite nel corso degli anni. L’ultima conclusasi nel 2016, quando il premier britannico David Cameron ha chiesto scusa alle famiglie delle vittime per le irripetibili accuse falsamente lanciate contro il club di Anfield in quel 1989; nonché per la conclusione tardiva di una vicenda in cui, alla fine, non c’è un vincitore o un perdente. Lo stesso Duckenfield, capo della polizia quel giorno, è stato assolto dall’accusa di omicidio colposo, sebbene la sua incompetenza sia stata decisiva nella disorganizzazione delle forze dell’ordine.
Lo stadio in rosso ha ospitato ogni 15 aprile, per trent’anni, una cerimonia di commemorazione insieme al comitato Justice for the 96. L’orologio di Anfield segna sempre le 15:06, per tutta la durata della giornata, cioè l’orario in cui Grobbelaar si accorse che dietro la sua porta qualcosa non andava e chiese di sospendere l’incontro. Nel frattempo, 96 vite venivano sospese per sempre.
Gone but never forgotten.
di Daniele Calamia
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