Accadde oggi, 12 maggio: Atletico Madrid-Fulham, ad un passo dalla gloria

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HAMBURG, GERMANY - MAY 12: A general view prior to the UEFA Europa League final match between Atletico Madrid and Fulham at HSH Nordbank Arena on May 11, 2010 in Hamburg, Germany. (Photo by Joern Pollex/Bongarts/Getty Images)

 

Accadde oggi, 12 maggio 2010. Il Fulham disputa la partita più importante della sua storia. Ci troviamo ad Amburgo, teatro della sfida della finale di Europa League tra gli inglesi e gli spagnoli dell’Atletico Madrid. I Cottagers sono lì ad un passo dalla gloria, ad un passo dal trionfo, dall’inaspettato. I londinesi, dopo aver superato la fase a giorni, affrontano i turni successivi con l’etichetta di sfavoriti, la squadra outsider che tutti speravano di incontrare perché, apparentemente, più semplice da battere rispetto ad altre. In molti hanno sottovalutato l’avversario e non lo hanno studiato fino in fondo, sotto la guida di Roy Hodgson, l’organico è compatto e unito e fortunato quanto basta per raggiungere l’atto finale della competizione europea, un traguardo impensabile fino a pochi mesi prima.

 

Il Fulham si impone agli ottavi di finale sugli ucraini dello Shaktar Donetsk, vincitori della precedente edizione. La favola può continuare imperterrita, prossima fermata Torino, agli ottavi di finale c’è la Juventus, una sfida in stile Davide contro Golia. Dopo aver subito una pesante sconfitta per 3-1 in terra italiana, i Cottagers non si danno per vinti e ci credono, consapevoli di poter contare sull’elettrizzante atmosfera di Craven Cottage. Accade l’impensabile: Fulham 4-1 Juventus, l’espulsione di Zebina facilita l’arduo compito a Dempsey, autore del pallonetto favoloso che vale la qualificazione, e compagni. Un intero quartiere è in festa, un’impresa che non ha eguali per la squadra dell’Ovest della capitale britannica. I Whites non si accontentano, non sono ancora sazi e vogliono regalare emozioni a raffica ai propri tifosi. In semifinale è il turno dell’Amburgo, club che avrebbe ospitato la finale di Europa League che sperava di raggiungere ad ogni costo. L’ostacolo è massiccio, al contempo i Cottagers vivono un sogno e non si vogliono svegliare per alcuna ragione al mondo, la festa ai tedeschi viene guastata, merito di un’altra rimonta: dopo un’andata a reti inviolate, al ritorno gli inglesi vanno subito sotto ma sono, ancora una volta, le mura amiche a spingere per i due goal, che arrivano a venti minuti dalla fine.

 

E ritorniamo alla data iniziale: 12 maggio 2010, è tempo di finale! I Cottagers sono consapevoli dei propri mezzi e possono contare sull’esperienza di Simon Davies e il talento di Clint Dempsey in mezzo al campo, l’instancabile Mark Schwarzer (al tempo 38 anni) era una saracinesca e si mostrava in forma smagliante e per ultimi, non per importanza, i protagonisti di questa cavalcata e autori di 6 reti ciascuno: Zoltan Gera che non appena sentiva la musichetta dell’Europa League si scatenava e Bobby Zamora, un’autentica macchina da gol. Sfortunatamente quest’ultimo era alle prese con un infortunio al tendine d’Achille, riesce a recuperare in tempo per il grande match ma fornirà una prestazione sottotono, tant’è che viene sostituito al 55’ sul risultato di perfetta parità, 1-1. Questa volta è tutto diverso, questa volta la fortuna non è dalla parte del Fulham, decisamente. Gli uomini di Hodgson vendono cara la pelle, combattono su ogni pallone, sono grintosi quanto mai ma questo non basta; l’Atletico Madrid è troppo per loro, complici due goal subiti in maniera rocambolesca, il secondo dei quali porta la firma di Diego Forlan e arriva ai tempi supplementari a 4 minuti dai calci di rigore, i Cottagers devono dire addio a ogni loro speranza di portare a casa la coppa. Il destino è beffardo e lascia solamente spazio al rimpianto e alle lacrime di quei guerrieri che hanno assaporato la gloria. Forse era troppo anche per loro, si erano già spinti oltre l’impensabile, oltre l’inimmaginabile e hanno, infine, perso ogni contatto con la realtà.

 

Ciò non toglie lo splendido lavoro compiuto dal gruppo, quel che è mancato a questo stupendo mosaico per essere completato è l’ultimo pezzo, il pezzo mancante utile a raggiungere quella dannata perfezione. Al fischio finale, i numerosissimi tifosi britannici accorsi ad Amburgo, in un mix di emozioni, salutano i propri beniamini e non smettono di ringraziarli, consapevoli, con enorme rammarico, del fatto che un’impresa di tale portata avrebbe tardato a ripetersi in un futuro vicino. Il cammino europeo del Fulham, nonostante la sconfitta finale, non è stato rovinato e verrà ricordato per sempre come una splendida favola, destinata a rimanere per lunghi anni negli annali della storia del club più antico di Londra.

Luca Marcat