
Il nome di Johnny Haynes dalle parti di Craven Cottage ha del leggendario e resta ancora oggi impresso negli annali del club londinese e nella memoria dei più nostalgici. Parliamo difatti del giocatore più forte dell’intera e longeva storia del Fulham, un attaccante impeccabile sotto porta e protagonista di numeri da capogiro. Il suo attaccamento alla maglia bianco-nera è impressionante e non ha niente da invidiare a campioni del calibro di Javier Zanetti, Alessandro Del Piero e Francesco Totti: ciò che li accomuna è il raro spirito di appartenenza alla squadra della quale fanno parte, tanto da rispecchiare appieno gli ideali del club e diventare delle autentiche bandiere, idolatrate per sempre dai propri tifosi.
Johnny Haynes, classe 1934, è tutto questo, non a caso il record di presenze in maglia Cottagers (658) appartiene a lui, una casacca che ha indossato con orgoglio per quasi 20 anni. Tutto inizia nel 1950, a pochi anni dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale Johnny era ancora un ragazzino ma con i piedi ci sapeva già fare e all’età di 16 anni era pronto a fare di tale abilità un mestiere. La chiamata del Fulham non tarda ad arrivare e alla giovane promessa tocca trasferirsi di quartiere, in quanto nato e cresciuto dalle parti di Kentish Town, sobborgo situato nella zona Nord della capitale, a pochi passi dalla celebre Camden Town. Dopo una breve parentesi al Wimbledon, approdatovi con la formula del prestito e con cui segna 4 reti su 6 presenze, inizia la sua favola con i Cottagers in un gelido 26 dicembre 1952, giorno del Boxing Day e della sfida contro il Southampton. Da quel giorno, Johnny Haynes non smetterà di calcare il manto leggiadro di Craven Cottage per lunghissimi anni e ha inizio un legame indissolubile che porterà il centravanti inglese ad innamorarsi follemente di questo club, tanto da non volerlo mai lasciare anche nel momento in cui gli si presentano offerte irrinunciabili, tra le quali spiccano quelle del Milan, del Arsenal e del Tottenham. “Il Maestro” (così veniva soprannominato) era dotato di un’intelligenza tattica fuori dall’ordinario e di un’abilità di palleggio sbalorditiva, tanto da impressionare anche Pelé, che ha lo ha descritto come il miglior palleggiatore che aveva mai visto giocare fino a quel momento.
Oltre ad una tecnica sopraffina, Haynes si impose grazie ad una vena realizzativa importante, 158 goal realizzati con i Cottagers, dei quali diventa capitano nel 1956. Con i Whites si avvicina in due occasioni alla vittoria della FA Cup ma due sconfitte, entrambe rimediate in semifinale, una nel 1958 e l’altra nel 1962, lo costringono ad abbandonare il sogno di vincere il trofeo più prestigioso d’oltremanica. Nel 1958, è il Manchester United ad eliminare il Fulham, dopo che in un terribile disastro aereo avvenuto nel febbraio dello stesso anno, avevano perso la vita numerosi giocatori dei Red Devils, soprannominati in quel periodo “Busby Babes”. Nell’incidente, tra i tanti, erano deceduti Duncan Edwards, Tommy Taylor e Roger Byrne, fedeli compagni di squadra di Haynes nella nazionale dei Three Lions, dei quali la bandiera dei Cottagers ne sarà il capitano nei mondiali di Svezia del ’58. Dopo un equilibrato 2-2 nel match d’andata, la favola in FA Cup si conclude ad Highbury che per l’occasione accoglie i Whites: è proprio Haynes ad aver ristabilito la parità al 90’ ma l’arbitro annulla inspiegabilmente la rete che, secondo il suo parere, era viziata da un tocco di mano. In quegli anni, “Il Maestro” era un leader anche al di fuori del terreno di gioco, infatti è stato protagonista di numerosi spot pubblicitari, uno su tutti lo ritraeva in bello stile, in abito elegante e con i capelli brillantinati. Con la nazionale inglese, Johnny Haynes totalizza 18 centri in 56 match disputati: memorabile è stata la sua tripletta contro l’URSS che ha condotto la squadra alla vittoria della partita per 5-0 nel Mondiale del ’58 e una doppietta nel successo prorompente per 9-3 sugli acerrimi rivali scozzesi a Wembley. Nel Mondiale Cileno del 1962, gli inglesi si arrendono ai quarti di finale contro il Brasile, e pochi mesi più tardi, in agosto, “Il Maestro” viene coinvolto in un tragico incidente stradale nel quale riporta fratture ad entrambe le gambe con conseguente rottura del legamento crociato destro. Da quel fatale evento, la carriera di Johnny Haynes, che era da poco diventato il primo giocatore a godere di un salario di 100£ a settimana, prende una piega differente. Termina ogni sua speranza di riporre in bacheca un trofeo, e quattro anni più tardi l’oramai ex capitano dei Three Lions si morderà le mani nel vedere i suoi compagni alzare la tanto ambita Coppa del Mondo nel cielo limpido di Wembley.
Svanito il suo più grande sogno, Johnny Haynes è intenzionato a ripartire e nonostante le sue condizioni non ottimali, prova a rimettersi in pista e nel 1970 lascia il Fulham, direzione Sud Africa. Nel 1973 la carriera gloriosa del “Maestro” termina e dopo aver ottenuto il terzo posto nella classifica del Pallone d’Oro 1961, nel 2002 si toglie un’ulteriore soddisfazione ed entra a far parte della Hall of Fame del calcio britannico. Nel 2005 muore ad Edimburgo a causa di una emorragia celebrale ma l’incredibile legame con i Cottagers resta ad oggi ancora indelebile e si percepisce anche al di fuori del celebre impianto londinese, a pochi passi dall’ingresso di Craven Cottage si erige difatti un’enorme statua raffigurante il fedelissimo capitano Johnny Haynes, al quale gli è stata dedicata, dopo la sua scomparsa, una tribuna dello stadio in cui ha vissuto gran parte della sua gioventù e ha portato alto il nome del Fulham.
Luca Marcat
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