England’s coming back! Siamo nel 1997 e l’Inghilterra sta veramente per tornare ai suoi gloriosi fasti, sotto tutti i punti di vista. E’ un momento di grande fermento per quanto concerne la politica, la società, la musica e, ovviamente, anche l’amato football. Sul piano politico, il 1997 passa alla storia come l’anno della svolta: i laburisti, grazie al nuovo percorso inaugurato da Tony Blair, tornano a governare il paese dopo ben diciotto anni. Quando Margaret Thatcher nel 1979 era salita al potere, il leader scozzese che ora si appresta a governare l’Inghilterra era soltanto un giovanotto di ventisei anni; oggi Blair, a quarantaquattro anni, diventa il più giovane Primo Ministro del Regno dopo Lord Liverpool (in carica dal 1812 al 1827). La sua vittoria è netta: 43% dei voti contro il 30% del Primo Ministro uscente John Major. Il popolo si è espresso: basta con l’austerity, è ora di cambiare marcia, torniamo a goderci la vita.
Il 1997 è un anno straordinariamente importante anche per quanto riguarda la musica anglosassone. Gli Oasis dello stesso Noel Gallagher, dopo gli strepitosi successi di Definitely Maybe e (What’s The Story) Morning Glory, tornano in studio e pubblicano il loro terzo album: Be Here Now, nei negozi di dischi a partire dal 21 agosto del 1997. Il mese successivo è, invece, il turno di una band di Wigan formatasi nel 1989 ma con alle spalle già una storia controversa di vari scioglimenti e ritorni: i The Verve. La band, trascinata al successo dal cantante Richard Ashcroft, pubblica Urban Hymns il 29 settembre del 1997. L’album diventa immediatamente tra i più popolari anche nel difficile mercato statunitense grazie a perle come Bittersweet Symphony, Sonnet, The Drugs don’t Work e Lucky Man. Non finisce qui però. Alcuni mesi prima, infatti, a febbraio per la precisione, i Blur della coppia Albarn-Coxon hanno dato alla luce il loro quinto album, che prende proprio il nome della band. All’interno di Blur troviamo uno dei pezzi con cui si identificano maggiormente gli anni Novanta: Song 2. Una canzone che per molti comunque rimarrà semplicemente ‘Ooooh Oh’, l’urlo con cui Damon Albarn caratterizza il ritornello del pezzo. A tre anni dall’ingresso negli anni Duemila, infine, si assiste anche all’ascesa di un nuovo fenomeno musicale, l’ex Take That Robbie Williams. Il cantante di Stoke-on-Trent pubblica il suo primo album il 29 settembre del 1997, curiosamente lo stesso giorno di Urban Hymns. Life Thru a Lens, questo il nome del primo lavoro di RW, inizialmente non ingrana; a dicembre del 1997, tuttavia, viene pubblicato come terzo singolo Angels. Il successo del pezzo è straordinario e proietta l’album in vetta alle classifiche di mezza Europa. La carriera ad alti livelli di Robbie Williams è ufficialmente iniziata.
All’interno di questo fermento, si inserisce la sesta edizione della Premier League. Il calciomercato estivo regala, ancora una volta, tanti cambiamenti di maglia. Diversi sono i colpi importanti, alcuni addirittura clamorosi; basti pensare alla coppia che stava facendo le fortune del Newcastle Ginola-Ferdinand, trasferitasi a braccetto al Tottenham. Gli Spurs, inoltre, dopo aver lasciato partire bomber Sheringham in direzione Old Trafford, riportano a White Hart Lane un attaccante importante: Jurgen Klinsmann. Wenger inserisce due tasselli importanti nel centrocampo del suo Arsenal per lanciare l’assalto al Manchester United: il francese di sostanza Petit dal Monaco e la funambolica ala Overmars dall’Ajax. Completo restyling per il Chelsea di Gullit, che acquista il portiere olandese De Goey, i terzini Babayaro e Le Saux, il centrocampista Gus Poyet e l’attaccante norvegese Tore Andre Flo. Il Leeds saluta Tony Yeboah e accoglie un altro centravanti colored: Jimmy Floyd Hasselbaink. Alex Ferguson punta soltanto su un paio di acquisti, seppur di qualità: oltre al già citato Sheringham, il centrale difensivo del Blackburn Berg. Il Liverpool, infine, riporta in Inghilterra il coriaceo Paul Ince, dopo l’esperienza all’Inter, acquistando poi il fantasioso Leonhardsen, reduce da una grande annata col Wimbledon, e ‘Kalle’ Riedle.
La schiera di italiani in terra d’Albione, intanto, va ad infoltirsi sempre di più. Sono ben sette i nostri connazionali che nell’estate del 1997 raggiungono l’Inghilterra: l’ex milanista Eranio si accasa al Derby County; il Crystal Palace viene letteralmente colonizzato dagli arrivi di Attilio Lombardo, Ivano Bonetti e Michele Padovano; l’ex Inter Pistone, che era stato preferito ad un certo Roberto Carlos nel capoluogo meneghino, passa al Newcastle; Paolo Di Canio scavalca il confine scozzese e lascia il Celtic per raggiungere Benny Carbone allo Sheffield Wednesday; Nicola Berti, infine, si accasa al Tottenham.
Tutto è pronto e il campionato si appresta a partire. Si tratta di una Premier League, tuttavia, indubbiamente un po’ più triste; è la prima, infatti, senza Eric Cantona, che ha deciso di ritirarsi al termine della stagione precedente a 31 anni, privando gli amanti del calcio del suo straordinario estro decisamente troppo presto. La nuova Premier perde subito, inoltre, altri due pezzi da novanta: Alan Shearer, che si infortuna gravemente durante la pre-season, e Robbie Fowler, che si frattura una gamba. Le due assenze verranno metabolizzate, comunque, in modo profondamente diverso dai rispettivi club; il Newcastle, infatti, affonda senza la sua luce in campo, il Liverpool, invece, scopre un tesoro in casa che risponde al nome e cognome di Michael Owen.
Sabato 9 agosto 1997 si aprono le danze. Il campionato appare sin da subito molto equilibrato, basti pensare che dopo dieci turni, in vetta alla classifica, ci sono ben sei squadre racchiuse in soltanto quattro punti. L’Arsenal di Wenger guarda tutti dall’alto a quota 22 punti, tallonato dal solito Manchester United distante una sola lunghezza; seguono, poi, il Chelsea di Gullit e il Blackburn del bomber Chris Sutton oltre al Liverpool e alla sorpresa Leicester. In cinque giornate, tuttavia, i Gunners collezionano soltanto cinque punti, perdendo la testa della classifica in favore della squadra allenata da Ferguson. L’Arsenal ora è addirittura quarto a -4 dai Red Devils. L’unica compagine che appare in grado di mantenere i ritmi del Manchester United è il Blackburn di Roy Hodgson; i Rovers, alla ventesima giornata sono saldamente secondi in classifica a -6 dai Diavoli Rossi, sempre più lanciati verso un altro, ennesimo, titolo. L’Arsenal di Arsene Wenger, infatti, adesso è addirittura quinto e i punti di distanza dalla capolista mancuniana sono ben dieci.
Siamo soltanto a metà della Premier e tutto sembra già delineato; da qui, però, inizia tutta un’altra storia. In cinque giornate il Manchester United mette insieme la miseria di quattro punti mentre i Gunners non perdono un colpo e si prendono 11 dei 15 punti a disposizione. Risultato? Arsenal prepotentemente secondo e a soli tre punti dalla squadra di Ferguson, che mantiene una vetta mai così traballante. Si arriva, così, al 7 marzo del 1998. Il Manchester United crolla sul campo dello Sheffield Wednesday, sotto i colpi di Atherton e di un Paolo Di Canio con l’argento vivo addosso; a Wenger, invece, basta una zampata di Petit per avere la meglio del Derby County e agganciare i Red Devils in cima alla classifica. Il turno seguente, a questo punto, diventa ancor più spettacolare. Sabato 14 marzo 1998: Manchester United-Arsenal. Oltre 55mila spettatori tentano di spingere i ragazzi di Ferguson alla vittoria ma alla fine passa l’Arsenal con un gol di Marc Overmars a undici minuti dal novantesimo. La classifica ora recita: Arsenal 60, Manchester United 57. I Gunners sembrano ormai viaggiare col vento in poppa; le sorprese, invece, sono sempre dietro l’angolo. Alla trentaduesima giornata, infatti, la squadra di Wenger cade fragorosamente ad Anfield, subendo addirittura una quaterna firmata Ince (doppietta), Owen e Leonhardsen. Il Manchester United, dal canto suo, passa sul campo del Blackburn e torna a condividere la vetta con i londinesi.
Nuovo turno, nuovo sconvolgimento in vetta. L’Arsenal passeggia per 3-1 sul Newcastle grazie ad una doppietta dell’astro nascente Anelka e ad un gol di Vieira mentre i Diavoli Rossi impattano 1-1 contro gli odiati rivali storici del Liverpool. Wenger vola a +2. Lo scatto decisivo, però, avviene alla trentacinquesima giornata. Un altro 1-1 interno, stavolta contro il Newcastle, condanna Ferguson alla resa praticamente definitiva, visto che l’Arsenal esagera e rifila una cinquina al malcapitato Wimbledon. Gunners a +4 quando ormai mancano soltanto tre giornate. Wenger e i suoi non sbagliano più una mossa e il 3 maggio del 1998, grazie al roboante 4-0 contro l’Everton, la Londra biancorossa torna a festeggiare il titolo dopo sette anni di astinenza.
Wenger diventa il terzo tecnico a vincere la Premier League, dopo Dalglish e Ferguson. Quest’ultimo alla fine deve arrendersi nonostante il suo Manchester United registri la miglior difesa ed il miglior attacco per la Premier League 1997/98. Tutto inutile. L’Arsenal si è dimostrato squadra solida ma allo stesso tempo spettacolare e festeggia meritatamente l’undicesimo titolo della propria storia.
Matteo Luciani
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