FOCUS – 2006/07: Mourinho spreca, Ferguson no!

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Estate 2006. L’Italia trionfa in quel di Berlino grazie al calcio di rigore decisivo realizzato da Fabio Grosso e diventa Campione del Mondo. La selezione inglese, invece, ancora una volta, è costretta a tornare mestamente in patria e leccarsi le ferite. I Tre Leoni, sorteggiati nel Gruppo B insieme a Trinidad and Tobago, Svezia e Paraguay, debuttano con una vittoria di misura contro i sudamericani grazie ad un’autorete del centrale difensivo Gamarra. Nel secondo impegno, la nazionale di Eriksson passa 2-0 contro Trinidad and Tobago, risolvendo la pratica soltanto nel finale con i gol di Crouch e Gerrard, mentre nella giornata conclusiva arriva un pirotecnico 2-2 contro la Svezia che regala il primo posto all’Inghilterra. Il gioco non è spettacolare ma i risultati sono confortanti. Negli Ottavi di Finale, l’Inghilterra si trova di fronte il non irresistibile Ecuador. La partita si rivela, tuttavia, ostica e viene decisa unicamente grazie ad una prodezza di Beckham al minuto sessanta. Si arriva, così, ai Quarti di Finale. Eriksson e i suoi ragazzi devono sfidare, dopo il pessimo ultimo precedente di Euro 2004, il Portogallo. Il match scorre senza un padrone e si rimane a reti bianche. Un sussulto avviene soltanto quando Wayne Rooney, a gioco fermo, scalcia Ricardo Carvalho; in soccorso di quest’ultimo accorre Cristiano Ronaldo, compagno di Rooney al Manchester United, che incita l’arbitro Elizondo a cacciare proprio l’attaccante dei Diavoli Rossi. Apriti cielo. Rooney viene espulso e si imbestialisce con lo stesso Ronaldo per il comportamento tenuto. La partita, comunque, prosegue e al 120′ si è ancora sullo 0-0. Si va, proprio come agli Europei di due anni prima, ai calci di rigore. Ancora una volta, la roulette degli undici metri risulta fatale ai Tre Leoni ed è lo stesso Cristiano Ronaldo a decidere le sorti della sfida fissando il punteggio sul 3-1 per i lusitani.

In Inghilterra, comunque, l’attenzione ben presto si sposta sulla querelle Ronaldo-Rooney perché di mezzo ci va il Manchester United, diventato una polveriera. Dopo il Mondiale, la vita a Manchester di Ronaldo diventa un inferno. Rientrato in Inghilterra, Ronaldo si trova, oltre a Rooney che gli toglie il saluto, la casa devastata da vandali e viene poi ripetutamente minacciato di morte con telefonate e messaggi da parte dei tifosi inglesi che non gli hanno perdonato la troppa solerzia nel far espellere Rooney. Ronaldo chiede così al club di essere ceduto, visto anche il concreto interessamento di Real Madrid e Barcellona; alla fine Sir Alex Ferguson, grazie alla sua inimitabile capacità di trasformarsi nel Mr. Wolf tarantiniano che risolve ogni problema, oppone il veto alla cessione del portoghese e obbliga i due litiganti a chiarirsi per il bene supremo: la vita dello spogliatoio.
Estate fa, però, ovviamente rima anche con calciomercato e la sessione che precede l’inizio della stagione 2006/2007 non è avara di emozioni. Su tutti, ancora una volta dall’arrivo di Abramovich, svetta la campagna acquisti del Chelsea di Mourinho; lo Special One accoglie a Stamford Bridge il vero colpo di mercato dell’intera Premier League: Andriy Shevchenko. L’attaccante ucraino arriva dal Milan, dopo ben sette anni legati alla causa rossonera e valanghe di gol all’attivo, per una cifra pari a circa 44 milioni di euro. I tifosi Blues, comunque, possono sognare grazie anche ad altri grandi colpi: dal Bayern Monaco, seppur a parametro zero, arriva Michael Ballack mentre per la fascia sinistra di difesa, dopo vari tentativi non andati a buon fine, stavolta si va sul sicuro acquistando dagli odiati cugini dell’Arsenal il nazionale inglese Ashley Cole. A corollario di queste grandi operazioni, per rinforzare la rosa giungono poi l’interessante attaccante ivoriano Kalou ed il roccioso centrale difensivo Boulahrouz. Tante, tuttavia, anche le partenze in casa Chelsea. Salutano, infatti, Stamford Bridge: Crespo, Glen Johnson, Del Horno, Duff, Gudjohnsen, Maniche e Gallas. Una menzione, in particolare, è meritata da quest’ultimo; il centrale francese, infatti, non ne vuole più sapere di vestire la maglia dei Blues e, una volta intuito che il club sta ostacolando la sua partenza in direzione Arsenal, minaccia: “O mi cedete oppure quando scenderò in campo farò autogol”. La notizia fa immediatamente il giro del mondo, suscitando l’ilarità di ogni appassionato di calcio.
Alla fine, comunque, tutto si risolverà con la cessione del difensore allo stesso Arsenal. I Gunners, nel frattempo, attuano una vera e propria rifondazione, lasciando partire uomini che hanno scritto la storia dei biancorossi come il già citato Ashley Cole, Reyes ma, soprattutto, Sol Campbell e Robert Pires. In entrata, invece, Wenger punta forte sulla qualità di Rosicky e sulla fisicità di Julio Baptista. Rafa Benitez, per il suo Liverpool, opta per pochi ma mirati acquisti: l’esterno offensivo Craig Bellamy, il polivalente Kuyt e il terzino destro spagnolo Arbeloa; a gennaio del 2007, invece, ad Anfield arriverà un fedelissimo dell’allenatore iberico, ovvero Javier Mascherano. Salutano la città dei Beatles Djibril Cissé, il centrocampista Hamann e il ‘Moro’ Morientes. Praticamente nullo il mercato del Manchester United di Sir Alex. L’allenatore scozzese, infatti, lascia partire dopo anni di successi e gol Ruud Van Nistelrooy, che approda al Real Madrid di Capello, e porta ad Old Trafford un solo acquisto di grido: il centrocampista Michael Carrick, che arriva a rinforzare la linea mediana dal Tottenham per 14 milioni di sterline.

Per quanto concerne gli altri club: si rivelerà un grande colpo per il Blackburn l’acquisto dell’attaccante sudafricano Benni McCarthy dal Porto (2.5 milioni di sterline il costo e 18 i gol realizzati alla fine del campionato); il Bolton riporta in Inghilterra, dopo anni in giro per l’Europa, l’ex enfant prodige Nicolas Anelka ma saluta uno dei calciatori simbolo degli anni 90 come Jay Jay Okocha; Jimmy Floyd Hasselbaink non è ancora stanco di gonfiare le reti avversarie e si accasa al Charlton; il Manchester City si assicura un giovane portiere dello Shrewsbury Town di cui si parla un gran bene, Joe Hart, per 600.000 sterline oltre a puntare sull’esperienza di elementi quali Hamann, Dabo, Corradi e Isaksson; il Tottenham, grazie ai soldi incassati da Carrick, concentra i propri sforzi sull’attacco e porta a casa il bulgaro Berbatov dal Bayer Leverkusen per circa 11 milioni di sterline; il Portsmouth celebra i tempi della Premier che furono mettendo sotto contratto, oltre a Glen Johnson, Kanu, Sol Campbell, Lauren, Andy Cole, elementi che si riveleranno comunque ancora utili; il West Ham, infine, grazie all’influente procuratore Kia Joorabchian, che sembra possa entrare nel club, piazza due grandi colpi in entrata come Carlitos Tevez e Javier Mascherano (quest’ultimo tuttavia rimarrà a Boleyn Ground soltanto sei mesi).

Il 19 agosto del 2006 alle 13.45, con quello che sarà uno scialbo pareggio per 1-1 tra Sheffield United e Liverpool, inizia la quindicesima edizione della Premier League; un campionato sicuramente meno romantico per i supporter dell’Arsenal, a causa dell’addio dello storico impianto di Highbury, rimpiazzato dall’avveniristico Emirates Stadium. Per un grande stadio che saluta, tuttavia, una leggenda che sta per rivivere: viene, infatti, annunciato che il nuovo Wembley sarà pronto per la finale di FA Cup della stagione appena cominciata.
Il Chelsea, intanto, parte subito con uno stop inatteso, che gli viene imposto già alla seconda giornata dal Middlesbrough dell’eterno bomber Viduka; l’australiano, infatti, condanna alla sconfitta i Blues con un suo gol al 90′. Dopo cinque turni, la sorprendente capolista è il Portsmouth di Harry Redknapp, seguito ad un solo punto di distanza dal Manchester United di Ferguson. Passano poche giornate, comunque, ed il Chelsea torna prepotentemente alla ribalta; i londinesi comandano la classifica a braccetto con i Red Devils fino all’undicesimo turno, quando la squadra di Mourinho cade contro il Tottenham, in uno dei tanti derby della capitale inglese, e i ragazzi di Sir Alex ne approfittano volando a +3 grazie alla vittoria per 3-0 sull’ex outsider Portsmouth. La Premier League 2006/2007, tuttavia, ha già sancito alcuni verdetti: sarà, al massimo, una lotta a due tra Chelsea e Manchester United, visto che l’Arsenal di Wenger in terza posizione guarda verso la vetta della classifica con il binocolo.
Nel diciassettesimo turno, avviene un nuovo sussulto: il Manchester United si impone di prepotenza nel derby contro il City per 3-1 (reti di Rooney, Saha e Cristiano Ronaldo) mentre il Chelsea nel suo derby contro l’Arsenal pareggia per 1-1. I Diavoli Rossi volano a +5. Sembra l’inizio di una possibile fuga per la vittoria ma già la settimana successiva i Blues tornano a due punti dalla vetta; i ragazzi di Mou, infatti, soffrono ma passano a Goodison Park contro l’Everton, decisivo Drogba a 3′ dal termine, mentre il Manchester United si ferma contro il West Ham. Si tratta, però, di un campionato pazzo e il Chelsea perde nuovamente e sensibilmente contatto con la cima della classifica tra la ventesima e la ventunesima giornata; la colpa è da attribuire a due pareggi consecutivi per 2-2, dapprima contro il Reading e poi contro il Fulham. Lo United, dal canto suo, non si ferma e vola a +6.
Nel ventiquattresimo turno, addirittura, Sir Alex Ferguson avrebbe la possibilità di chiudere virtualmente i giochi. Nell’anticipo del sabato alle 13.45 il Chelsea perde malamente per 2-0 ad Anfield, così, vincendo nella nuova tana dell’Arsenal, i Red Devils potrebbero volare a +9. La gara si mette bene per i rossi di Manchester, che al 53′ passano in vantaggio con il solito Rooney, ma nei sette minuti finali succede l’imponderabile, con Van Persie e Titì Henry che ribaltano il risultato. Nulla di fatto per Ferguson. Si resta a +6. Per sette giornate la distanza rimane invariata e ai passi falsi di uno rispondono le defaillance dell’altro.
Il 7 aprile del 2007, però, la Premier si riapre sorprendentemente. Il centrale difensivo Ricardo Carvalho si trasforma in bomber di razza e regala tre punti sofferti, quanto importanti, al Chelsea nella sfida tutta londinese contro Il Tottenham; nel frattempo, a Fratton Park, casa del Portsmouth, il Manchester perde 2-1. I punti che separano Sir Alex e Mou ora sono soltanto tre ma c’è di più: tra due giornate arriva lo scontro diretto da disputare a Stamford Bridge.

A causa degli impegni nelle coppe nazionali, tuttavia, la sfida tra i due contendenti viene rinviata soltanto al 9 maggio, quando i giochi ormai sono fatti. Il 24 aprile si gioca, intanto, la trentaseiesima giornata e le due squadre sono sempre a tre lunghezze di distanza: è un turno folle e che, di fatto, deciderà le sorti della Premier. Chelsea-Bolton da una parte, Everton-Manchester United dall’altra. Al 50′ i Blues sono in vantaggio per 2-1 mentre i Red Devils si trovano sotto di due reti: le squadre ora sarebbero in perfetta parità in vetta con il confronto diretto ancora da giocare. Tutto, però, cambia rapidamente: i Red Devils compiono un’impresa straordinaria andando a vincere per 4-2 dopo una spettacolare rimonta mentre Kavin Davies condanna i ragazzi di Mourinho al pareggio. +5 United. E’ lo scatto decisivo. Il 5 maggio del 2007, i Diavoli Rossi festeggiano il titolo come meglio non si potrebbe, direttamente sul campo degli odiati cugini del Manchester City, grazie ad una rete di Cristiano Ronaldo e al contemporaneo pareggio del Chelsea all’Emirates Stadium. Dopo quattro anni, Ferguson torna al trionfo in patria mentre Mourinho deve accontentarsi della seconda piazza al termine di un campionato con tante occasioni gettate alle ortiche.

Matteo Luciani