Il 13 agosto del 2005 prende il via la quattordicesima edizione della Premier League. Si tratta d una stagione molto emozionante dal punto di vista sentimentale poiché costellata da tanti addii dolorosi per ogni appassionato di calcio; ma andiamo con ordine. In primis c’è da vivere un mercato in cui l’ormai solito Chelsea fa incetta di campioni a suon di milioni di euro. Roman Abramovich, col morale alle stelle dopo il suo primo titolo da presidente del club londinese, è deciso a regalare a José Mourinho una squadra ancora più forte, in grado di competere su tutti i fronti fino alla fine. Il portoghese, dal canto suo, punta forte sul rinforzamento del centrocampo e della difesa mentre in attacco si segnala unicamente il ritorno dal prestito in Italia del colpo dell’estate del 2003 Hernan Crespo. Per quanto concerne il pacchetto arretrato, lo Special One acquista il giovane terzino sinistro basco Asier Del Horno dall’Athletic Bilbao; la linea mediana viene rimpolpata dall’esperto lusitano Maniche, che ha già vinto tutto il possibile con Mourinho al Porto, da Lassana Diarra e, soprattutto, dal ghanese proveniente dal Lione Essien, vero colpo della sessione estiva di mercato dei Blues. Ultimo acquisto di un certo peso è Shaun Wright-Phillips, rapido esterno offensivo che arriva a Stamford Bridge dal Manchester City. Gli ingredienti per continuare a festeggiare degnamente il centenario del club, insomma, sembrano veramente esserci tutti.
In casa Arsenal l’estate del 2005 porta ad un addio inaspettato quanto triste per i supporter; saluta, infatti, il capitano di mille battaglie e perno del centrocampo Patrick Vieira, che torna in Italia dopo l’esperienza milanista in gioventù e si accasa alla Juventus di Fabio Capello. Wenger cede anche il brasiliano Edu, affidandosi in entrata a tanti giovani di belle speranze che saranno alla base dei Gunners del futuro: i mediani Diaby e Song, il fantasista bielorusso Hleb, l’esterno Theo Walcott e la coppia di centravanti Adebayor-Bendtner. Il Liverpool di Rafa Benitez, sempre più deciso a tornare sul tetto d’Inghilterra, riporta a casa Robbie Fowler acquistando inoltre il promettente difensore danese Agger dal Brondby, il portiere Pepe Reina, il roccioso centrocampista Momo Sissoko e lo stagionato ma sempre talentuoso olandese Bodo Zenden. Il Manchester United del nuovo e ricco proprietario americano Glazer si concentra soltanto su tre colpi in entrata: l’esperto portiere ex Fulham Van der Sar, uno dei centrali difensivi più interessanti in prospettiva in Europa come Vidic e il centrocampista tuttofare Park Ji-Sung.
Per quanto riguarda gli altri club della Premier, da segnalare: il Charlton che preleva dall’Ipswich il giovane centravanti di colore Darren Bent, nuovo attaccante inglese in rampa di lancio; l’Everton di Moyes che pesca in Italia e acquista in un colpo solo i difensori Matteo Ferrari (dalla Roma) e Per Kroldrup (dall’Udinese) oltre all’esterno olandese ex Inter Van der Meyde; il Manchester City che, dopo aver salutato a malincuore Wright-Phillips, rinforza principalmente il proprio attacco con Vassell, Samaras e l’ex leggenda dei Red Devils Andy Cole; infine il Newcastle che riporta in patria, dopo un solo e sfortunato anno al Real Madrid, l’ex golden boy del calcio britannico Michael Owen, rimpolpando la propria linea mediana poi con Emre e Scott Parker.
Ci siamo, dunque: la Premier League 2005/2006 decolla. C’è, poi, una prima volta nella massima divisione inglese: il Wigan infatti debutta a distanza di 13 anni dalla creazione del nuovo format. Già dal principio si intuisce che José Mourinho non ha la minima intenzione di mollare o di rilassarsi, anzi. Lo Special One non lascia ai suoi avversari neppure le briciole e conduce i suoi a nove vittorie di fila nelle prime nove giornate di campionato, tra cui spiccano la vittoria per 1-0 sull’Arsenal e il 4-1 rifilato ad Anfield al Liverpool di Benitez.
Il primo mezzo passo falso arriva soltanto nel decimo turno, quando James Beattie permette all’Everton di bloccare i Blues sull’1-1. Poco male, comunque, visto che i londinesi restano da soli al comando con sei punti di vantaggio sul sorprendente Charlton di Curbishley; soltanto nono, invece, l’Arsenal di Wenger. Alla dodicesima giornata va in scena un altro big match per il Chelsea, che va a fare visita a Sir Alex Ferguson. E’ il 6 novembre del 2005 e i Diavoli Rossi alla fine si impongono per 1-0 grazie allo scozzese Fletcher, che condanna Mourinho alla prima sconfitta stagionale in Premier. Nonostante ciò, il club di Abramovich rimane saldamente primo a +6 su una nuova sorpresa, il debuttante Wigan di Paul Jewell, e a +7 sullo United stesso.
Il Chelsea si rialza immediatamente e riprende il proprio cammino trionfale fino al ventitreesimo turno, durante il quale pareggia 1-1 tra le mura amiche contro il Charlton trascinato dal bomber Bent. Contemporaneamente, il Manchester United vince al 90’ sul Liverpool grazie a Rio Ferdinand e si piazza al secondo posto con la prima piazza che però dista ben 14 punti: un’enormità. Il Chelsea è padrone.
Da questo momento, tuttavia, i Blues non riescono più a mantenere i ritmi incredibili di inizio stagione. La settimana seguente al pareggio contro il Charlton, infatti, Mourinho pareggia anche a Birmingham contro l’Aston Villa mentre alla ventiseiesima giornata i ragazzi del portoghese crollano al Riverside Stadium sotto i colpi del Middlesbrough; 3-0 secco firmato Rochemback, Downing e Ayegbeni. Il Manchester United non molla e, seppur lentamente, si avvicina. Nel trentesimo turno, il Chelsea cade ancora, stavolta a Craven Cottage nel derby londinese contro il Fulham, per mano di Boa Morte e Ferguson si porta a -9 quando mancano ancora otto giornate; il margine è rassicurante ma il trend del Chelsea non promette nulla di buono.
Due settimane dopo, i Blues pareggiano a reti bianche in casa del Birmingham e lo United accorcia ancora; i Red Devils passano in casa del Bolton grazie a Saha ed al solito Van Nistelrooy portandosi a -7. Mourinho mantiene i nervi saldi e alla fine ha la ragione ancora dalla sua. Nel trentaquattresimo turno, infatti, il Manchester United abdica, pareggiando con il Sunderland, mentre il Chelsea passa 2-0 sul campo del Bolton grazie ai due cuori Blues Terry e Lampard. +9 a quattro giornate dal termine: è praticamente fatta. Il giorno giusto per festeggiare il secondo titolo consecutivo a Stamford Bridge è il 29 aprile del 2006: Chelsea-Manchester United. Finisce 3-0 per i ragazzi di Mou grazie ai gol di Gallas, Cole e Carvalho ed è tripudio blu. Alla fine, il Chelsea chiude a quota 91 punti, lo United si piazza secondo con 83 ed il Liverpool terzo a 82.
Matteo Luciani
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