NEWS – Emiliano Viviano parla della sua grande passione per la Premier League

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Everton-West Browich

Emiliano Viviano è un grandissimo appassionato di Premier League, campionato nel quale ha anche militato nella stagione 2013-2014. Anche se la sua esperienza non è stata delle migliori, la sua passione per il calcio inglese non si è affievolita e l’attuale portiere della Sampdoria continua a seguirlo affascinato.

Queste le parole dell’estremo difensore blucerchiato: “E’ grande la mia passione per il calcio inglese, purtroppo all’Arsenal (nella stagione 2013-14) è stata un’esperienza vissuta senza scendere in campo, ma l’ambiente era meraviglioso come lo aspettavo, un’organizzazione pazzesca, stadi meravigliosi. Dal punto di professionale un pochettino peggio rispetto a qui. Non ho assolutamente nessun rimpianto, sono felicissimo di aver vissuto quell’esperienza, in campo le cose non sono andate nel migliore dei modi, ma mi è servita, ho imparato tanto“.

Parlando della sua esperienza all’Arsenal non può non menzionare mister Wenger“Il calcio si è evoluto, gli allenatori e le squadre sono molto organizzate, in questo momento Wenger è rimasto un po’ indietro sotto questo punto di vista. Gran parte del merito è suo a livello societario all’Arsenal, ma in campo si lavora poco tatticamente, non ci si allena tanto… anche se questa è comunque una costante inglese. Ai miei tempi ci allenavamo poco, noi portieri lavoravamo soprattutto calciando la palla in porta tra noi. Qui in Italia di solito c’è il lunedì libero, il martedì un allenamento tosto e il mercoledì con seduta doppia. Là invece c’è un giorno di riposo, il giorno defaticante e così via. Nel giorno della presentazione all’Arsenal dissi che Wenger era uno dei migliori allenatori in Europa? Non lo conoscevo ancora. Chi arriva all’Arsenal e conosce l’ultimo ventennio di successi del club pensa che buona parte del merito sia del lavoro sotto il profilo tattico come avviene qui da noi, in realtà è la grande qualità dei giocatori. Io alla Sampdoria lavoro un’ora al giorno sulla linea difensiva, quello che balza all’occhio nell’Arsenal è che si lavora individualmente e non di reparto“.

Per quanto riguarda i compagni di reparto in Premier League, sostiene: “I miei tre portieri preferiti della Premier League? Courtois, Lloris e De Gea. Sono diversi tra di loro: De Gea in porta e fenomenale, forse un po’ meno nelle uscite; Lloris ha coraggio, gestisce bene le situazioni; Courtois è il più forte dei tre, difficilmente è fuori posizione, fa l’essenziale perfettamente”.
Parlando poi del successo di Conte al Chelsea, afferma: “Sapevo che il calcio di Conte avrebbe fatto la differenza in Inghilterra. Non ero convintissimo del fatto che i giocatori lo avessero seguito così pedissequamente, perché Conte, si sa, è molto esigente. Il Chelsea è compatto, è organizzato, i calciatori più forti fanno le cose semplici con grandi qualità. Sono più dentro la partita, sempre attivi: pochi egoismi, pochi ‘trotterellismi’. Mi piace tantissimo Diego Costa, è uno di quelli che se ci giochi contro lo odi… Mi auguro che rimanga anche l’anno prossimo. La vittoria del titolo? Se domani il Chelsea vince contro il West Ham, mette un tassello importante in chiave vittoria finale. Conte non vuole mollare di un centimetro, io lo ammiro molto per questo“.

Per quanto riguarda Okaka e Gabbiadini, dice: “Mi aspettavo un exploit di Okaka. Stefano ha una predisposizione naturale per giocare in Premier League: ha fisico, ha potenzialità enorme e giustamente sta facendo bene. Poi l’ambiente che ha trovato gli sta dando tanta fiducia e sono contento per lui. Per quanto riguarda Gabbiadini, invece, mi attendevo che facesse bene, ma non così tanto bene da subito. Quando tira in porta è una sentenza davvero. Manolo nel piede sinistro ha la dinamite: quando calcia, prende sempre la porta. Se l’ho sentito dopo la finale di FA Cup? Gli avevo scritto una volta un tweet quando ha iniziato a segnare, ma poi Manolo è uno che parla una volta ogni due-tre giorni“.
Infine, parla anche dell’esonero di Claudio RanieriL’esonero al Leicester penso che non sia dovuto solamente ai risultati, ma che ci sia qualcosa dietro, altrimenti è impossibile. Qualsiasi tifoso del Leicester avrebbe firmato per vincere lo scudetto e retrocedere l’anno dopo: non capisco le motivazioni e non credo ce ne siano. Dev’essere successa qualcosa, magari qualche calciatore si è rivoltato“.