La vera storia di George Best: il poeta del gol che amava donne e alcool

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La storia di George Best è forse una delle più affascinanti dei nostri eroi moderni del calcio. Una vita costellata di grandi successi ma anche di eccessi che, probabilmente, hanno contribuito a portarlo verso una morte decisamente prematura.
Il calciatore George Best ha indubbiamente vissuto la sua vita sempre al massimo, consapevole di essere uno tra i migliori calciatori al mondo. Ma non saranno solo le sue splendide prestazioni ed i suoi gol a restare famosi: anche le frasi di George Best resteranno uniche ed impresse nella mente dei suoi numerosi fan e degli appassionati di calcio. Una delle più celebri citazioni di George Best riguarda proprio se stesso: “Perché Maradona è bravo, Pelè è meglio, ma George Best è il migliore!”

Come detto, il George Best calciatore era senza dubbio un campione in campo, tanto da esser stato soprannominato Poeta del gol ma nella sua quotidianità non era altrettanto eccellente. Ha vissuto una vita di eccessi, quasi da film, ricca soprattutto di donne e di alcool che hanno contribuito a rendere eterna la leggenda di George Best.

Qui di seguito scaveremo a fondo nella biografia di George Best ed andremo a ricordare non soltanto i suoi esordi e le sue conquiste sul campo ma anche tutto ciò che ha contribuito a far nascere e crescere la leggenda di George Best.

La storia di George Best

Del George Best calciatore si potrebbero scrivere davvero tantissimi libri. Il Poeta del gol era senza dubbio un attaccante dotato di velocità, potenza, grande abilità tecnica nei contrasti con gli avversari ed un buon stacco di testa. Soprannominato anche George the Best, egli era considerato senza dubbio un fenomeno ed un giocatore che non poteva in alcun modo essere paragonato ai suoi colleghi dell’epoca.
La storia di George Best, però, racconta anche di un uomo al di là del campo da gioco. Un uomo eccentrico, dedito soprattutto alla frequentazione di donne bellissime ma anche all’eccesiva assunzione di alcool. Una vita vissuta sempre sopra le righe, con le sue caratteristiche ed indimenticabili folte basette ed i suoi capelli al vento, proprio come voleva la moda degli anni Sessanta.
La vita di eccessi, di alcool e donne unita ai numerosissimi riconoscimenti come George Best calciatore, sono stati un perfetto mix per sbagliare. Infatti, è proprio in seguito alla conquista del Pallone d’Oro a soli 22 anni che la sua carriera e la sua vita hanno subito un’inesauribile calata segnata dall’alcolismo, dalla guida in stato d’ebrezza, dagli irreparabili danni al fegato ed, infine, verso la prematura morte di George Best a soli 56 anni.

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di raccontare al meglio la storia di George Best partendo proprio dall’inizio.
Il Poeta del gol è nato a Belfast, nell’Irlanda del Nord, il 22 maggio 1946. La sua famiglia non era particolarmente benestante ma di estrazione popolare. Una famiglia protestante e numerosa mantenuta dal padre, un tornitore impiegato presso i cantieri navali cittadini, e dalla madre, operaia presso una fabbrica che produceva sigarette.
Da bambino ha sempre avuto una grande passione, quella del calcio, tanto che la sua carriera calcistica ha avuto inizio subito dopo quella scolastica. Infatti, a 11 anni era stato ammesso nella prestigiosa Grosvenor High School, un’importante scuola nella quale, però, si giocava principalmente a rugby. Fu proprio questa ragione a spingere il giovane George the Best verso il ritorno alla meno famosa Lisnasharragh Secondary School per dedicarsi al calcio.

Una scelta, questa, che con il senno di poi non si è rivelata affatto sbagliata dal momento che a soli 15 anni avvenne la principale svolta della sua carriera.
Infatti, è proprio a quell’età che si può dire che ha avuto inizio la storia del George Best calciatore dal momento che fu notato dall’allora osservatore del Manchester United, Bob Bishop.
In quel momento il giovane Best si stava allenando con la sua squadra di allora, il Cregagh Boys Club presso la Lisnasharragh Intermediate School quando riuscì a catturare l’attenzione di Bishop. L’osservatore riferì poi ai dirigenti del Manchester United: “Ho trovato un genio” ed è qui che ha avuto inizio la leggenda di George Best.

Il successo e la gloria in campo

Fu così, quindi, che George the Best arrivò al Manchester United dove nel 1961, a soli 15 anni, fece il suo debutto. Il ragazzo lasciò molti senza parole, mostrando di riuscire dove altri non riuscivano e mettendo in evidenza il proprio potenziale.
Alle sue prodezze in campo, però, si è subito fatto notare anche il suo carattere strafottente sia nei confronti degli avversari che dei compagni di squadra rendendo evidente fin da subito un atteggiamento indomabile.
Ma com’è possibile leggere in qualsiasi libro su George Best, questa favola è durata solamente due anni a seguito dei quali poi è tornato nella sua Belfast dove ha debuttato in Premier League.
Il ricordo dei giorni trascorsi a Manchester, però, erano sempre vividi negli occhi del ragazzino, così, nel 1966, la storia di George Best si è nuovamente spostata in Inghilterra.

Un data senza dubbio da ricordare nella biografia di George Best è quella del 29 maggio 1968. E’ proprio in questa data, infatti, che il Poeta del gol è riuscito a mettere a segno un gol nel match di Wembley nella finale della Coppa dei Campioni contro il Benfica di Eusebio.
Un trionfo senza precedenti per la squadra e per lui stesso, tanto che la stampa inglese gli attribuì il titolo di “quinto Beatles“, perché oltre alle prodezze ed all’indubbio talento in George Best si intravedeva anche tanto fascino. Il Poeta del gol detterà legge non soltanto sul campo da calcio ma anche nella moda tanto che contribuirà a rendere iconici i pantaloni a zampa di elefante ed il suo capello lungo.
Ma di trionfi sul campo ne è piena la biografia di George Best: con la maglia dei Red Devils è riuscito a mettere a segno ben 137 reti nelle sue 361 presenze conquistando la Coppa dei Campioni ed il Pallone d’Oro nel 1968, 2 campionati, una FA Cup, due Charity Shield ed anche qualche titolo come miglior realizzatore del campionato.

Si potrebbe scrivere un intero libro su George Best dedicato all’anno 1968. Quello fu senza dubbio un anno magico per il nostro campione tanto che nessuno è stato in grado di metterlo in ombra, neppure il mitico Pelé che di lui disse: “George Best è il più grande giocatore al mondo”. Una delle frasi su George Best che trasformarono l’uomo in mito.
Sempre in quell’anno, Best era sempre presente su tutte le principali pagine di giornali con titoli e frasi ad effetto che solamente lui era in grado di coniare così splendidamente. Si trattava per lo più di frasi irriverenti, irrispettose e lapidarie passate alla leggenda come alcune delle più famosi citazioni di George Best.
Ed è proprio grazie a queste frasi che George Best insieme ai suoi dribbling ed ai suoi tiri da cecchino in campo era riuscito ad accentrare su di sé tutta l’attenzione dei media.

Un’attenzione da parti dei media che era senza dubbio ambivalente. Infatti, se da una parte grazie al continuo parlare di questo giocatore gli stadi si riempivano di folle di adornanti tifosi per il proprio idolo, dall’altra vi erano i giornali sempre pronti a fotografare ed a documentare le numerosissime malefatte nella sua vita privata.

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Il mondo era decisamente ai suoi piedi e lui aveva solamente 22 anni. E’ a quest’età che George the Best è stato definito come “Il Quinto Beatles“ e veniva costantemente accostato a rock star, diventando anche modello e attore.

Ma tutta questa fama, questa attenzione e questa gloria possono essere dannosi a 22 anni. Infatti, tutto ciò si è rivelato un vero e proprio boomerang per lui soprattutto perché mancava di fondamenta solide e testa salda.
Ed è proprio a quest’età, all’apice del suo successo, che per George the Best ha inizio un lento declino nel quale a buone giocate degne di nota si alternavano anche episodi spiacevoli. Proprio come il pungo rifilato a Medina nel corso della sfida di Coppa Intercontinentale, come le multe inflitte dal club per aver disertato i ritiri e le partite alle quali ha preferito una notte di passione con Miss Mondo Carolyn Moore o un week end con l’attrice Sinead Cusack. Le rivelazioni e le frasi di George Best iniziarono sempre più a fare scalpore e destare più interesse rispetto alle sue prodezze in campo finendo per oscurarne il talento.

I vizi: donne e alcool

Anche in questo caso si potrebbe scrivere un libro su George Best e le donne. Il genere femminile è sempre stato per lui un chiodo fisso. Sarebbe forse stato impossibile il contrario dal momento che la sua fama e la sua gloria hanno attirato l’attenzione di molte bellezze dell’epoca.
Le ragazze che gli rondavano intorno e le sue fidanzate erano tutte bellissime ed alcune anche famose. Alcune delle sue migliori frasi George Best le ha rivolte alle donne come: “Che cosa ci posso fare se mi saltano addosso?”. Si tratta senza dubbio di una delle frasi più pronunciate da George Best durante gli anni del successo.
Un’altra delle citazioni di George Best sulle donne è quella che recita: “Se mi avessero dato la possibilità di scegliere scendere in campo a dribblare quattro uomini segnando un gol da trenta metri contro il Liverpool oppure di andare a letto con Miss Universo sarebbe stata una scelta difficile. Fortunatamente, ho avuto entrambe le cose”. Sono proprio queste frasi irriverenti ad aver reso Best un particolare fenomeno mediatico oltre che un giocatore talentuoso in campo.
Quello che colpiva di queste frasi era soprattutto la loro verità. Quello che veniva detto da Best era vero, ma espresso con frasi sprezzanti.

Gli episodi che facevano riferimento alla vita sregolata di George Best andarono sempre più moltiplicandosi: sia a casa con moglie e figli che sul campo di calcio.
Il successo ed i soldi erano diventati per lui una vera e propria droga cui attingevano i vizi. Nonostante si trattasse senza dubbio di un giocatore fenomenale, ciò che combinava al di fuori del rettangolo di gioco finiva sempre per appannare il suo essere un bravo calciatore.
Dopo ben 13 anni di eccessi, George Best finì per avere problemi anche sul lato del rigore sportivo: iniziò a diventare violento e litigioso.
Nei pub faceva a botte con gli ubriachi come lui, mentre sul campo di calcio litigava costantemente con l’allenatore, tanto da essere invitato a lanciare il Manchester.

L’allontanamento dai Red Devils fu per lui un passaggio molto delicato e doloroso. Infatti, la storia di George Best verrà risucchiata inesorabilmente come in vortice senza uscita.
Ed è così che il declino della sua carriera si è affacciato a soli 28 anni quando si è trovato costretto a girare diverse squadre minori in diversi continenti: Sudafrica, America, Australia e perfino Hong Kong.

Ed in America, a Los Angeles, il destino gli giocò un brutto tiro mancino. Gli Aztecs finirono per sostituirlo con Johan Cruijff, suo eterno rivale al quale era sempre stato accostato per il modo di vivere completamente opposto. Cruijff era bravo nel gestire la sua vita privata, era una giocatore con la testa sulle spalle con interessi economici ed ambizioni sportive. Insomma, l’esatta antitesi di Best.
E questo potrebbe essere senza dubbio il motivo per cui alcune delle migliori di frasi di George Best sono rivolte in maniera velenosa proprio all’olandese volante.

In questo frangente, mentre passava da una squadra all’altra, il suo talento in campo sembrava ormai essere sparito ma non ha mai smesso di curare le sue principali passioni.
Ha cambiato spesso donne, ha giocato d’azzardo e non ha mai smesso di bere.
Il suo essere così iconico e la sua infinita popolarità lo hanno portato a monetizzare la propria immagine diventano il volto di numerose campagne pubblicitarie.

La carriera di George Best calciatore finì in Australia.

La morte di George Best

Gli ultimi anni della sua carriera furono davvero difficili per quello che un tempo era stato il Poeta del gol. A causa della sua dipendenza dall’alcol la sua vita cominciò lentamente a sprofondare sempre di più.
Nel 1983 lasciò definitivamente il mondo del calcio. Un forte trauma, probabilmente, tanto che lo portò ad essere arrestato per guida in stato di ebbrezza e violenza. Non solo, la sua completa incapacità di gestire il proprio patrimonio lo portarono a dover andare alla ricerca dei soldi per vivere e per bere. Arrivò persino al punto di vendere il suo Pallone d’Oro.
Senza il calcio, senza le urla dei propri tifosi sugli spalti fu sempre più difficile per lui andare avanti e provò anche a disintossicarsi.
Nei primi anni duemila sembrò quasi riuscirci e divenne commentatore per un popolare canale sportivo inglese. Nel 2002, all’età di 56 anni, fu costretto ad un trapianto di fegato. Infatti, nei numerosi anni di abuso l’alcol aveva ridotto le funzioni dell’organo malato al 20%. La morte di George Best arrivò il 25 novembre 2005, dopo un mese di agonia durante il quale era stato tenuto in vita dai respiratori artificiali.

La causa della morte di George Best è stata un’infezione renale, conseguenza dell’alcolismo e alla quale non ha potuto niente il trapianto di fegato al quale si era sottoposto.
Circa 10 anni dopo la morte di George Best un documentario ha criticato questa tesi svelando che a causare il decesso dell’ex campione sarebbe stata un’overdose di farmaci immunosoppressori.

Poco prima della sua morte, ormai certo di quale sarebbe stata la sua fine, l’ex calciatore “dannato” ormai visibilmente malato e ricoverato in ospedale, decise di farsi fotografare. Queste fotografie sarebbero state un monito ed una testimonianza degli effetti devastanti dell’alcol. Il suo volto scavato ed ingiallito, i tubi, i cateteri e le sonde mostrarono un uomo molto lontano da quello che era il giocatore prepotente.
Non morite come me”: questa è stata l’ultima e forse la più importante tra le citazioni di George Best.

E’ stato nel castello di Stormont, la sede del Parlamento nazionale dell’Irlanda del Nord, che si sono celebrati i suoi funerali e dove termina la storia di George Best. Presero parte ai funerali migliaia di persone: gente comune e celebrità.

Le migliori frasi di George Best

Ecco qui di seguito alcune delle migliori frasi di George Best diventate iconiche.

  • Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcol e automobili. Il resto l’ho sperperato.
  • Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcool. Sono stati i venti minuti peggiori della mia vita.
  • Ho sempre voluto essere il migliore in tutto: in campo il più forte, al bar quello che beveva di più.
  • [Riferendosi a David Beckham] Non sa calciare col piede sinistro, non sa colpire di testa, non sa contrastare e non segna molto. A parte ciò è un buon giocatore.
  • [Riferendosi a Eric Cantona] Darei tutto lo Champagne che ho bevuto nella mia vita per poter giocare al suo fianco in una partita di Champions League all’Old Trafford.
  • Se io fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelé.
  • Una volta ho detto a Gazza (Gascoigne) che il suo QI (Quoziente intellettivo) era più basso del suo numero di maglia. Lui mi ha risposto: Che cos’è il QI?
  • Ho amato almeno 2000 donne senza doverle sedurre, mi bastava dire ‘Ciao, sono Best del Manchester United’
  • Era il 1976, si giocava Irlanda del Nord – Olanda. Giocavo contro Johan Cruyff, uno dei più forti di tutti i tempi. Al 5° minuto prendo la palla, salto un uomo, ne salto un altro, ma non punto la porta, punto il centro del campo: punto Cruyff. Gli arrivo davanti gli faccio una finta di corpo e poi un tunnel, poi calcio via il pallone, lui si gira e io gli dico: ‘Tu sei il più forte di tutti ma solo perché io non ho tempo’
  • Ho sentito raccontare molte leggende ai bambini. Alcune di queste riguardavano me.
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