Mancano davvero poche partite al Liverpool per coronare finalmente il sogno di vincere la prima Premier League della sua storia. Un traguardo sfiorato più volte nel corso degli anni trasformato quasi in una maledizione che non ha mai permesso ai Reds di diventare campioni d’Inghilterra per 30 lunghi anni, un lasso di tempo immenso per una squadra che ha scritto pagine gloriose della storia del calcio inglese.
L’ultimo Liverpool che è riuscito a vincere il titolo sembra appartenere a un’epoca lontanissima dalla nostra: il massimo campionato inglese era ancora la First Division, antenata della moderna Premier League e il gioco del calcio non era stato ancora sottoposto alle tante trasformazioni che lo hanno portato a essere ciò che oggi noi vediamo. E quella squadra che nel 1990 festeggiò il suo diciottesimo (e al momento ultimo) campionato non era esattamente la corazzata che adesso si trova fra le mani di Klopp.

Certo, anche in quegli anni i campioni non mancavano: uno dei simboli assoluti dell’ultimo titolo fu Ian Rush, nel pieno del suo secondo periodo trascorso sulle sponde del Mersey. Sì, perché dopo 7 anni con la maglia dei Reds, il gallese decise di tentare l’esperienza italiana passando alla Juventus per una sola stagione, un flop assoluto che lo costrinse a tornare sui suoi passi nel 1988. Ci mise un po’ per riprendersi ma la sua vena realizzativa si svegliò giusto in tempo per contribuire in maniera importante alla cavalcata verso il primo posto. La ritrovata verve di Rush riuscì a far superare al Liverpool in maniera quasi indolore l’addio di Jonh Aldridge, attaccante irlandese da sempre tifoso dei Reds. Proprio all’inizio del 1989 passò alla Real Sociedad, lasciandosi alle spalle 104 partite giocate e 63 reti segnate complessivamente, un bottino degno di un bomber di prima classe.
La sua partenza però non si fece sentire grazie a un altro dei grandi nomi del calcio inglese, Jonh Barnes: in quella stagione il trequartista diventò uno degli uomini simbolo vincendo il titolo di miglior marcatore del campionato con 22 reti segnate, 4 in più rispetto a Rush che contribuì alla causa con 18 gol. In difesa poi tutto era affidato a Glenn Hysen, giocatore dalla grandissima esperienza che si trasformò immediatamente in uno dei pilastri fondamentali di tutta la squadra, abituandosi da subito ai ritmi del calcio inglese grazie anche all’aiuto dei compagni di reparto Alan Hansen e Gary Ablett.

L’esperienza fu dunque un fattore fondamentale per quel Liverpool che in realtà non attraversò un percorso tanto diverso da quello attuale. Dopo un paio di mesi di assestamento, i Reds non persero una partita fino allo scontro con il Tottenham del 21 marzo, diventata però l’ultima sconfitta subita in tutto il resto della stagione. Fu proprio in quel periodo che la squadra riuscì ad allungare il passo e a lasciare indietro tutte le altre, Aston Villa in primis che si era candidata a essere la rivale più accreditata per il primo posto.
La storia suona quasi come un auspicio al Liverpool moderno, chiamato a rialzarsi dopo un periodo negativo arrivato in seguito all’infinita striscia di vittorie che durava dall’inizio del campionato. Proprio come nel 1990 si deciderà tutto adesso, nel periodo più importante di tutto il campionato: il compito di Klopp e i suoi ragazzi sarà quello di ripercorrere le stesse orme tracciate esattamente 30 anni fa, così da spezzare definitivamente la maledizione del primo posto e festeggiare un titolo atteso per troppi anni.
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