Dopo soli cinque mesi e mezzo dall’incoronazione della regina Elisabetta II del Regno Unito, l’Inghilterra abdicò. Davanti a centomila inglesi e cento giornalisti europei. A Wembley. Non tutti sapevano chi erano quei ventidue uomini venuti dall’oltrecortina. Queste poche parole basterebbero per descrivere la portata dell’evento che si consegnò ancor prima di iniziare alla leggenda, all’epica. Bisogna però spezzare una lancia(suvvia,ragazzi, la lingua ungherese insieme al finlandese ha un ceppo linguistico tutto suo, l’ugro-finnico!!!) per chi il 25 Novembre 1953 era presente nel mitico impianto londinese per vedere Inghilterra-Ungheria e non conosceva né il soprannome di quest’ultimi né tanto meno il significato: Aranycsapat, squadra d’oro.
Fino all’Argentina nel 1979, l’Inghilterra era solita invitare per un’amichevole la squadra vincitrice dei grandi tornei e invitò l’Ungheria campione olimpica ad Helsinki nel 1952;insomma all’ Hotel Comberland di Londra non soggiornò proprio una squadra di novellini: imbattuta da ventiquattro incontri, calcio spettacolare per mente e cuore e spiccatamente offensivo, un impianto di gioco progettato dal ct Sebes totalmente innovativo con la magia tattica del centravanti arretrato(Hidegutki) che lasciava tutti gli stopper in mezzo all’inferno della loro tre quarti campo che, senza punti di riferimento veniva continuamente razziata dagli inserimenti delle due “mezz’ali veri attaccanti”(Kocsis e Puskas), difesa a tre in linea(si,era questo il tallone d’Achille tamponato almeno in parte dal grande portiere che fu Grosics),un mediano di rottura(Zakarias) e un regista(anzi IL regista Boszik) ali perennemente proiettate in avanti(Budai e Czibor) e in linea col centravanti in modo da formare un nuovo idioma tattico(sempre da leggere dall’alto in basso, dagli attaccanti ai difensori): MM. Ma di tutto questo ben di Dio lo staff e i giocatori d’Albione non ne sapevano nulla e nemmeno volevano saperne;l’esempio più fulgido fu la stizzita risposta data dal selezionatore Winterbottom al nostro Gianni Brera quando quest’ultimo gli chiese cosa avesse in mente per fermare questo Hidegutki.“Il nostro stopper seguirà Hidegutki finchè lo riterrà opportuno.Grazie”.
Giocatori come il pallone d’oro Stanley Matthews, il grandissimo centravanti Stan Mortensen(specialità della casa il gol dalla linea di fondo campo, chiamato appunto “gol alla Mortensen”), il futuro CT Alf Ramsey e il capitano Billy Wright, che era ampiamente e giustamente considerato come uno dei migliori difensori al mondo,non avevano capito niente. Non scesero dal piedistallo, non ci saliranno mai più. Non si mossero di un millimetro dal loro glorioso ma ormai obsoleto Sistema. Guardando le rotondità di Puskas e le non perfette scarpe degli altri nel sottopasso per entrare in campo si convinsero ancor di più di spazzarli letteralmente via. Fu invece il canto del cigno. Dopo quarantacinque secondi l’Ungheria è già in vantaggio con Hidegutki. Nonostante il pareggio di Sewell dopo tredici minuti tutti avevano già intuito che sarebbe successo l’inverosimile:i magiari erano evidentemente più forti con i loro veloci passaggi, l’interscambiabilità dei ruoli,complesse trame di gioco eseguite tutte con massimo due tocchi, era qualcosa di mai visto ed è anche di cattivo gusto dare troppe colpe ai giocatori inglesi perchè erano semplicemente meno veloci, meno precisi, molto meno tecnici e peggio schierati in campo. Al ventesimo l’Ungheria si riporta in vantaggio ma è al ventiquattresimo che avviene la magia che spacca la partita e cambia definitivamente il soffio del vento del calcio europeo portandolo verso inesplorati lidi: Boszik per Hidegutki che viene incontro, di prima a Budai che la dà a Czibor sul suo taglio trasversale del campo, ora cross rasoterra in area per Puskas che la stoppa e punta Wright. Il difensore fa una bella e tempestiva ma inutile scivolata all’inglese, infatti il magiaro più celebre di sempre la sposta di suola lasciando solo aria da scalciare all’avversario e poi tira una delle sue sassate di sinistro con il corpo sempre fisso e il baricentro sempre stabile su cui il buon Merrick non può nulla. Il resto è accademia, 2-4 all’intervallo e addirittura 3-6 alla fine del match che seguì lo stesso copione senza soluzione di continuità con gli inglesi stupefatti,sconvolti e demoliti dall’onta subita(per capirci anche statisticamente, 35 tiri in porta ungheresi, 5 per gli inglesi).
Avevano sì già perso in casa da formazioni del Regno Unito(ma non ancora dai continentali), avevano sì già fatto brutte figure(i mondiali del 1950) ma dopo questa partita si ebbe la netta sensazione che non si poteva porre rimedio a differenza delle altre occasioni.Si capì subito che qualcosa era cambiato, non era più al suo posto o almeno al posto in cui si credeva che fosse.La rivoluzione era ormai partita, un’epoca era finita, i maestri passarono la mano….
P.s. La rivincita, giustamente, ci fu: a Budapest il 23 Maggio del 1954 l’Ungheria si impose 7-1…
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