Stoke-on-Trent, Inghilterra, 13 Marzo 2011 – Sin sin sin.
E’ domenica mattina, da pochi istanti sono scoccate le 11:00. Qualche decina di fedeli esce dalla Saint Filumena’s Roman Catholic Church, suggestiva chiesa cattolica immersa nel verde. C’è anche un tipo distinto, dal volto un po’ rubicondo. Lo conoscono tutti, ma non fanno più troppo caso alla sua presenza, poiché di frequente è lì ad ascoltare la messa o a confessarsi. Certo, nessuno si aspettava che sarebbe stato lì anche quel giorno… Quell’uomo è Anthony Richard Pulis, detto Tony, allenatore dello Stoke City, mai retrocesso in carriera. Nel pomeriggio dovrà guidare i suoi nel match di FA Cup contro il West Ham.
In quel periodo, le radio passano ossessivamente una canzone:
“Sin sin sin, look where we’ve been
and where we are tonight…
Hate the sin, not the sinner,
I’m just after a glimmer of love
and life deep inside!”
Il giudizio del religiosissimo Tony sul testo? Probabilmente positivo, ammesso che si ponga il problema, e per due motivi: ha dichiarato di essere un grande peccatore che anela al perdono in confessione;. la hit è cantata dalla pop star di Stoke-on-Trent, quel Robbie Williams che, partito dal piccolo pub di famiglia, era arrivato sino alla Royal Albert Hall di Londra, dove giovani, impellicciate signore, impegnate e non, erano accorse in massa per urlargli la propria ammirazione, o altro.
Quattro ore più tardi, lo Stoke si presenta in campo col consueto 4-4-2, fatto di lanci lunghi e tanta corsa. Pulis, dal canto suo, si accomoda in panchina con l’immancabile cappellino ben calcato sulla testa, un po’ per scaramanzia, un po’ nel tentativo di celare una calvizie che avanza inesorabile.
La cornice è quella del Britannia Stadium, che dal 1997 ha sostituito il Victoria Ground. I tifosi locali, tra i più vivaci, coloriti ed appassionati della Premier, si sono semplicemente spostati da una Boothen End ad un’altra, e continuano a fare benissimo la loro parte. Riguardo i ventidue in campo, risulta difficile credere che due di loro, Cole e Piquionne, non provino una certa emozione nel battere il calcio d’inizio sulle zolle d’erba sopra le quali, nel 2000, sono state sparse le ceneri di Sir Stanley Matthews. Jonathan Walters e Kenwyne Jones, i loro omologhi con l’altra maglia indosso, dovrebbero essersi abituati all’idea.
Al 12° minuto, i padroni di casa guadagnano un fallo laterale in corrispondenza dell’area di rigore avversaria. Sarebbe un fatto irrilevante, se le rimesse non le battesse, con una gittata media di 38 metri, ad una velocità massima di 60km/h, pennellando parabole tesissime, l’ex giavellottista Rory Delap, di professione centrocampista: palla in mezzo e gol di testa di Robert Huth, centralone tedesco ex Chelsea. Il vantaggio, però, dura meno di venti minuti: è proprio Piquionne, su cross di Hitzlsperger, a ristabilire l’equilibrio.
Appena iniziato il secondo tempo, Matthew Etherington si fa parare un rigore: sembra un’altra giornata maledetta per i Potters. Ma al minuto 62 è ancora un difensore, Danny Higginbotham, a siglare con un bel sinistro, direttamente su calcio punizione, la rete che decide l’incontro.
Lo Stoke City, dopo gli Hammers, estrometterà dalla competizione anche i Wanderers, guadagnandosi una storica finale a Wembley contro il Manchester City. Non finirà bene come nel ’71; tuttavia, non sarebbe neanche adeguato un parallelismo con la delusione del ’47: è svanita quella poesia che rendeva immortale anche una sconfitta. Certo, risalterà la classe di Yaya Toure, uno che non teme confronti a prescindere dall’epoca storica: chapeau! Ma il punto è che, risalendo in superficie, tirando le somme, a vincere la partita saranno i milioni dello sceicco, e nient’altro. E poi, si sa che il presente non è mai epico quanto il Passato…
Queste cose, a Tony Pulis, non interessano. In lui, da buon cattolico, prevale l’ottimismo della fede. Può essere piacevole immaginarlo quella sera stessa, intento a cercare il lato positivo della cosa, mentre canticchia un allegro motivetto, anch’esso portato al successo da quel cantante del posto del quale, per stanchezza o distrazione, gli sfugge il nome…
“You won’t be lost, hurt, tired and lonely,
something beautiful will come your way!”
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