La sua infanzia è stata nettamente diversa da quella di moltissimi suoi ex compagni di squadra ed è probabilmente per questo che è stato fra i più completi della sua epoca sia in madrepatria che in Italia.David Andrew Platt nasce non lontano da Manchester, a Chadderton il 10 Giugno 1966 in una famiglia ricca,agiata con autista per la scuola e governante annessi.Geneticamente predisposto al football pagherà in un unico salato(col senno di poi non troppo) conto la sua estrazione sociale.Ad appena diciotto anni il manager del Manchester United dove aveva svolto la trafila delle giovanili, lo ritiene definitivamente inadatto al gioco muscolare e maschio della sua squadra e lo manda al Crewe Alexandra in Quarta serie dove il nostro invece di farsi risucchiare fra calcioni e fango riesce ad emergere raffinando le sue qualità che poi lo accompagneranno per sempre nella sua carriera insieme alla sua passione per il cibo da fast food(da qui il soprannome “MacDonald”) :dinamismo,eclettismo, straordinario senso del gol per un centrocampista(o forse uno dei primi trequartisti moderni) e inoltre col tempo è riuscito a imparare ottimamente la fase di interdizione.
Alla fine saranno quattro lunghi e fruttuosi anni al Crewe che gli varranno la chiamata di Taylor(che poi ritroverà in nazionale), manager dei Villans nel 1988.Successo travolgente anche a Birmingham: con la maglia dell’Aston Villa confermerà ad altissimi livelli le sue qualità, migliorerà la media gol(50 in 121 presenze),sfiorerà la vittoria in campionato e si guadagnerà a pieni voti un’altra chiamata, fondamentale per il proseguo della sua carriera: quella dell’immenso Bobby Robson(si, quello che ha ricevuto una lettera da un Villas Boas adolescente che gli dava consigli su come utilizzare l’attaccante Domingos Paciência al Porto!!!) che lo portò al mondiale italiano del 1990. Nelle partite del girone eliminatorio giocò solo venti minuti ma fu decisivo negli ottavi di finale contro il Belgio segnando un gol bellissimo un minuto prima dei calci di rigore e poi guidando la sua nazionale al quarto posto finale. Queste ottime prestazioni lasciarono il segno nel bel paese che all’epoca mostrava lo spettacolo più bello del globo in materia di football tanto che un giocatore affermato a livello continentale come David Platt accettò senza nemmeno pensarci troppo(ma con una clausola di prelazione di una futura cessione alla Juventus) l’offerta di una neopromossa in Serie A: il Bari dei leggendari fratelli Matarrese.
Il centrocampista sbracò appena sotto il Tavoliere nell’estate del 1991 in cambio di ben sette miliardi ,ovviamente record societario, col compito di salvare la squadra pugliese. Non ci riuscirà nonostante trascini la squadra con 11 marcature di cui moltissime decisive e nonostante la squadra stessa ci provi cambiando allenatore (arrivò Zibì Boniek) e ingaggiando un giocatore forse non ancora completo ma che regalerà grandi numeri al calcio italiano: Zvonimir Boban. Con enorme e vero rammarico ma giustamente Platt non segue i galletti in B e come da suddetta clausola raggiunge gli amati colori bianconeri. Si innamorò della vecchia signora ammirando Tardelli (in parte sarà il suo successore) dal vivo, anni prima: «Ricordo come fosse oggi la magnifica Juventus che nel 1983, in Coppa dei Campioni, venne a vincere a Birmingham contro l’Aston Villa. Reti di Rossi, Boniek e di Cowans per noi. Posso dire che da quella sera ho sognato i colori bianconeri». Tredici miliardi, tanto entusiasmo e tanta simpatia. Ma la sua avventura a Torino durò solo una stagione per un concorso di colpe con la squadra piemontese: se è vero che lui fece fatica ad adattarsi ad un contesto in cui non era più l’unico e solo protagonista tattico e tecnico della squadra(a dire il vero l’approccio tattico dell’inglese non aveva nessuno ma proprio nessun punto in comune con quello del Trap), quest’ultima non era all’apice della sua storia nonostante la vittoria della Coppa Uefa. 16 presenze, solo 3 reti e un biglietto di sola andata per Genova sponda Sampdoria. Le due stagioni sotto la Lanterna saranno molto più felici perchè il clima generale sarà più rilassato, avrà più spazio in campo e passeranno molti più palloni per i suoi piedi: nel 93/94 arriverà anche una splendida Coppa Italia. A ventinove anni torna vicino casa, più precisamente all’Arsenal dove farà altri tre anni ad alto livello (88 caps e 13 reti) e dove conquisterà Campionato e Coppa d’Inghilterra 1997/98. Con la sua nazionale non raggiunge grandi risultati ma ovviamente partecipa sia agli Europei del 1992 che a quelli del 1996 concludendo con 62 presenze di cui 13 da capitano e 27 reti(ai Mondiali del ’94 l’Inghilterra non si qualificò arrivando nel girone di qualificazione dietro a Olanda e Norvegia).
Lascia il calcio giocato nel 1998 e comincia una controversa carriera da allenatore senza sussulti: 1998/99 alla Sampdoria con la collaborazione di Giorgio Veneri(Platt non aveva il patentino),poi l’anno dopo una breve e disgraziata parentesi come allenatore-giocatore al Nottingham Forest. Fu poi nominato dalla Federazione c.t. della nazionale under 21 che portò agli Europei di categoria del 2002 ma fu esonerato perchè non riuscì a bissare la qualificazione nel 2004.Nel 2010 tornerà in pista come collaboratore al Manchester City di Roberto Mancini(insieme tra gli altri a ex-compagni come Lombardo e Salsano);avventura che finisce in contemporanea con l’esonero del Mancio, infatti Platt si dimette per solidarietà col suo manager.Dopo un anno e mezzo viene assunto dagli indiani del Pune City e nel campionato 2015 arriverà al settimo posto nella neonata lega indiana.
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