The Beatles Reds Corner – Across The Universe – Song 14

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Across The Universe 

In queste settimane stiamo assistendo increduli alla stagione storica che il Liverpool sta disputando, strapazzando record e regalando momenti indimenticabili ai propri tifosi. In questa atmosfera di entusiasmo, diamo uno sguardo al passato e parliamo di un giocatore che è riuscito per molti anni ad infiammare il cuore dei tifosi Reds.  

Nel 1975 nasce a Toxteth un bambino di nome Robert Bernard Fowler, per tutti Robbie Fowler uno dei più grandi attaccanti della storia del Liverpool e della Premier League. Toxteth è un sobborgo di Liverpool, situato a sud rispetto al centro della città e negli anni ‘70-80 era purtroppo caratterizzato da un alto tasso di disoccupazione e povertà. Le tensioni sociali sfogavano in continue rivolte, lotte di indole raziale e ostilità nei confronti delle forze dell’ordine. In questo clima teso Robbie però si distrae giocando a calcio e passa le sue Domeniche al Goodison Park a vedere la sua squadra del cuore d’infanzia, l’Everton, ma a 11 anni il Liverpool nota le sue qualità di calciatore e lo ingaggia nelle giovanili, è l’inizio dell’avventura nei Reds.  

Nel 1993 in una delle prime partite ufficiali disputate, Robbie Fowler segna tutti i gol nel 5-0 contro il Fulham in Carabao Cup, diventando da lì ad un paio di anni una pedina fondamentale nella formazione titolare. Fowler ha vestito la maglia del Liverpool dal 1993 al 2001 e nella stagione 2006/2007 dopo le parentesi al Leeds Utd e al Man City, segnando ben 136 gol in 266 partite, un bottino meritevole del soprannome di God. L’appellativo oggettivamente poco sobrio ben si adattava alla vita decisamente ricca di episodi stravaganti dell’attaccante, figlio prediletto del popolo, non tanto diverso dagli operai che popolavano i pub nel dopo lavoro. 

Proprio a loro dedicò, nel quarto di finale dell’ormai scomparsa Coppa delle Coppe, la scritta sulla maglia mostrata nell’esultanza per il gol: “doCKers, l’illusione ottica emblematica del famoso marchio di moda era in realtà una netta presa di posizione a favore dei portuali di Liverpool in rivolta per i licenziamenti di massa. Fece ancora parlare di sé nel Febbraio del 1999 in occasione del match contro il Chelsea in cui sbeffeggiò in modo smoderato il difensore Le Saux per i suoi gusti sessuali, scusandosi poi pubblicamente per l’accaduto con una conferenza, oppure qualche partita dopo nel derby del Mersey, rispose ai cori dei tifosi dell’Everton sulla sua presunta vita di eccessi, con un’esultanza del tutto fuori luogo in cui mimava di sniffare le linee del campo. Nonostante la personalità fuori dal comune, Robbie Fowler è passato alla storia come uno dei più grandi finalizzatori della Premier, ancora oggi capita di intonare il coro We all live in a Robbie Fowler home” sulle note ovviamente dei Beatles.  

Tra i quattro ragazzi di Liverpool, diversi tra loro per indole artistica e carattere, forse colui che meglio incarnava il motto di “genio e sregolatezza” era proprio John Lennon. Era lui il rapace da area di rigore dei Beatles, il suo soprannome non era God, ma in merito a riferimenti religiosi la combinò grossa quando in un’intervista del 4 Marzo 1966 disse al giornalista Maureen Cleave testuali parole “I Beatles sono più famosi di Gesù Cristo adesso”. Come spiegato qualche mese successivo dallo stesso John, questa frase venne mal interpretata, il cantante dei FabFour voleva solo far notare come in UK, in quel momento, i Beatles avessero più influenza della religione sulla popolazione. In questo arco di tempo però tutto il mondo si scagliò contro di loro, costringendoli a posticipare una tournée in USA. Il Ku Klux Klan e diversi gruppi religiosi iniziarono una guerra a suon di manifestazioni e roghi con LP e materiale relativo ai Beatles per boicottare le loro esibizioni e cercare di cancellare ogni loro traccia dal territorio americano. Fu un evento epocale, con pericolose conseguenze, considerando l’atmosfera tesa che accolse i Beatles all’arrivo in USA, e la paura per lo scoppio di un petardo sul palco durante un loro concerto a Memphis. 

John affronta il tema religioso anche in un’altra occasione, questa volta artistica, nel brano Across The Universe, registrato tra il 1968 e il 1969 e pubblicato nell’album Let It Be”.  

“Words are flowing out like endless rain into a paper cup 

they slither while they pass, they slip away across the universe 

Pools of sorrowwaves of joy are drifting through my open mind 

possessing and caressing me”  

L’arrangiamento avvolgente trasporta l’ascoltatore in una dimensione spirituale, lasciandosi attraversare dal testo che venne scritto da John seguendo un flusso di coscienza notturno, come cura per i continui litigi con Cynthia nel salotto della casa a Kenwood. La strofa lascia poi spazio alla frase in sanscrito Jai Guru Deva, Om” significa letteralmente “lunga vita al Dio divino” ed è probabilmente una preghiera ereditata dall’esperienza indiana con il Maharishi. John confesserà poi di ritenere tale brano come uno dei suoi preferiti per l’approccio poetico del testo. 

Esprimere il proprio talento vuol dire andare oltre ciò che l’altro si aspetta da te, vuol dire avere il coraggio di esprimersi mettendo in gioco se stessi. Robbie John erano amati perché hanno messo a disposizione il loro talento, presentandosi così come la vita li aveva formati, niente e nessuno avrebbe potuto cambiarli. 

Nothing’s gonna change my world” 

Simone Ferracci