Please Please Me
Qualche giorno fa girava sul web un simpatico video in metro a Londra, dopo la vittoria per 1-0 fuori casa del Liverpool contro il Tottenham in cui un nutrito gruppo di tifosi dei Reds intonava “Si Senor”, il famoso coro dedicato a Bobby Firmino.
Cos’è un coro per un tifoso di calcio? È la sensazione di essere uniti, è la voglia di gridare a tutti quanta passione si ha per la propria squadra, è lo sfogo di una settimana magari difficile e impegnativa, è la musica che accompagna i propri beniamini in campo spingendoli a dare il massimo.
I tifosi inglesi hanno da sempre il monopolio della creazione dei cori, caratterizzati dall’eccezionale passione che mettono nel calcio e facilitati anche dalla musicalità della lingua inglese che difficilmente si può trovare in altre lingue. Abbiamo già parlato del coro principale, l’inno You’ll never walk alone, forse il coro più invidiato da tutte le tifoserie del mondo. Non mancano poi cori con riferimenti al passato come Fields of Anfield Road dove vengono citati due grandi ex calciatori della storia dei Reds come Stevie Heighway e King Kenny Dalglish, attuale dirigente del Liverpool. Tra i giocatori invece non viene di certo risparmiata la stella Mohamed Salah con un coro del tutto personalizzato dove viene definito the Egyptian king. Molti cori sono frutto di testi rivisitati di canzoni famose, è il caso ad esempio di That’s entertainment, brano di Paul Weller, uno dei più illustri porta-bandiera della Mods culture, figlio artistico dei Beatles e dei The Who. Ricordando nostalgicamente il periodo natalizio appena terminato, suscita simpatia anche ricordare la famosa marcetta natalizia modificata dai ragazzi della Kop in “When the Reds go marching in”.
Diventa praticamente impossibile immaginare una partita di calcio senza cori, senza il caldo apporto delle tifoserie presenti, basti pensare all’imbarazzo surreale quando capita di guardare in tv partite giocate con lo stadio (ahimè) a porte chiuse. Il coro però ha un significato molto più trasversale, cerchiamo allora di capire cos’è un coro per un appassionato di musica?
Un coro è la combinazione di due o più voci indipendenti, armonicamente concordi, ma differenti dal punto di vista melodico o ritmico. Per meglio comprendere questa definizione parliamo della canzone “Please please me”. Questo brano è stato scritto interamente da John Lennon nella cameretta della casa di zia Mimi, ispirata da brani di artisti statunitensi che spaziavano dal jazz al rock ‘n roll, e registrato nel 1962.
“Last night I said these words to my girl
I know you never even try, girl
Come on (come on), come on (come on)
Come on (come on), come on (come on)
Please, please me, whoa yeah, like I please you”
Ascoltando attentamente questa prima strofa, si nota facilmente come le voci siano multiple, in particolare parliamo delle voci di John (voce principale) e Paul per le prime due righe, diventando poi addirittura tre per le ultime tre righe con il contributo di George. Se potessimo estrapolare dalla traccia le singole voci dei tre artisti scopriremmo che seguono melodie differenti, immaginando un pentagramma, le note cantate dalle tre voci sarebbero diverse tra loro. Verrebbe da chiedersi com’è possibile che la canzone non sembri stonata, ed è proprio ora che entra in gioco l’armonia dei suoni. Quando si suona un accordo con la chitarra, le dita poggiano su tasti e corde differenti, ma la pennata avvolge la totalità delle corde, dando vita ad un suono armonico. È proprio questo il segreto dei cori polifonici: le voci coinvolte cantano melodie diverse, ma la totalità dell’ascolto dà vita a un suono armonico.
Dal vecchio rhythm and blues al rock ‘n roll di Elvis (padre artistico dei Beatles) i cori sono parte integrante di ogni brano, coinvolgendo gli altri componenti della band a partecipare al canto. La formazione dei Beatles prevedeva Ringo Starr al centro con la batteria e due microfoni davanti, generalmente quello alla sua sinistra per John e quello alla destra per Paul in maniera tale da creare una simmetria strumentale per la presenza del basso “mancino” di Paul. George Harrison fungeva da jolly, suonando tra i due per la maggior parte del brano e avvicinandosi all’uno, o all’altro, in base alle esigenze dei cori appunto.
Vi invito ora ad ascoltare “Please please me”, a volte capire il modo in cui le canzoni vengono realizzate tecnicamente, aggiunge un significato in più.
Simone Ferracci
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