Nella storia del Liverpool non è mancata l’occasione di veder sfilare giocatori ai più sconosciuti, o magari famosi ma tipicamente non accostati al Liverpool. In particolare negli ultimi 20 anni, con l’avvento di manager quali Houllier e Benitez, i Reds hanno assunto una connotazione sempre più internazionale. Come dimenticare El Hadji Diouf, famoso per aver pesantemente litigato con Gerrard nel corso degli anni senza però lasciare tracce particolari ad Anfield. O Fernando Morientes, che dopo sfavillanti stagioni al Real Madrid e al Monaco fu acquistato da Benitez ma non riuscì ad esprimere tutto il suo meraviglioso talento. Oggi però parliamo di personaggi ancora meno ricordati, i 10 calciatori che non ricordavi al Liverpool!
Luis Alberto
Universalmente venerato dalle parti di Formello ormai da qualche anno, il fantasista spagnolo arriva ad Anfield nel 2013. I Reds vengono da una stagione a corrente alternata ma tutto sommato promettente. Vengono fatti una serie di acquisti che puntellino la rosa dei titolari, già nella mente di Rodgers. L’andaluso proviene dal Barcellona B, ma il cartellino è del Siviglia, che dalla cessione ricava 8 milioni.
Una sola stagione, 12 presenze totali, 9 in Premier nella stagione conclusa con un inaspettato quando drammatico secondo posto. Un solo acuto davvero degno di nota: un assist di tocco molto bello per Suarez che segna un gol meraviglioso in pallonetto. Siamo a White Hart Lane, è il 15 dicembre 2013 e il Liverpool ne dà cinque al Tottenham. Sei mesi dopo, senza neanche troppi rimpianti, il talentuoso spagnolo viene dato in prestito al Malaga. Poi Deportivo, per finire dunque in Italia nell’estate 2016.
Robbie Keane
Una brillante carriera, cominciata nel Wolverhampton e passata anche dall’Inter. Il nome di Robbie Keane è tuttavia legato al Tottenham. A White Hart Lane segna tanti gol, soprattutto nella sua prima esperienza, e il Liverpool gli mette gli occhi addosso nell’estate 2008. Arrivato ad Anfield per tanti soldi con tanto entusiasmo (Liverpool e Celtic le squadre del cuore, da buon irlandese), con Benitez colleziona un buon numero di presenze. Grande problema: viene spesso sostituito dal manager spagnolo, che non riesce ad inserirlo benissimo.
Unico vero acuto un gol pazzesco all’Emirates Stadium nel dicembre 2008. Keane insegue un lancio lungo per decine di metri e, sul rimbalzo, spedisce una cannonata sotto la traversa ammutolendo i Gunners, suoi arcirivali fino a sei mesi prima. A gennaio, quando il rapporto si incrina con Benitez, nel mezzo di una vociferata crisi di identità, il miglior marcato nella storia della nazionale irlandese torna nel nord di Londra, sebbene abbia contribuito a tenere il Liverpool in cima alla classifica fino a quel momento.
Daniele Padelli
L’attuale secondo portiere dell’Inter ha una lunga carriera alle spalle, per anni relegata alla panchina. Nel 2006 viene convocato dall’u21 italiana e Benitez pensa ad un suo acquisto. Nel gennaio 2007 il portiere lombardo sbarca in Inghilterra fortemente voluto dal manager. Colleziona una sola presenza: Anfield, maggio 2007, partita contro il già retrocesso Charlton nell’ultima di Robbie Fowler in rosso. Prestazione molto scarsa, due gol concessi a causa dei suoi errori, Benitez ci ripensa e lo rimanda a Marassi.
Successivamente gioca alcuni buoni anni a Torino, non senza errori grossolani, prima di ricevere la chiamata dell’Inter per fare il secondo di Handanovic. Anche qui non benissimo…
Peter Gulacsi

Negli anni ’00 i Reds, che hanno in Pepe Reina il loro indiscusso titolare, fanno fatica a trovare il secondo. Padelli, Carson, Kirkland, Itandje, Cavalieri, Brad Jones. Nessuno sembra trovare un posto stabile. Nel 2007 Benitez ci prova con questo 17enne ungherese. Tanti prestiti, diverse panchine, mai una reale chance. Fa qualche fugace apparizione in coppa ma non esordisce mai in Premier League.
Nel 2013 arriva a zero al Salisburgo, dove la sua carriera svolta. Dopo due ottimi anni passa al Lipsia, all’epoca impegnato nella risalita in Bundesliga. Dal 2016 Gulacsi ha saltato solo 3 partite in Bundesliga e ha all’attivo quasi 15 presenze da titolarissimo in Champions League. Se non ci fosse il coronavirus, il portierone ungherese starebbe giocando i quarti di finale della coppa dalle grandi orecchie. Un gran bel salto!
Gabriel Paletta
Terzo italiano in classifica, Paletta arriva ad Anfield nel luglio 2006. Si tratta solamente del secondo argentino nella storia dei Reds. Non lascia ricordi particolarmente entusiasmanti: otto sole presenze, neanche indimenticabili, che fanno intuire al club che l’ex Banfield non sia ancora pronto per questo livello. Si cerca di darlo in prestito, alla fine si trasferisce a titolo definitivo al Boca Juniors.
Lì la sua carriera riparte, ma mai fino a toccare altissimi livelli. Dal 2010 al 2016 gioca in Serie A, collezionando tante presenze e ottime prestazioni soprattutto col Parma. Dopo un triennio al Milan, un anno all’Atalanta e una quarantina di presenze in Cina, oggi Paletta gioca nel Monza di Berlusconi, in Serie C.
Paul Konchesky
L’estate 2010 non porta buoni ricordi per i tifosi dei Reds. In buona sostanza, quei mesi certificano la fine del ciclo di Benitez, la continuazione del processo di smantellamento della sua squadra e… la fine dei soldi. Arbeloa e Alonso sono andati via l’anno prima, seguiti da Mascherano e Fabio Aurelio (poi però ripreso) quell’estate. Nel frattempo Benitez lascia il club dopo sei anni e Gerrard è nel bel mezzo di una serie di guai fisici che termineranno del tutto solo un paio d’anni dopo.
Arriva Hodgson, che ha nel curriculum una finale di Europa League appena giocata. Mai amato dalla Kop, così come i giocatori che si porta dietro. Ad esempio Paul Konchesky, suo soldato al Fulham e con una buona esperienza in Premier. Un semestre terribile per il londinese, suggellato da un errore decisivo contro il Tottenham in autunno. Con la dipartita di Hogdson va via anche lui. Tornerà in Premier solamente anni dopo con il Leicester, anche se le Foxes dopo un solo anno al massimo livello lo spediranno nuovamente in Championship senza troppo pensarci.
Doni

Altro portiere, altra vecchia conoscenza del calcio italiano. Doniéber Alexander Marangon arriva al Liverpool nel 2011 con un curriculum di tutto rispetto. Due Coppa Italia, una Supercoppa e tre secondi posti in Serie A con la Roma da titolare, ma un infortunio al ginocchio che da un paio d’anni gli causa molto fastidio. Nell’aprile 2012 Doni esordisce in maglia rossa, primo portiere che non si chiami Pepe Reina a difendere i pali del Liverpool in Premier League dal 13 maggio 2007. Curiosamente, proprio la data della partita col Charlton in cui Padelli aveva commesso i due errori.
Dopo una manciata di partite non entusiasmanti e un arresto cardiaco nell’estate 2012 durante un controllo di routine, Dalglish permette al portiere brasiliano di tornare in patria al Botafogo. Consigliato dai medici, appende le scarpe al chiodo l’anno dopo, a quasi 34 anni.
Jari Litmanen
Considerato quasi all’unanimità il miglior calciatore nella storia della Finlandia, Jari Litmanen passa gli anni ’90 a collezionare successi sul campo. Quattro Eredivisie, tre coppe d’Olanda, due finali di Champions League, una delle quali vinta. Aggiungiamo anche una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale. A 28 anni la chiamata del suo amato van Gaal al Barcellona. Nel 2001, dopo un anno e mezzo deludente, Houllier lo vuole al Liverpool, club per cui Jari tifava da bambino.
Diversi gol importanti: Spurs, Arsenal, Aston Villa, Roma, Bayer Leverkusen. Un solo problema: è costantemente infortunato. Già da Barcellona infatti comincia il calvario che lo porterà ad una seconda parte di carriera continuamente tormentata dagli infortuni. Vince tutti i trofei del 2001 vinti dai Reds ma praticamente non gioca mai nelle partite decisive. Complice qualche incomprensione con Houllier va via nell’estate 2002.
Nicolas Anelka
La carriera di Anelka può dirsi senz’altro fortunata. Quanti sono i calciatori al mondo che possono permettersi di aver vestito le maglie di PSG, Arsenal, Liverpool, Real Madrid, Chelsea, Fenerbahce, Manchester City e Juventus? Allo stesso tempo, è incredibile come abbia lasciato tutti questi club per problemi di adattamente o incomprensioni con l’allenatore. Nel calciomercato invernale della stagione 2001/2002, a 23 anni, Anelka arriva ad Anfield avendo già in bacheca una Premier, una FA Cup, una Champions League, una coppa Intertoto. Sommiamo anche un Europeo e una Confederations Cup con la Francia.
Ad Anfield segna alcuni gol importanti: Everton, Fulham, Blackburn Rovers. I Reds arrivano secondi in Premier League dietro l’Arsenal ma, ancora una volta, incomprensioni con Houllier non gli permettono di rimanere a Liverpool. Il manager francese sceglierà così El Hadji Diouf, uno dei suoi pochi grandi errori. Il senegalese è infatti ancora oggi uno dei peggiori ricordi della Kop. Tornerà a vincere in Premier nel 2010 con il Chelsea, un anno dopo aver chiuso la classifica marcatori al primo posto.
Karl-Heinz Riedle
Incubo della Juventus, ricordo non particolarmente memorabile della Lazio, il Liverpool acquista Riedle nella fase chiaramente discendente della carriera. Ciononostante, si parla di uno dei più importanti attaccanti tedeschi tra fine anni ’80 e seconda metà degli anni ’90. Vince con la Germania Ovest il mondiale italiano del 1990, è capocannoniere all’Europeo 1992 che la nuova Germania perderà in finale, vince la Bundesliga con Werder Brema e Borussia Dortmund, segna una doppietta in cinque minuti alla Juve nella finale di Champions League del 1997.
Poche settimane dopo la finale dell’Olympiastadion di Monaco il tedesco viene acquistato da Roy Evans. Ma c’è un imprevisto: già dai primi mesi Riedle gioca poco perché i Reds davanti schierano un diamante di 17 anni che gli è letteralmente scoppiato in casa. Si chiama Michael Owen e segnerà 46 gol durante la permanenza di Riedle ad Anfield. Nel 1999, a 34 anni, l’attaccante bavarese si ricongiungerà con Evans al Fulham, prima di chiudere definitivamente la carriera nel 2001.
di Daniele Calamia
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