
Edwin Van der Sar è considerato al giorno d’oggi il portiere olandese più forte di sempre e uno tra i più celebri dell’intero panorama calcistico mondiale ma non ha ottenuto, fin da subito, questi riconoscimenti. Per prima cosa Edwin, classe 1970, nasce come centravanti ed è nelle giovanili del Noordwijk, dove milita dal 1985 al 1990, che viene spostato nel ruolo di portiere. Questa scelta fatta dal suo allenatore, all’epoca alla ricerca disperata di un sostituto nel ruolo, si rivela azzeccata e stravolge completamente la vita di van der Sar, che oltre alle sue doti dovrà ringraziare per sempre il mister in questione, tale Broring. Quest’ultimo conosceva perfettamente l’allora giovane assistente dell’Ajax, Louis Van Gaal, entrambi erano, prima di tutto, due insegnati di ginnastica e organizzavano spesso partite tra le due squadre da loro allenate. Van Gaal si accorge delle potenzialità dell’estremo difensore e decide su consiglio dell’amico-allenatore e di un emissario della formazione più famosa d’Olanda, di portarlo all’Ajax.
Van der Sar coglie l’occasione al volo ma ad Amsterdam passa i suoi primi due anni, dal 1990 al 1992, principalmente in panchina. Successivamente parte la sua inarrestabile ascesa e da terzo portiere diventa preso titolare nella squadra allenata da Van Gaal. Dal 1993 al 1999 diventa un punto fermo e colleziona trofei su trofei: 3 Coppe d’Olanda, 4 campionati e 3 Supercoppe e la quarta Coppa dei Campioni del club, datata 1995. E’ un Ajax sfavillante, uno dei più forti di sempre e Edwin ne fa parte, autore di eccellenti prestazioni ed elemento chiave per i compagni. A livello internazionale, questa potente corazzata si aggiudica, pochi mesi dopo, la Coppa Intercontinentale contro il Gremio grazie al suo salvataggio decisivo nella lotteria dei rigori. L’anno successivo, i campioni d’Europa in carica sono ancora affamati di vittoria, Van der Sar stabilisce il record di imbattibilità della Champions League e aiuta gli olandesi a raggiungere l’atto finale, per la seconda volta consecutiva. La beffa è dietro l’angolo, la Juve vince all’Olimpico di Roma ai calci di rigori, l’Ajax è sconfitto e Edwin si dispera. Ancora non sa che i bianconeri lo avevano adocchiato e lo avrebbero, a partire dal 1999, consacrato erede di Peruzzi.
Il numero uno della nazionale olandese è elettrizzato da questa sfida stimolante ma presto si scontrerà contro l’avversa e dura realtà. A Torino viene accolto in maniera ottimale, il compagno Davids lo aiuta ad inserirsi ma qualcosa si inceppa, Edwin per qualche motivo sconosciuto non si dimostra all’altezza e fallisce miseramente la sua occasione. Il primo anno in bianconero è discreto, il flop arriva la stagione successiva quando la squadra comincia a non ingranare. Ancelotti è ritenuto colpevole delle deludenti prestazioni della squadra, anche il portierone olandese finisce sul banco degli imputati e i tifosi lo prendono di mira, viene schernito da numerosi cori offensivi, complici i suoi ripetuti errori disastrosi commessi in campo. L’ episodio chiave della sua carriera avviene in un Juve-Roma, decisiva per lo scudetto. Nakata fa partire un tiro dal limite, Van der Sar ci arriva, ma sbaglia totalmente la direzione della respinta, consentendo a Montella di insaccare il goal scudetto. Edwin è a pezzi e il futuro sembra oramai non sorridergli più. La Juventus corre ai ripari, Gianluigi Buffon prende il posto del gigante olandese che nell’avventura bianconera rimpiange il fatto di non aver mai dimostrato le sue qualità.
E’ tempo di voltare pagina, non ha alcun senso soffermarsi a pensare a quello che non è stato. Edwin ha voglia di riscattarsi e di ritornare ai livelli che gli competono, per farlo dovrà ripartire dal basso, sopportare ingiustizie e compiere sacrifici, come il dover rinunciare alla partecipazione della massima competizione europea. Il Fulham decide di dargli una possibilità e l’allora nuovo progetto vincente di Mohamed Al-Fayed convince Van der Sar. La serenità di Craven Cottage lo aiuta a riacquistare la fiducia nei propri mezzi e annata dopo annata, l’estremo difensore rinasce come un tulipano in primavera. I colori sociali cupi, il bianco e il nero, della società londinese non riportano alla mente gli incubi di Torino, anzi sono la terapia verso il successo. Con i Cottagers, dove gioca dal 2001 al 2005, si toglie alcune soddisfazioni: vince una Coppa Intertoto nel 2002 e viene nominato migliore giocatore del club per l’annata 2003/2004.
La sua reputazione riacquista valore, Edwin non solo è rinato ma è pronto per fare il grande passo, che arriva all’età di 35 anni. Nel 2005 è un nuovo giocatore del Manchester United e la sua storia ha dell’incredibile: compie il processo inverso rispetto ai suoi coetanei e più invecchia, più migliora fornendo prestazioni da capogiro. Van der Sar arriverà a difendere i pali dei Red Devils fino a 40 anni. Ad Old Trafford riacquista una fiducia estrema, che aveva iniziato ad assaporare al suo trasferimento nella capitale britannica. Con i Red Devils ottiene gli stessi trofei ottenuti fino a quel momento in carriera, capitato nel posto giusto al momento giusto, in una squadra di altissimo livello, ancor più forte di quella con cui giocò all’Ajax. Nello United di Sir Alex Ferguson, Wayne Rooney e Cristiano Ronaldo, Edwin emerge e si porta a casa la bellezza di 4 Premier League, numerose coppe inglesi e si laurea campione d’Europa per la seconda volta nella sua carriera, grazie alla sua parata sul penalty decisivo di Anelka in una finale tutta inglese contro il Chelsea, che si protrae fino ai calci di rigore.
La carriera di Van der Sar non è sempre stata rose e fiori, dopo il fallimento con la Juventus, Edwin ha perso oltre a quella con l’Ajax, altre due finali di Champions League contro il Barcellona, la seconda delle quali l’ha disputata alla soglia dei 40 anni. Molti rimpianti sono legati alle delusioni avvenute con gli Orange, il capitano della nazionale ha sfiorato più volte il raggiungimento di una finale agli Europei e ai Mondiali senza mai riuscirci. Quel che importa è che dallo scomodo appellativo di “saponetta”, ha lavorato sodo per onorare il suo nome e riottenere consensi e successi. Un ringraziamento speciale va sicuramente al Fulham che in un suo momento di assoluta difficoltà, ha saputo mettere da parte le cattive dicerie sul suo conto e dargli un’altra chance, l’olandese non aspettava altro. La dirigenza londinese ha saputo valorizzarlo e ha visto in lui un grande uomo e un campione, e non si è sbagliata affatto. I Cottagers sono stati fondamentali per il processo di crescita del ragazzo e hanno colmato una ferita aperta, si sono rivelati il trampolino di lancio definitivo per il proseguo e il successo della sua carriera. Se Edwin non avesse giocato quelle stagioni nei Whites, avrebbe poi vinto meno trofei e soprattutto sarebbe stato ricordato come un perdente, o non ricordato affatto…
Luca Marcat
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