LAMPARD, il super Q.I. ed il romanzo che si è scritto da solo

0
1370

Frank Lampard, il figlio.

Nascere nel 1974 ed essere inserito dal prestigiosissimo magazine culturale made in USA, “The New Yorker”,  tra i venti migliori giovani scrittori in attività; venire al mondo nel 1978 ed essere considerato dagli addetti ai lavori un ex calciatore in cerca di un prepensionamento d’oro: come diceva Albert Einstein, “tutto è relativo… Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie”.

Philipp Meyer, strepitoso romanziere e saggista, fine analista delle contraddizioni della società a stelle e strisce (lui stesso, ex trader di derivati finanziari, potrebbe essere additato come una contraddizione vivente)è nato 40 anni fa a New York City. Proprio lì, nella Grande Mela, nel marzo 2015, Frank Lampard farà il suo esordio nella MLS. I due hanno una caratteristica in comune, che si dice possa fare la differenza in entrambi i diversissimi ambiti in cui operano: l’intelligenza. A scuola, il primo ottenne una GED; il secondo (Q.I. superiore a 150, a voler credere a Bryan English, medico sociale del Chelsea)una GCSE: si tratta di riconoscimenti accademici destinati unicamente agli studenti più meritevoli.

Meyer è autore di un’opera meravigliosa, “Il figlio”. Narra del rapporto tra Eli McCullogh, capostipite di una famiglia di proprietari terrieri prima e petrolieri poi, ed il figlio Peter. Il Colonnello Eli è la massima rappresentazione del cinismo e del pragmatismo: sa bene che la terra è sempre stata di qualcuno, e che qualcun altro gliel’ha sempre portata via con la forza o con l’inganno. Il suo erede è invece un uomo sensibile e d’animo gentile, alieno a quella bieca umanità che lo circonda.

Difficile non accostarli a José Mourinho e Frankie Lampard. In effetti, i due sono stati qualcosa di non molto dissimile ad un padre ed un figlio. Chissà cosa avrà pensato il “Vate di Setubal” quando il suo ex pupillo ha riportato in parità lo scontro diretto che poteva, se non decidere, almeno indirizzare la stagione. Chelsea in vantaggio, City alle corde ed in inferiorità numerica. Ma poi…

Un vero e proprio romanzo. Il New York City F.C., squadra per la quale Lamps ha firmato, è stato fondato giusto un anno fa e disputerà il suo primo campionato nel 2015. Per il 75%, il team è di proprietà di Khaldoon Al Mubarak: lo sviluppo della trama era così ovvio che si è scritto da solo.

Ieri, il culmine. L’ingresso al 78°, frutto di quella che sembrava la mossa della disperazione. Sette minuti più tardi, lo splendido gol su assist dell’incontenibile Milner. Quindi, la non esultanza per il dovuto rispetto al suo club di tredici anni. Infine, il tributo riscosso dai suoi ex tifosi (in Italia, probabilmente, sarebbe dovuto uscire dal campo scortato). Meyer non avrebbe saputo far di meglio.

Mou, nel post-match, ha commentato così: «Frank Lampard è un giocatore del Manchester City. Quando ha deciso di andare a giocare per una diretta avversaria del Chelsea, la storia d’amore è finita. Credo che, quando un giocatore lascia una squadra e va a giocare per una sua diretta avversaria, non sta andando lì in vacanza: sta andando per provarci e per battere il suo ex club, quello che tutti considerano la sua squadra del cuore, ma che non lo è più». Le sue ragioni le ha.

Però, a voler maliziare, viene il dubbio che, all’epoca, abbia perso lo scontro diretto nel test MENSA e che, per una volta, si sia dovuto accontentare della piazza d’onore…

Guido D'Ovidio