La settima edizione della Premier League parte il 15 agosto del 1998. Durante l’estate, comunque, la sete di calcio degli appassionati viene soddisfatta grazie ai Mondiali francesi. L’Inghilterra di Glenn Hoddle, partita ancora una volta con tante speranze ed altrettante aspettative di risultati positivi, si ferma bruscamente tornando a casa a mani vuote. Dopo aver superato la fase a giorni, seppur con grande fatica al cospetto di avversari tutt’altro che irresistibili come Tunisia, Romania e Colombia, i Tre Leoni si trovano di fronte l’avversario di sempre, sul campo e non: l’Argentina. Le Falkland e la mano de Dios sono ancora storicamente piuttosto vicini ma in Francia, per fortuna, a parlare è soltanto il campo. La forte selezione albiceleste può contare su diversi campioni, Gabriel Omar Batistuta su tutti, ma l’Inghilterra non si sente inferiore grazie al bomber Alan Shearer e alla folta schiera di giovani talenti composta da gente come Beckham, Scholes, Gary Neville e, soprattutto, l’astro nascente del football britannico: Michael Owen. La partita è stupenda. Al 5′ calcio di rigore per l’Argentina trasformato da Batistuta ma già cinque minuti dopo si va sull’1-1 grazie a un altro rigore, stavolta realizzato da Shearer. Al 15′, poi, il capolavoro: Owen si beve mezza difesa avversaria e piazza il pallone esattamente all’incrocio dei pali, come avrà modo di mimare egli stesso durante la sua esultanza coi compagni. Sembra tutto in discesa ma Javier Zanetti non la pensa così e, grazie ad una magistrale punizione porta il match sul 2-2. Nel secondo tempo l’episodio che cambia la partita; Beckham si fa espellere ingenuamente per un fallo sul ‘Cholo’ Simeone. L’Inghilterra arretra, resiste, rischia anche di vincere clamorosamente ma alla fine, ancora una volta, la sorte dei Tre Leoni in una competizione internazionale viene decisa ai rigori. I presagi sono oscuri se si guarda al passato immediato e anche in questa circostanza la roulette dagli undici metri condanna gli inglesi. Agli europei di casa era stato Southgate a fallire il rigore decisivo, stavolta tocca a Batty. Poco importa. L’Inghilterra vede svanire per l’ennesima volta l’opportunità di tornare a vincere qualcosa di importante con la propria nazionale nonostante una compagine tutt’altro che da buttare.
Archiviato il mondiale transalpino, che vede il trionfo dei padroni di casa, in terra d’Albione ci si rituffa sul campionato di casa. La sessione di mercato ha come assoluto protagonista il Manchester United di Alex Ferguson; il tecnico scozzese rivuole a tutti i costi il titolo decidendo così di puntellare il proprio attacco con il gioiello trinidadiano dell’Aston Villa Dwight Yorke e la difesa col forte olandese Jaap Stam, che arriva dal PSV. Sulla sponda rossa di Manchester salutano, intanto, due leggende degli ultimi anni colmi di successi come McClair e Gary Pallister. L’Arsenal campione in carica sceglie due rinforzi di qualità, non puntando però su nomi già affermati, come il nigeriano Kanu e lo svedese Ljungberg, proveniente dall’Halmstads. Il Chelsea del player-manager Vialli pesca dalla Serie A assicurandosi Desailly e Gigi Casiraghi, prelevando poi il terzino Ferrer dal Barcellona e il fantasista Brian Laudrup. Acquisti di qualità anche per il Leeds, che si rinforza coi centrocampisti Batty e Bakke e per il West Ham, che si assicura Ian Wright e Paolo Di Canio (seppur a dicembre). Oltre al già citato Casiraghi, inoltre, continua la fuga di italiani in una Premier sempre più ambiziosa; questa volta tocca a Materazzi, che va all’Everton, e al terzino sinistro Tramezzani, acquistato dal Tottenham.
Tutto è pronto, così parte un’altra, appassionante, stagione di Premier League. La sorpresa iniziale è rappresentata dall’Aston Villa di John Gregory che, nonostante la perdita di Yorke, mette insieme quattro vittorie ed un pareggio nelle prime cinque giornate, volando in vetta alla classifica. I Villans sembrano poter essere una delle tante meteore temporanee presenti ogni stagione all’inizio del massimo campionato inglese; invece sono destinati a durare ancora per diverse settimane. La prima sconfitta per la squadra di Birmingham arriva all’undicesima giornata, a Stamford Bridge. Nonostante ciò, la squadra di Gregory resiste in cima alla Premier, seppur all’interno di un vero e proprio mischione, che comprende anche il solito Manchester United, il Chelsea, il West Ham e l’Arsenal. Nel diciassettesimo turno, addirittura, i Villans tornano primi in solitaria dopo aver sconfitto l’Arsenal di Wenger per 3-2 grazie all’eterno Dion Dublin, che sigla una doppietta decisiva. Passano altre cinque settimane e la musica non cambia; l’Aston Villa rimane primo, anche se in coabitazione con il Chelsea di Gianluca Vialli. Giunti all’inizio del 1999, tuttavia, i ragazzi di Gregory gettano la spugna. Ai piani alti della classifica si delinea, così, lo scenario che occuperà la scena fino alla fine della stagione, con Manchester United, Chelsea e Arsenal a giocarsi la Premier.
I tre club restano racchiusi, sostanzialmente, in tre soli punti. Alla ventinovesima giornata, però, il Chelsea di Vialli crolla fragorosamente in casa contro il West Ham, punito da un gol al 75′ di Kitson. La classifica, ora, recita così: Manchester United 58, Arsenal 56, Chelsea 54. I Blues sembrano poter essere ormai fuori dai giochi ma dopo due giornate, grazie a due vittorie, sono già rientrati ampiamente in corsa per il titolo, piazzandosi, insieme all’Arsenal, a due sole lunghezze dal Manchester United capolista; Di Matteo, infatti, regala tre punti preziosissimi in casa del Charlton a Vialli mentre Arsenal e Manchester United rallentano rispettivamente con Southampton e Wimbledon.
Tutto è ancora assolutamente in gioco a soli sette turni dalla conclusione. Dopo la giornata numero trentatré, addirittura, le tre contendenti si ritrovano a pari punti: 66. La squadra di Ferguson, infatti, pareggia a reti bianche con il Blackburn; Arsenal e Chelsea, invece, vincono contro Tottenham e Wimbledon. Passano sette giorni e i Blues di Vialli si staccano, stavolta, definitivamente dal sogno-Premier pareggiando in casa con il Leicester per 2-2. Mancano tre giornate. Arsenal e Manchester United sono in vetta a braccetto. Le emozioni sono destinate a non finire qui. Nel quart’ultimo turno c’è uno scatto clamoroso dell’Arsenal; la squadra di Wenger vince a valanga in casa del Middlesbrough (1-6) mentre il solito Jimmy Floyd Hasselbaink costringe Ferguson e i suoi all’1-1 ad Elland Road, casa del Leeds. I Gunners volano a +2. Sembra lo scatto decisivo, ma, incredibilmente, non lo sarà.
Hasselbaink rovina, infatti, anche i piani dell’Arsenal, fissando il risultato sull’1-0 per il suo Leeds alla penultima giornata. Il Manchester United vince di misura con il Middlesbrough ringraziando Yorke e va in vetta a +1 sui rivali biancorossi. Ultima giornata. 16 maggio 1999. Manchester United-Tottenham e Arsenal-Aston Villa. E’ in gioco la Premier League. I Red Devils vanno subito sotto a causa di un gol di Les Ferdinand; Beckham e Cole, però, decidono che il titolo deve prendere la strada di Old Trafford. Finisce 2-1. A nulla vale la vittoria dell’Arsenal che finisce a un punto dai ragazzi di Ferguson. Il Manchester United torna a vincere, dopo un anno a bocca asciutta, conquistando la quinta Premier League della propria storia al termine di un campionato veramente incredibile. Di lì a poco, poi, Ferguson completerà una stagione con i fiocchi conquistando anche la coppa nazionale e la Champions League, diventando ufficialmente ‘Sir’.
La Premier League 1998-99 porta con sé tanti motivi per essere ricordata, oltre alle emozioni regalate per la lotta al titolo; il primo è rappresentato dall’aver ‘dato i natali’ a due ragazzini che avrebbero poi detto la loro, eccome, nel massimo campionato inglese. Si tratta di John Terry, che debutta nel boxing day giocato dal Chelsea sul campo del Southampton entrando al 73′ al posto di Poyet, e di Steven Gerrard, che fa il suo esordio con la maglia della sua vita il 29 novembre del 1998 ad Anfield contro il Blackburn seppur entrando soltanto all’89’ al posto di Heggem. Proprio a Liverpool, sponda Reds, inizia inoltre l’era in panchina del francese Houllier.
Durante la stagione accadono poi due episodi destinati a rimanere ben presenti nelle menti di ogni appassionato di calcio inglese. Il primo avviene il 26 settembre del 1998. Nella partita tra Arsenal e Sheffield Wednesday accade l’imponderabile. Paolo Di Canio, dopo aver preso parte ad una rissa con Jonk, Vieira e Keown, viene espulso al 44′ del primo tempo; il fantasista romano perde le staffe e, prima di uscire dal campo, dà uno spintone all’arbitro Paul Alcock, che ruzzola a terra goffamente. La sanzione è esemplare: 11 giornate di squalifica. Sembra la fine dell’avventura inglese per Di Canio e invece, di lì a tre mesi, avverrà la rinascita visto che l’ex Lazio inizia la sua meravigliosa storia d’amore con il West Ham.
Il secondo avvenimento ‘curioso’ riguarda un’esultanza. E’ il 3 aprile del 1999 e ad Anfield va in scena il derby del Merseyside. Un derby molto sentito da tutti i cittadini di Liverpool, siano essi Reds o Toffees, figurarsi per uno come Robbie Fowler, nato e cresciuto tifoso accanito dell’Everton e ora divenuto campione con la maglia degli odiati cugini. Il centravanti inglese è un tipo niente male fuori dal campo e, per questo, i tifosi della parte blu di Liverpool iniziano a fare allusioni poco carine su alcune abitudini riguardanti la vita privata del calciatore. Fowler incassa e aspetta. L’Everton va in vantaggio con Dacourt poi viene fischiato un calcio di rigore per i Reds. Sul dischetto, ovviamente, Robbie Fowler. Tiro, gol; Fowler corre sotto lo spazio occupato dai sostenitori dell’Everton, si china sulla linea di fondo e inizia a simulare una ‘sniffata’ alla riga di gesso. Il gesto passa immediatamente alla storia e l’immagine fa il giro del mondo. La punizione arriva, ovviamente, anche in questo caso: 4 giornate di squalifica e trentaduemila sterline di multa.
Matteo Luciani
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