Le tre cose che abbiamo imparato da Tottenham-Wolves 2-3

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di Simone Dell’Uomo

Messaggio planetario dei Wolves che nonostante le fatiche europee e l’accesso agli ottavi di Europa League sfruttano fragilità, defezioni e problemi degli Spurs di Mourinho e trascinati dal solito determinante e sontuoso Raul Jimenez sbancano pure il Tottenham Hotspur Stadium. Vincono 3-2, in rimonta, dimostrando tanto per cambiare grinta e attributi. Un club che due anni fa ripartiva in Championsip, oggi punta a tutti gli effetti alla Champions.

Partita bella, intensa, intensissima, sin dalle prime battute. Tottenham che parte forte: Mou chiarissimo, se sotto in avvio diventa complicato senza stacca e centravanti riacciuffare la gara. E quindi Spurs idee chiare e frizzanti, palla che viaggia bene sulle fasce e Bergwijn trova in avvio il tap-in vincente. Mai tranquilli con la propria retroguardia, anche perchè tatticamente è quello che è, senza veterani: affondo a sinistra, Dier e Tanganga malissimo, altro tap-in ma stavolta di Matt Doherty che pareggia i conti e rimette tutto in parità. Quindi più Wolves, nonostante gli impegni settimanali; ma bel finale di primo tempo tutto di marca Spurs, ancora sviluppo armonico sulle corsie, super gol di Sergie Aurier, rientra e sinistro a giro a battere l’impotente Rui Patricio. Gol fondamentale, prima dell’intervallo, perchè Mou può costruire la ripresa come piace a lui: ripartenze, anche perchè quelle sono le uniche caratteristiche a sua disposizione. Ed invece no, nemmeno per sogno, perchè la transizione difensiva è quello che è e soprattutto, la qualità e i giocatori sono quelli che sono: affonda Doherty, affonda Traorè, tagliata a fette la difesa avversaria e Jota deposita a porta vuota. I Wolves ripartono e Raul Jimenez fa quello che sa far meglio: rientra, sinistro a giro, spacca la porta e timbra ancora una volta contro una grande, spedendo il settore ospiti dei lupi in assoluto paradiso. Poi poco Tottenham, reagisce ma non riesce: spettacolo desolante, nessun tiro a porta, Nuno Espirito Santo conquista la rivincita dell’andata e soprattutto, porta a casa 3 punti di importanza stratosferica, inserendosi stavolta sì, pesantemente nella corsa al quarto posto.

FORMAZIONI E TABELLINO

Tottenham 343: Gazzaniga, Sanchez Dier Tanganga (77’Ndombele), Aurier (82’Gedson) Winks Lo Celso Davies(90’Parrott), Alli Lucas Bergwijn

Wolves 343: Rui Patricio, Boly Coady Saiss, Doherty Neves Moutinho Vinagre, Traore (75’Neto)Jimenez (90’Podence) Jota (79’Dendoncker).

Marcatori: 13′ Bergwijn, 27′ Doherty, 45′ Aurier, 57′ Jota, 78′ Jimenez.

LE TRE COSE CHE ABBIAMO IMPARATO

1 Costruire, progettare, spese mirate, filosofia, unità d’animi e di gruppo. Da due anni dal Championship alla lotta Champions. Già, perchè come detto questi Wolves fanno sul serio. Tremendamente sul serio. “Ti diranno di no, ma lottano per quell’obiettivo” direbbe Mourinho. E adesso Nes, acronico di Nuno Espirito Santo, meraviglioso architetto di tutta questa favola, non può più scoprirsi: riportare un popolo e un club storico come i Wolves nell’Europa che conta sarebbe sbalorditivo, sensazionale. Anche perchè Chelsea e Manchester vanno avanti a singhiozzi, il vecchio Tottenham non esiste più.

2 Dopo la gara col Villa, una delle vittorie più importanti dell’anno, l’ennesima tegola, pesantissima, quella di Son. E così ennesima gravosa defezione, dopo Kane e Sissoko. Proprio sul più bello, quando eri riuscito a risalire, trovare un minimo di continuità e rimetterti in carreggiata. Un Tottenham tra mille problemi, troppi giovani, per giunta scarsi e sopravvalutati. Un Tottenham che possa chiudere ottavo o nono non è più utopia, altroché. Spettacolo tetro e desolante, nemmeno un tiro a porta nella ripresa. Senza punte, ok, ma senza un misero di gioco. La Premier nel 2020 è un altro sport rispetto a quello dove vinse e stravinse: oggi ritmo e intensità sono tutto. E Mourinho perde, la sua tattica viene sorpassata e controsorpassata.

3 Raul Jimenez è un centravanti totale. Assoluto migliore in campo. Secondo chi scrive, tra le 10 punte più forti al mondo. Decisive, sotto ogni aspetto. Non si ricorda un big match dove non abbia timbrato. Lotta, corre, trascina, movimenti perfetti, finalizzazione sontuosa. Giocatore straordinario. Era ora di tesserne le lodi.

Simone Dell’Uomo