Ieri 9 marzo, compiva 37 anni una delle ultime icone del Fulham, il suo nome è Clint Dempsey. La storia del centrocampista offensivo americano è particolare, drammatica e poco nota al pubblico: ha due fratelli maschi, entrambi erano amanti dello sport e proveniva da una famiglia in declino dal punto di vista economico, durante gli anni della sua adolescenza i Dempsey erano costretti a vivere in una roulotte. La sua passione per il calcio, un gioco al quale si interessavano pochissimi ragazzi statunitensi, nasce nel cortile dei nonni dove era solito giocare e il suo talento passa per diverse squadre locali e per i campi di terra polverosi del Texas, popolati soprattutto da immigrati latini. Clint viene aiutato dai genitori dei suoi compagni che decidono di accompagnarlo ripetutamente al campo e di pagare l’iscrizione alla scuola calcio, tenendo vivo il sogno del ragazzo che seguiva le gesta dei suoi idoli del momento, Diego Maradona e il salvadoregno ”Magico Gonalez”.
I genitori dell’allora aspirante calciatore decisero di investire i propri risparmi su un altro talento di famiglia: la sorella Jennifer, a soli 16 anni era già un prospetto tennistico di primissimo livello. La svolta avvenne quando Jennifer morì in giovane età di aneurisma celebrale; Clint ci mette un po’ a metabolizzare il dolore ma da quel momento dedica ogni goal della sua carriera a lei puntando le dita verso il cielo. Il loro rapporto era idilliaco e i due parlarono diverse volte della morte, tant’è che la ragazza un giorno gli disse che ovunque fosse stata, lo avrebbe aiutato a fare goal. La sorella diventa il suo angelo custode e aiuta il bomber americano a tagliare traguardi, donandogli una forza interiore incredibile che gli ha permesso di superare le difficoltà e le innumerevole prove alle quali la vita lo mise di fronte.
Nel frattempo Clint continua a crescere e passa molto tempo a Dallas, dove si allena con allenatori e avversari di livello. Il padre compie tanti sacrifici, sei ore di viaggio in auto tra andata e ritorno e la durata dell’allenamento che lui sfruttava per dormire ed essere più riposato alla guida. Il figlio non lo delude e diventa una presenza fissa nei Dallas Texans, la cassetta della posta si riempie di lettere di varie università interessate a lui, i Dempsey riflettono insieme e la scelta ricade su Farman, in South Carolina. Il duro lavoro ripaga e lo porta a fare il suo debutto da professionista per New England Revolution nel 2004, realizza 30 reti in due stagioni.
Arriva il fatidico momento di attraversare l’oceano, come nel celebre film “Goal” il cui protagonista è Santiago Munez, Clint Dempsey viene scoperto da uno scout inglese. Londra diventa la sua casa, il Fulham è la sua nuova squadra, nella quale giocavano già due calciatori statunitensi. Diventa presto il giocatore più pagato del club, qui vi rimane sei stagioni e dalle parti di Craven Cottage diventa un idolo, i suoi tifosi lo adorano e lo ricordano per i suoi goal spettacolari, soprattutto quelli dalla lunga distanza che realizza con una facilità disarmante. Il più bello e il più importante della sua carriera lo segna nella stagione 2009-2010 in Europa League eliminando clamorosamente la Juventus e portando la squadra fino alla finale persa contro l’Atletico Madrid; all’83’ riceve un pallone al limite dell’area spalle alla porta, si gira e fa partire un pallonetto che sorprende Chimenti: un gesto tecnico formidabile. Con i Whites realizza la sua prima tripletta della carriera contro il Charlton nel gennaio 2012, due settimane dopo si ripete, realizzando un’altra tripletta contro il Newcastle, Dempsey sorpassa il precedente record di 13 goal in Premier League di Louis Saha, come miglior realizzatore del Fulham in una singola stagione; chiude la stagione con 23 centri.
Affermatosi nel calcio inglese ( segna 50 reti con i Cottagers e 7 con gli Spurs nella stagione 2012-2013) si aggiudica il premio di miglior calciatore statunitense per tre volte e con la nazionale a stelle e strisce gioca i Mondiali di Germania del 2006 ed è l’unico giocatore della squadra a marcare un goal durante i suddetti mondiali. Si ripete nella Coppa del Mondo del 2010 in Sudafrica e raggiunge Brian McBride, suo ex compagno a Londra, diventando il secondo americano a segnare in più di un mondiale. Nel 2014 in Brasile è il capitano degli Usa e va a segno all’esordio dopo 29 secondi dall’inizio della partita vinta 2-1 contro il Ghana, è il quinto goal più veloce della storia dei mondiali. Scrive il suo nome sul tabellino dei marcatori con la nazionale quasi sessanta volte ed è in America che termina la sua carriera, 4 stagioni giocate a buon ritmo con i Seattle Sounders con i quali vince il campionato nel 2016.
Il suo gesto unico dedicato alla sorella diventa un tributo anche per Victor Rivera, un compagno di calcio stretto di Clint che non possedendo il suo stesso talento è costretto ad abbandonare questa strada e dopo aver ricevuto una chiamata dalla sua ragazza che lo avvisava di essere incinta, decise di entrare nella polizia. Durante un addestramento al poligono di tiro un proiettile partì accidentalmente dalla sua pistola e lo colpì a morte. La giovinezza trascorsa in un posto piccolo e con poco da offrire ha abituato Dempsey all’idea che bisogna allontanarsi da casa per ottenere quello che si vuole; sempre in silenzio e tanti sacrifici compiuti, sempre con l’esempio, sempre con uno sguardo rivolto al cielo.
Luca Marcat
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