La fine di un’era: devastato il Tottenham di Pochettino, passeggiata bavarese a Londra

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Scrivere, commentare, narrare le gesta del Tottenham Hotspur quest’anno può diventare noioso, patetico, a tratti, talvolta, pure stucchevole. Già, forse stucchevole potrebbe essere il termine giusto. E’ finito un ciclo, s’è capito, lo sanno tutti.

Il Bayern passeggia al Tottenham Hotspur Stadium, distrugge e umilia i poveri Spurs. 7 a 2, già, 7 a 2. Sotto un’acquazzone londinese stavolta sì, amara, amarissima. Sono lacrime di pioggia quelle che bagnano il volto di Mauricio Pochettino, un’umiliante disfatta che ahilui, farà il giro del pianeta. Perchè si parla dei vice campioni d’Europa che oggi sì, hanno forse finito un ciclo.

LE TRE LEZIONI. APPRESE, DA TEMPO, ECCOME.

Chi scrive queste righe è giunto al suo sesto o settimo articolo nelle ultime tre settimane in cui ripete solennemente sempre le stesse cose:

a) è finito un ciclo

b) il Tottenham da 10 anni brilla col 4231 e non può giocare col rombo

c) ancor più grave, non si può giocare col rombo per render protagonista Harry Winks, un calciatore da medio/bassa Premier, per esser buoni.

Non andiamo oltre con le tre considerazioni, non sviluppiamo maggiormente l’argomento. Sarebbe stucchevole, ripetitivo e noioso nei confronti dei nostri lettori, dato che sono 3 settimane che non si parla d’altro. D’altronde, quando Pochettino impone un cambio generazionale che preveda almeno 10 giocatori, e un presidente che mette chiunque sul mercato senza riuscire a vendere nessuno, escluso Trippier, questo è quello che succede. Cadaveri che sanno benissimo che il loro glorioso tempo al Tottenham Hotspur è terminato.

CRONACA Piccola parentesi, la cronaca della partita. Anche se in questo sito, alla luce soprattutto dei fini giornalistici, è quello che conta di meno. Avanti gli Spurs, determinati e grintosi, grazie al solito Son, vento dell’est storico protagonista dei grandi palcoscenici europei. Pareggia Kimmich, il Tottenham gioca bene e sfiora il raddoppio in un paio di clamorose occasioni. Ma è Lewandosky a colpire a freddo, dal nulla, poco prima dell’intervallo. Tramortiti gli Spurs incassano il colpo e guadagnano gli spogliatoi sconsolati. Voce di Mauricio che circola a vuoto, stesse ripetitive frasi da 6 anni. Ma ormai questi ragazzi hanno dato tutto, sono finiti, e crollano sotto i colpi dell’ex Arsenal Gnabry che sigilla addirittura un poker. Nel mezzo un rigore di Kane, che somiglia quasi ad una presa in giro.

BILANCI FINALI Finisce così l’era Pochettino, o quantomeno quella del Pochettino 1.0. Un altro ciclo straordinario, forse il più bello degli ultimi 30 anni di Spurs, chiuso senza vincere alcun trofeo. Il tempo e Daniel Levy ci spiegheranno se sarà sempre l’allenatore argentino a riaprire una nuova radiosa era del Tottenham Hotspur. C’è comunque una stagione da terminare. E sarà difficilissima.